IL POLIMORFISMO FUNZIONALE DELLA CORRETTA POSIZIONE DI TIRO

1 – premessa logica

Nell’insegnamento tradizionale della tecnica di tiro (shooting technique), molto tempo viene dedicato allo studio ed al corretto apprendimento della posizione di tiro (firing position / shooting position). Nel corso del tempo, e presso una pluralità di scuole di pensiero (e quindi da parte di più autori), sono state fatte molte discussioni per stabilire SE esista e QUALE sia la posizione di tiro “migliore” rispetto alle altre. Questa discussione esiste da moltissimi anni anche nel contesto dei programmi didattici dedicati alla difesa personale armata. La manualisitca specializzata e le riviste di settore hanno versato letteralmente fiumi di inchiostro su questo argomento. Tuttavia, queste discussioni RARAMENTE tengono conto di quella che è la realtà di una aggressione armata, ovvero al fatto che l’aggressione:

  • Si basa, quasi SEMPRE, su un avvicinamento a sorpresa nei confronti della vittima
  • Avviene SOLO quando l’aggressore si trova a breve o brevissima distanza dalla vittima

In queste condizioni, non si può pensare di sopravvivere reagendo attraverso l’adozione di una posizione di tiro stilisticamente perfetta. In realtà si può cercare di sopravvivere reagendo al pericolo utilizzando le informazioni immagazzinate nella mente subconscia (durante l’allenamento) ed avvalendosi della propriocezione (V. voce a se in questo stesso sito). Dunque, la posizione di tiro da impiegare per reagire ad un’aggressione armata non è qualcosa del tipo “dove sono i piedi”, bensì la fusione coordinata dei sottostanti elementi:

  • equilibrio
  • movimento
  • controllo (dell’arma)

Dovendo reagire ad un pericolo inaspettato, il corpo adotta una postura dettata dalla risposta neuromotoria allo stress, volgarmente detta “istinto di sopravvivenza”, nel senso che il corpo “tende a chiudersi” su sè stesso. Detto in altri termini, di fronte alla comparsa dello stress tenderanno a contrarsi i gruppi muscolari riferiti a:

  • testa
  • spalle
  • tronco
  • addome
  • gambe

Il fattore FONDAMENTALE da comprendere, ai fini della sopravvivenza, è che SE esiste un allenamento corretto pregresso, con la comparsa della risposta neuromotoria allo stress, il corpo si adatterà automaticamente alle circostanze ESTERNE in modo da colpire il bersaglio (o i bersagli) con precisione ADEGUATA al caso concreto. A questo punto sporge spontaneamente una domanda: quale posizione di tiro può definirsi CORRETTA per reagire EFFICACEMENTE ad un’aggressione armata? Diciamo che la REALE correttezza della posizione di tiro viene dimostrata dal suo polimorfismo FUNZIONALE, non solo a livello addestrativo ma, soprattutto, a livello operativo. Con il termine polimorfismo si intende la capacità della posizione di tiro di mettere qualsiasi persona (mediamente addestrata nel maneggio delle armi) in grado di compiere SENZA alcuno sforzo tutta una serie gesti ESSENZIALI per la sopravvivenza quali:

  • impugnare l’arma correttamente
  • controllare del grilletto
  • collocare sul bersaglio colpi multipli ad alta velocità
  • eseguire traslazioni e rotazioni
  • colpire bersagli multipli
  • effettuare il tiro in movimento

Proviamo ad analizzarli nel dettaglio nelle pagine seguenti.

ATTENZIONE

LA SINGOLA POSIZIONE DI TIRO NON E’ IMPORTANTE, MA E’ IMPORTANTE CONOSCERE UNA PLURALITA’ DI POSIZIONI.

ATTENZIONE

NON E’ IMPORTANTE COME SONO POSIZIONATI ESATTAMENTE I PIEDI, MA COME E’ ORIENTATO IL TORACE VERSO IL BERSAGLIO.

2- impugnare l’arma correttamente

Esistono una molteplicità di modi per impugnare un’arma da fuoco. Quello che deve essere chiaro, è che la presa si può definire CORRETTA solo se:

  • controlla EFFICACEMENTE il rilevamento
  • massimizza l’attrito tra palmo delle mani e fusto dell’arma
  • genera un effetto leva favorevole all’utilizzatore

Il concetto di presa corretta deriva, a sua volta, dal concetto di presa dominante (master grip), o presa primaria che dir si voglia. Contrariamente a quanto molti sono portati a credere, si tratta di un concetto è alquanto risalente nel tempo, potendosi collocare grossomodo negli anni ‘10 del XX secolo. Nel corso di svariati decenni, un numero considerevolmente alto di individui ha fornito una propria definizione di “presa dominante” al punto tale che MANCA una definizione accademica, o dottrinale che dir si voglia, di “presa dominante”. In termini molto semplificati, si può definire la “presa dominante” come la presa eseguita con la mano forte che è in grado di garantire CONTESTUALMENTE le sottostanti condizioni:

  • Facilitare un’estrazione rapida ed un puntamento sul bersaglio altrettanto rapido
  • Applicare pressione nei punti corretti per mantenere il controllo sull’arma durante il tiro
  • Consentire il regolare funzionamento dell’arma

La presa dominante INIZIA con la presa dell’arma in fondina, cosa che costituisce la BASE per la presa a due mani che DEVE essere mantenuta per tutta la sequenza degli eventi (tiro a segno ovvero difesa personale), ANCHE di fronte ad imprevisti come inceppamenti o cambi del caricatore. Per semplificare l’apprendimento della presa dominante, solitamente viene detto di formare la lettera ”U” con il pollice e l’indice della mano FORTE. Il punto centrale tra il pollice e l’indice è il punto dove DEVE appoggiare il dorsalino della pistola, cioè il punto dove deve scaricarsi l’energia del rinculo. Il posizionamento del dorsalino rispetto a questo punto DEVE essere il più ALTO possibile in modo da:

  • Togliere ogni spazio vuoto
  • Ridurre l’effetto torsionale derivante dall’azione del rinculo

È molto importante comprendere che se la mano non viene collocata il più in alto possibile, il controllo del rilevamento sarà conseguentemente scarso. Solo quando la mano forte è collocata il più in alto possibile sul dorsalino è possibile chiudere le dita premendo all’indietro in modo rettilineo e NON circolare o torsionale, in modo da evitare di torcere l’arma verso DESTRA  o verso SINISTRA. Quando le dita vengono chiuse, è importante ricordare che:

  • Il dito indice della mano forte rimane SEMPRE fuori dalla guardia, fino a quando non è il momento di sparare
  • Le dita restanti NON devono MAI esercitare una pressione eccessiva sull’arma e, in particolare, occorre NON esercitare MAI troppa pressione con il mignolo, od il punto di impatto verrà spostato verso il basso

Dopo avere chiuso le dita della mano FORTE, la mano DEBOLE potrà congiungersi alla mano FORTE, ponendo particolare attenzione al fatto che il pollice della mano debole, vada a collocarsi PARALLELO al telaio dell’arma. Se non dovesse sussistere questa condizione di parallelismo tra il pollice della mano debole ed il telaio dell’arma, occorre verificare se:

  • l’ergonomia dell’arma è inadatta alla conformazione fisica della mano
  • occorre effettuare una serie di aggiustamenti, più o meno complessi, per ottenere un centraggio ottimale dell’arma rispetto alla mano

Con riferimento specifico al rapporto incrociato tra la posizione del dito indice ed il movimento di estrazione, occorre ricordare che:

  • il dito rimane FUORI dalla guardia e parallelo al fusto dell’arma quando l’arma è in fondina e viene impugnata
  • il dito rimane ancora FUORI dalla guardia e parallelo al fusto dell’arma quando l’arma viene estratta
  • il dito rimane ancora FUORI dalla guardia e parallelo al fusto dell’arma quando l’arma è stata impugnata ed il gomito forte fa perno per indirizzare l’arma verso il bersaglio
  • il dito ENTRA nella guardia e va in appoggio, usando il centro della falange, con il grilletto quando le braccia vengono estese verso il bersaglio

ATTENZIONE

IL GRILLETTO VA PREMUTO E NON TIRATO!! NON BISOGNA ALTERARE L’ALLINEAMENTO DELLE MIRE, E QUINDI DELL’ARMA, RISPETTO AL BERSAGLIO.

ATTENZIONE

COLLOCATE IL DITO INDICE DELLA MANO FORTE DENTRO ALLA GUARDIA IL PRIMA POSSIBILE, OVVERO NON APPENA LA CANNA RISULTA ESSERE INDIRIZZATA SU UN PUNTO QUALSIASI DEL BERSAGLIO.

ATTENZIONE

NON SPEZZATE IL MOVIMENTO DI TRAZIONE DEL GRILLETTO PER NESSUNA RAGIONE, MA CERCATE DI ESSERE IL PIU’ FLUIDI POSSIBILE.

Dopo avere inserito il dito indice nella guardia:

  • il contatto va mantenuto per TUTTA la sequenza di tiro
  • il contatto va rimosso quando inizia la sequenza per riporre l’arma in fondina

Il principio fondamentale per gestire la presa dominante è basato sull’equilibrio dei sottostanti elementi:

  • il dito indice della mano forte opera in modo INDIPENDENTE rispetto alle altre dita
  • una volta assunta la presa dominante la pressione complessiva delle dita DEVE rimanere COSTANTE nel tempo

Una volta effettuata la presa dominante, ed acquisita la presa a due mani, occorre mantenere questa condizione il più a lungo possibile per massimizzare il CONTROLLO e la STABILITA’ dell’arma nel tempo. Questo è IMPORTANTE perché più si MINIMZZA il rilevamento (specie durante il tiro rapido), e più si VELOCIZZA il riallineamento delle mire. I fondamenti della presa dominante sono i seguenti:

  • formare una “U” tra pollice ed indice della mano FORTE ad appoggiare il tutto sul dorsalino nel punto più alto possibile
  • mettere l’indice FUORI dalla guardia in modo che sia disteso e rilassato verso il bersaglio
  • esercitare una trazione retrograda lineare, assolutamente NON torsionale o rotazionale, in maniera equilibrata
  • mantenere un bilanciamento tra base del pollice e mignolo, in modo da non squilibrare l’arma

Quando viene effettuata la presa a due mani, è importante verificare la compresenza dei sottostanti elementi nella mano DEBOLE:

  • posizionamento il più alto possibile, in modo da CONSENTIRE comunque il regolare funzionamento dell’arma
  • pollice indirizzato verso il bersaglio
  • dita inclinate a 45° verso il basso
  • polso bloccato
  • gomito bloccato
  • posizionamento costante rispetto al telaio dell’arma e rispetto alla mano forte, volta dopo volta, ma senza interferire con il funzionamento

Segue – applicazione pratica della presa ed errori esecutivi: la separazione concettuale di presa e posizione

Un errore che SPESSO viene fatto eseguendo la presa a due mani è quello di separare concettualmente la presa dalla posizione di tiro. Frequentando le Sezioni del TSN, piuttosto che i campi di tiro AITDS o IPSC, spesso capita di cogliere questo aspetto nei dialoghi tra i vari frequentatori. In realtà il modo di impugnare l’arma è semplicemente una delle componenti della posizione di tiro. A livello concettuale, la posizione di tiro DEVE essere vista come un unico insieme di cui fa parte integrante ANCHE il modo con il quale viene impugnata l’arma. Separare concettualmente questi due elementi, porta invariabilmente a GRAVI limitazioni operative da parte di chiunque utilizzi l’arma, come ad esempio:

  • incapacità di effettuare tiro ad elevate cadenze
  • incapacità di sparare in movimento
  • scarso controllo dell’arma
  • mancato controllo del rilevamento

Segue – applicazione pratica della presa ed errori esecutivi: la condizione di eccessivo rilassamento muscolare

Un errore che SPESSO viene fatto eseguendo la presa a due mani è quello di eseguirla dando un rilievo eccessivo al rilassamento muscolare, SENZA tenere conto che una condizione di eccessivo rilassamento farà sfuggire l’arma di mano dopo pochi colpi. Se da un lato la presa NON può essere spasmodica, dall’altro lato non può essere ECCESSIVAMENTE rilassata. Il corretto livello di tensione muscolare, che deve essere individuato al poligono durante l’allenamento, è fondamentale per i seguenti ordini di ragioni:

  • la risposta neuromotoria allo stress causa una perdita di rilassamento muscolare
  • il picco di adrenalina causato dallo stress causa, a sua volta, una perdita di rilassamento muscolare

Di fronte ad una eccessiva condizione di rilassamento, nella presa dell’arma è possibile notare i seguenti errori:

  • pollice della mano DEBOLE “chiuso”, con conseguente distacco del pollice della mano debole da quello della mano FORTE (N.B. i pollici non sono più paralleli e indirizzati verso il bersaglio) => il controllo del rilevamento è SCARSO
  • mano DEBOLE “staccata” dalla mano FORTE, con un posizionamento quasi a livello del caricatore => il controllo del rilevamento è SCARSO e non si può sparare ad elevate cadenze
  • pollici “incrociati” con conseguente creazione di un punto di scarico dell’energia di rinculo diverso da quello degli avambracci => il controllo del rilevamento è SCARSO e non si può sparare ad elevate cadenze

Segue – gli errori più GRAVI da evitare nell’esecuzione della presa a due mani

I peggiori errori, che vanno assolutamente EVITATI nell’esecuzione della presa a due mani sono i seguenti:

  • premere con i pollici contro l’arma
  • piegare i polsi
  • collocare le dita in maniera tale da interferire con il regolare funzionamento dell’arma
  • non applicare in modo costante i fondamenti della tecnica di tiro

3 – capacità di controllo del grilletto

Il controllo del grilletto rappresenta uno degli elementi ESSENZIALI per il corretto utilizzo di un’arma da fuoco. Il motivo è facilmente comprensibile da chiunque utilizzi una qualsiasi arma da fuoco, non importa se per scopi difensivi o professionali, ma anche per finalità sportive o di mero divertimento. A livello pratico, se la pressione del grilletto (trigger squeeze) non avviene in modo tecnicamente corretto, le mire risulteranno disallineate rispetto al bersaglio. Questo condurrà invariabilmente ad un errore di piazzamento del colpo sul bersaglio, che andrà ad aumentare man mano che la distanza alla quale si trova il bersaglio aumenterà. Durante la pressione è fondamentale che l’utente, non importa se professionale o non professionale:

  • non irrigidisca le spalle e, in particolare, la spalla forte
  • non anticipi gli effetti del rinculo
  • non eserciti, in qualsiasi modo ed in qualsiasi direzione, una torsione sulla propria arma
  • non effettui una pressione asimmetrica sulla propria arma

Quindi, affinchè la pressione del grilletto sia tecnicamente CORRETTA, cioè avvenga in maniera tale da non squilibrare le mire e da disallineare la volata rispetto al bersaglio, è NECESSARIO che essa sia:

  • perfettamente rettilinea
  • a velocità costante (cioè deve essere eseguita SENZA andare più veloce del necessario)
  • perfettamente perpendicolare rispetto alla faccia del grilletto
  • minimale (cioè deve essere eseguita SENZA applicare più forza del necessario)

Per premere correttamente il grilletto, occorre capire COME collocare il dito indice. A prescindere da quelle che sono la forma e le dimensioni della mano e delle dita del singolo individuo, il posizionamento del dito indice deve avvenire in maniera tale che la faccia del grilletto appoggi in maniera completamente PERPENDICOLARE al centro della prima falange. Per nessuna ragione il dito deve torcere il grilletto, perché se ciò avvenisse le mire sarebbero squilibrate verso DESTRA o verso SINISTRA, a seconda che il tiratore sia sinistrorso (impatti a destra rispetto al punto mirato) o destrorso (impatti a sinistra rispetto al punto mirato). Per apprendere in maniera più semplificata possibile la tecnica di scatto, nelle fasi iniziali dell’addestramento è importante praticare con l’arma collocata su di un solido appoggio. In questo modo, la zona di incertezza (wobble area), cioè la zona al cui centro si trova il punto mirato ed entro la quale le mire si muovono (prima della partenza del colpo), sarà drasticamente ridotta, gli errori saranno fortemente limitati e l’apprendimento risulterà estremamente velocizzato.

segue – la corretta comprensione del funzionamento del grilletto

Per comprendere il funzionamento del grilletto della propria arma occorre iniziare con il tiro in bianco (dry fire) e lavorare sui seguenti aspetti:

  • rimuovere la precorsa
  • inizio della pressione retrograda
  • mantenimento della pressione retrograda fino a quando il controcane rilascia il cane

L’utilizzo del tiro in bianco è fondamentale per evidenziare il principale errore compiuto dalla gran parte dei frequentatori delle Sezioni del TSN, ovvero il convincimento che il colpo parta non appena viene premuto il grilletto, e non al termine della corsa!! Una volta verificato di essere in grado di scattare senza squilibrare le mire, è possibile passare al tiro a fuoco (live fire) per lavorare sui seguenti aspetti:

  • rimuovere la precorsa
  • inizio della pressione retrograda
  • mantenimento della pressione retrograda fino a quando il controcane rilascia il cane
  • mantenimento del contatto tra faccia del grilletto e polpastrello
  • rilascio del grilletto CON la sola effettuazione del ripristino e SENZA perdita del contatto tra faccia del grilletto e polpastrello

segue  – gli errori concettuali più gravi

Frequentando le varie Sezioni del TSN, così come i campi di tiro dedicati a discipline sportive ad alta intensità come il tiro AITDS od il tiro IDPA, spesso si sente dire che quando si preme il grilletto “il colpo deve partire di sorpresa”. Si tratta di un concetto che non ha NULLA a che vedere con il tiro difensivo. Il motivo è che se una qualsiasi persona è costretta, per salvarsi la vita, ed estrarre la propria arma per poi “essere sorpresa dalla partenza del colpo”, allora non dovrebbe  nemmeno estrarre!! Non è questo il modo CORRETTO di allenarsi per apprendere come usare un’arma per salvarsi la vita. Premesso che il punto esatto con cui il dito indice della mano FORTE preme il grilletto dipende dalla dimensione delle mani, dalla dimensione dell’arma e dal rapporto tra le due, l’allenamento SERVE per fare in modo che il modo di impugnare l’arma, e dunque il modo con cui il dito si appoggia sul grilletto, sia costante nel tempo. Una volta compreso questo aspetto, il passo successivo è comprendere che il colpo DEVE partire SOLO quando si decide di sparare, e non in maniera casuale!! Purtroppo, molte persone non comprendono la necessità di possedere un controllo del grilletto ottimale e, all’atto pratico, mostrano almeno uno di questi difetti:

  • la presa si “apre” durante il tiro
  • i pollici si separano durante il tiro
  • l’arma viene premuta in maniera spasmodica prima (N.B. perché si ha l’impressione di non controllare l’arma) e durante il tiro (N.B. perché si cerca di riprendere il controllo sull’arma)

In realtà, dal momento che la modalità di controllo dell’arma (N.B. ossia il controllo del rilevamento) NON deve mutare durante il tiro, perché è assicurata da una presa tecnicamente CORRETTA, analogamente NON deve mutare la capacità di controllo del grilletto. Questo significa che una volta premuto il grilletto per consentire la partenza del primo colpo, il dito indice della mano FORTE dovrà consentire UNICAMENTE l’azione di ripristino.

4 – capacità di collocare sul bersaglio colpi multipli ad alta velocità

Nelle discipline di tiro DIVERSE dal tiro accademico, spesso si pensa alla definizione “colpi multipli” come ad una tecnica di tiro specialistica, destinata al tiro a breve distanza. Il presupposto di questo ragionamento è:

  • i colpi multipli vanno effettuati  a BREVE distanza
  • i colpi singoli vanno effettuati a LUNGA distanza

In realtà questo concetto, e queste definizioni, non corrispondono alla verità se si parla di difesa personale armata. Infatti, in difesa personale armata, quando si parla di “capacità di collocare colpi multipli sul bersaglio” o, più semplicemente, di “colpi multipli”, ci si riferisce alla capacità di porre in essere una REAZIONE aggressiva andando a collocare una pluralità di colpi nel punto esatto del bersaglio che si intende colpire, a PRESCINDERE da quelle che sono le reali condizioni di tempo e di spazio, con il SOLO scopo di sopravvivere. È importante comprendere due elementi molto importanti relativi all’applicazione dei colpi multipli ad ALTA velocità. Essi sono:

  • il motivo
  • la cadenza

Il MOTIVO è quello di bloccare il più rapidamente possibile qualsiasi azione ostile di un aggressore che è stato chiaramente identificato come REALE e LETALE, di fronte al quale NON esiste nessuna possibilità di fuga. Se così non fosse, ci si DEVE allontanare IMMEDIATAMENTE e con ESTREMA rapidità: uno scontro evitato è uno scontro vinto. Ovviamente, per avere una ragionevole probabilità di avere successo è necessario avere una adeguata conoscenza dell’anatomia tattica (V. voce a se in questo stesso sito). La CADENZA con la quale verranno sparati i colpi ha una velocità che può definirsi pressochè costante a quelle che sono le distanze TIPICHE degli scontri a fuoco. Ciò, in quanto, 3m sono una distanza “ordinaria” per gli scontri a fuoco, mentre 6m è una distanza “lunga” e 10m può essere giustamente considerata una distanza “lunghissima”. Oltre i 10m non è più difesa personale armata, ma una qualche forma di tiro sportivo furbescamente o scioccamente definito “difesa personale armata”!!

ATTENZIONE

TENETE AMBO GLI OCCHI APERTI PER ACQUISIRE IL MASSIMO DEGLI STIMLI VISIVI, MA INSERITE L’ARMA NELLA LINEA OCCHI – BERSAGLIO IL PRIMA POSSIBILE.

ATTENZIONE

CERCATE DI PERCEPIRE LA PRESENZA DELLE MIRE IL PRIMA POSSIBILE. NON E’ IMPORTANTE UN ALLINEAMENTO PERFETTO, PERCHE’ QUELLO CHE CONTA E’ LA PERCEZIONE CHE IL MIRINO (E QUINDI L’ASSE DELLA CANNA) RISULTI ALLINEATO ALL’ASSE VERTICALE DEL BERSAGLIO.

5 – esecuzione di traslazioni e rotazioni

Le traslazioni (traversing) e le rotazioni (pivoting) sono due tecniche che consentono di collegare le posizioni di tiro erette con le c.d. “posizioni di tiro a bassa esposizione”, ovvero con la posizione inginocchiata e quella prona (V. il testo NOZIONI DI DIFESA PERSONALE per una trattazione più dettagliata di questo argomento). Più precisamente:

  • la traslazione => è il movimento laterale dell’arma, parallelo al terreno, che consente alla vittima di un’aggressione armata di colpire bersagli posti a circa 270° attorno alla propria posizione SENZA muovere i piedi. La traslazione si usa quando l’arco di movimento è inferiore a 270° circa e non serve eseguire alcuna rotazione
  • la rotazione => è il movimento circolare dell’arma, parallelo al terreno, che consente alla vittima di un’aggressione armata di colpire bersagli posti DIETRO alla propria posizione. La rotazione INIZIA dove TERMINA la traslazione, e viene eseguita facendo perno su un piede, mentre l’altro viene utilizzato per imprimere il movimento di rotazione

La traslazione è estremamente facile da eseguire perché è molto istintiva e serve per difendersi da bersagli collocati in un punto dove possono essere visti facilmente. Diversamente, la rotazione è più complessa da eseguire ma assume un’importanza particolare, perché serve per difendersi da un’aggressione proveniente da una direzione non visibile. In questo caso occorre quindi girarsi, identificare l’aggressore come effettivamente letale e, quindi, reagire. Teoricamente occorre girarsi, arretrare, identificare il pericolo e sparare. In realtà, una reazione che include il movimento di rotazione rischia di diventare parecchio erronea se non viene effettuato un corretto allenamento in tal senso. Una simile reazione è FORTEMENTE influenzata da:

  • distanza tra vittima ed aggressore
  • stato di allerta della vittima
  • azione che la vittima stava eseguendo prima di ruotare

Il fatto di ARRETRARE rispetto alla posizione occupata dall’aggressore è MOLTO importante perché più spazio significa più tempo e, quindi, maggiore probabilità di sopravvivere per la vittima. La chiave di tutto è SEMPLIFICARE la risposta, ma per questo è fondamentale la presenza di un corretto addestramento di base ripetuto nel tempo.

6 – capacità di colpire bersagli multipli

La capacità di colpire bersagli multipli è una tecnica specialistica del tiro difensivo derivante dal fatto che un’aggressione potrebbe essere eseguita da una pluralità di individui. Lo scopo del tiro ai bersagli multipli è quello di indirizzare un ampio volume di fuoco MOLTO preciso, verso un gruppo di bersagli ben identificato, posti a breve distanza. Questa modalità di utilizzo dell’arma consiste nell’applicazione rapida degli elementi strutturali della tecnica di tiro (V. voce a se), in modo da colpire TUTTI i bersagli identificati nel MINORE tempo possibile.

ATTENZIONE

NON CERCATE DI VEDERE L’IMPATTO DEI COLPI SUL BERSAGLIO, A PRESCINDERE CHE DOBBIATE SPARARE UN SINGOLO COLPO OPPURE UNA SEQUENZA DI COLPI.

ATTENZIONE

NON ABBASSATE  L’ARMA TRA UN COLPO E L’ALTRO QUANDO DOVETE SPARARE A PIU’ BERSAGLI.

Segue – possibili problemi pratici

Un problema pratico che potrebbe frequentemente verificarsi quando è necessario colpire bersagli multipli è quello legato all’ordine ESATTO con il quale i bersagli devono essere colpiti. Purtroppo, non esiste una risposta univoca, ma occorre distinguere da un caso all’altro. In altre parole,

  • in alcune circostanze, i bersagli vanno colpiti in maniera sequenziale
  • in altre circostanze, i bersagli non possono (o non devono) essere colpiti in maniera sequenziale, ma devono essere colpiti con un ordine DIVERSO, che potrebbe derivare per esempio dalla distanza o pure dal tipo di arma di cui sono in possesso

Un altro problema è quello legato alla esatta identificazione dell’aggressore in quanto tale. Detto in termini maggiormente semplificati, non è possibile pensare di sparare a caso contro una pluralità di soggetti che “sembrano essere pericolosi”, perché è ammissibile sparare SOLO contro una REALE fonte di pericolo!! Dunque, prima si individua la potenziale fonte del pericolo, poi si verifica che il pericolo è REALE (e non potenziale) e solo dopo avere verificato che non ci sono altre vie di fuga, si passa all’utilizzo dell’arma. L’analisi continua dell’ambiente circostante è FONDAMENTALE per comprendere effettivamente se una fonte di pericolo è REALE, oppure solo POTENZIALE.

7 – esecuzione del tiro in movimento

Il tiro in movimento (shooting on the move) è una modalità di utilizzo di un’arma per fini difensivi il cui scopo è quello di:

  • Produrre un volume di fuoco più o meno elevato, specie nella fase inziale, per ridursi subito dopo
  • Sparare a velocità variabile ma, almeno inizialmente, ad elevata velocità
  • Sparare in maniera sufficientemente precisa per sopravvivere
  • Sparare verso un insieme di bersagli ben identificato, posti NECESSARIAMENTE breve distanza (N.B. in caso contrario la fuga sarebbe preferibile), o comunque ad una distanza destinata ridursi progressivamente a seguito dello spostamento

A livello concettuale, si tratta di una ESTENSIONE della tecnica del tiro rapido, che:

  • riguarda una pluralità di bersagli
  • richiede degli spostamenti molto rapidi

Le principali difficoltà legate alla corretta esecuzione di questa tecnica sono:

  • Comprendere come spostarsi correttamente
  • Comprendere cosa deve essere mirato quando si eseguono gli spostamenti
  • Distinguere tra tiro e spostamento
  • Comprendere ed applicare il concetto di punteria accettabile

Segue – la comprensione di come spostarsi correttamente

Per quanto riguarda la correttezza degli spostamenti, uno spostamento non si può definire tecnicamente CORRETTO se non è in grado di garantire un livello di precisione accettabile. Il motivo va ricercato nel fatto che, durante il tiro in movimento la precisione è fortemente pregiudicata dalla presenza di oscillazioni VERTICALI ed ORIZZONTALI sull’arma. Dunque, il principio fondamentale da osservare è quello spostarsi mantenendo il più possibile il baricentro parallelo al suolo. Per minimizzare le oscillazioni e verticali e ridurle ad un livello ACCETTABILE, è FONDAMENTALE applicare in maniera coordinata le seguenti tecniche:

  • Posizionarsi in maniera frontale rispetto al bersaglio, ovvero con l’asse verticale del proprio copro perfettamente perpendicolare ed i fianchi paralleli al bersaglio
  • Collocare i piedi e le ginocchia paralleli alla direzione dello spostamento
  • Stringere i piedi e le ginocchia in maniera tale che ci sia uno spazio pari grossomodo alla dimensione del pugno si un uomo adulto

Dopo avere effettuato una prima e GROSSOLANA riduzione delle oscillazioni lungo gli assi verticale ed orizzontale dell’arma, è possibile operare una seconda ed ulteriore riduzione FINE delle oscillazioni, applicando le sottostanti tecniche:

  • Abbassare il baricentro piegando leggermente ginocchia e caviglie
  • Spostare il peso da un piede all’altro in maniera graduale

Queste regole fondamentali trovano applicazione a prescindere che il movimento avvenga lungo un percorso LINEARE oppure LATERALE rispetto alla posizione occupata dall’aggressore. Quello che è importante tenere sempre a mente è che reagire eseguendo un movimento lineare è più FACILE rispetto ad una reazione compiuta eseguendo un movimento laterale. Il motivo è che quando si spara muovendosi LATERALMENTE rispetto al bersaglio è molto facile che la postura del corpo si scomponga, andando così a limitare la mobilità ed a perdere il controllo dell’arma. A seconda della propria complessione fisica o della propria abilità tecnica, nel caso in cui si debba sparare muovendosi lateralmente è possibile scegliere tra:

  • Sparare da una posizione che consenta di colpire TUTTI i bersagli sul fianco e poi spostarsi verso il punto di arrivo prescelto
  • Sparare ad ogni singolo bersaglio mentre ci si sposta da un punto ad un altro

Qualsiasi sia la scelta, occorre sempre PRIMA osservare bene l’ambiente circostante e POI sparare, aprendosi la strada verso il punto che si vuole raggiungere, ovvero quello dotato di un solido elemento di copertura (N.B. e possibilmente quello dal quale è possibile organizzare la fuga). Questo è il motivo per il quale un allenamento SPECIFICO sulle diverse forme di tiro in movimento è di FONDAMENTALE importanza se si vuole MASSIMIZARE la probabilità di sopravvivenza.

Segue – la comprensione di cosa deve essere mirato quando si eseguono gli spostamenti

Per quanto riguarda l’esatta comprensione di COSA deve essere mirato quando si eseguono gli spostamenti, occorre inizialmente fare riferimento a quello che è il presupposto di questo ragionamento. In altre parole, per capire a COSA bisogna mirare quando si spara in movimento occorre essere in grado di mirare in maniera tecnicamente ineccepibile quando si spara in condizioni statiche. Se dovesse mancare questo prerequisito tecnico FONDAMENTALE, è impossibile pensare di approcciare correttamente la tecnica del tiro in movimento. Dopo avere verificato di avere la padronanza tecnica di questo elemento, è possibile passare all’analisi di quelli che sono gli elementi tecnici che consentono di mirare correttamente quando occorre sparare in movimento. Questi elementi sono:

  • Guardare il bersaglio => se occorre spostarsi dal punto “A” al punto “B” per colpire il bersaglio, occorre guardare il bersaglio e NON guardare le mire
  • Semplificare l’utilizzo della punteria => dovendo sparare in movimento NON è possibile pensare di utilizzare una punteria tecnicamente ineccepibile, ma occorre necessariamente preferire una versione “semplificata”
  • Minimizzare le oscillazioni => occorre minimizzare le oscillazioni delle mire utilizzando gambe, ginocchia e caviglie come “ammortizzatori biologici”

Segue – la distinzione tra tiro e spostamento

Passando alla distinzione tra tiro e spostamento, è importante rendersi conto del fatto che molti vogliono correre e sparare, oppure muoversi e sparare, ma SENZA alcun controllo sul proprio corpo. Questo atteggiamento è facilmente verificabile frequentando le diverse Sezione del TSN, piuttosto che i campi FITDS o quelli di tiro IDPA. In realtà, questo genere di atteggiamento genera errori di tiro più o meno grossolani, impedendo di collocare i colpi sul bersaglio in maniera razionale. Non  solo!! Non va dimenticato che, nel caso di scontro a fuoco reale,  sparare in questo modo genera il rischio concreto di colpire terzi estranei con elevata frequenza. Questa è la ragione per la quale occorre tenere separati le azioni di spostamento e di tiro. In primo luogo occorre ricordarsi di:

  • Tenere i fianchi il più possibile paralleli al suolo
  • Usare ginocchia e caviglie come ammortizzatori
  • Spostare in peso del corpo in maniera fluida e mai irregolare

In secondo luogo, è fondamentale sparare solo DOPO che il peso è stato trasferito da un piede all’altro, e MAI durante lo spostamento.

Segue – comprendere ed applicare il concetto di punteria accettabile

Venendo, infine, al concetto di punteria accettabile, occorre porre attenzione sul fatto che nel tiro in movimento non è possibile pensare di impiegare la punteria tradizionale (standard sight picture / traditional sight picture) per allineare l’arma al bersaglio e colpirlo come avviene durante il tiro in condizioni statiche. Ciò per due ordini di ragioni, entrambe di eguale importanza, che connotano il tiro in movimento:

  • Ci sono delle oscillazioni lungo l’asse verticale ed orizzontale dell’arma, che impediscono di collimare le mire ESATTAMENTE al centro del bersaglio
  • Ci sono tempi di ingaggio del bersaglio MOLTO ristretti

Per queste ragioni, durante il tiro in movimento si utilizza il più pratico, ma MENO conosciuto, concetto della “punteria accettabile” (acceptable sight picture). Con il termine “punteria accettabile”, ci si riferisce al fatto che il grilletto DEVE essere premuto quando le mire sono allineate su un punto qualsiasi della zona critica (kill zone) del bersaglio. Il motivo è che per garantire CONGIUNTAMENTE un livello di precisione adeguato, un tempo di esecuzione ridotto al minimo indispensabile ed una elevata probabilità di sopravvivenza, si preferisce sacrificare il maggiore livello di precisione ottenibile con l’uso della punteria tradizionale e del tiro lento mirato.

Segue – sintesi sul tiro in movimento

Il tiro in movimento trova la sua logica applicazione nella difesa personale armata, in tutte quelle situazioni dove l’aggressione è effettuata contemporaneamente da più di una persona e l’unica via di fuga è quella occupata dagli aggressori. Diventa quindi fondamentale individuare ed attraversare la via di fuga, neutralizzando gli aggressori ivi presenti, solo DOPO averli effettivamente identificati come tali.