ANATOMIA TATTICA

L’IMPORTANZA DELL’ANATOMIA TATTICA NEL CONTESTO DELLA DIFESA PERSONALE ARMATA.

1 – Introduzione ragionata alla c.d. “anatomia tattica”

La comprensione basilare dell’anatomia umana è FONDAMENTALE perché per rispondere efficacemente ad un’aggressione è necessario essere in grado di colpire delle persone, ovvero esseri tridimensionali e non semplici sagome di carta. Dal momento che è FONDAMENTALE essere in grado di colpire dei bersagli TRIDIMENSIONALI nelle peggiori condizioni operative possibili, chiunque porti con sé un’arma per scopi difensivi o professionali ha la necessità di sapere dove sono gli organi alle varie distanze ed alle varie angolazioni alle quali si potrebbe trovare l’aggressore nella caotica e dinamica realtà dello scontro a fuoco. Dal momento che è sempre l’aggressore che ha la facoltà di scegliere il TEMPO, il MODO ed il LUOGO dell’aggressione, la vittima DEVE diventare il più efficiente possibile nel danneggiare il corpo dell’aggressore con estrema rapidità. Detto in maniera altamente semplificata, la vittima DEVE essere in grado di danneggiare la struttura fisica dell’aggressore in modo di causare uno dei seguenti eventi:

  • Resa
  • Fuga
  • Immobilizzazione SENZA perdita di conoscenza
  • Perdita di conoscenza (ovvero, immobilizzazione CON perdita di conoscenza)

L’anatomia tattica è quel bagaglio conoscitivo della difesa personale armata che serve per mettere in grado la vittima di un’aggressione di scegliere il punto (del corpo dell’aggressore) MIGLIORE da colpire nelle PEGGIORI condizioni operative possibili. Dunque, l’anatomia tattica rappresenta un insieme di informazioni ESSENZIALE per potere ragionevolmente pensare di sopravvivere ad un’aggressione armata. Nessun programma formativo di difesa personale armata può essere considerato oggettivamente COMPLETO se non comprende almeno una parte, più o meno dettagliata, sull’anatomia tattica.

2 – Collocazione nella regione cranica: tiro al midollo allungato ed alle vertebre cervicali

Come si è detto in precedenza, l’anatomia tattica svolge la fondamentale funzione di mettere in grado la vittima di un’aggressione di scegliere il punto MIGLIORE da colpire nelle PEGGIORI condizioni operative possibili. A volte questo punto potrebbe essere rappresentato dal CRANIO e, più in generale, dalla struttura cranio-facciale dell’aggressore. Il cranio rappresenta l’unico punto in grado di causare una inabilitazione IMMEDIATA nel caso di utilizzo di un’arma corta. Preliminarmente occorre chiarire quale è la distanza massima per effettuare un tiro al cranio nel caso di una REALE situazione di difesa personale in cui è previsto l’impiego dell’arma corta. La risposta è che si può pensare RAGIONEVOLMENTE di colpire il cranio ad una distanza di circa 5m. Ciò per i seguenti ordini di ragioni:

  • Il cranio è un bersaglio ESTREMAMENTE mobile, per cui potrebbe risultare fortemente complicato da colpire ANCHE se fosse posto a distanze molto brevi
  • Occorre pensare che in una situazione altamente caotica e dinamica come quello di un reale scontro a fuoco, bisogna essere in grado di colpire non il cranio genericamente considerato, bensì un bersaglio molto piccolo posto all’interno del cranio

Per aiutare a visualizzare il bersaglio, si può immaginare un cilindro delle dimensioni di un manico di scopa sormontato da una pallina da golf, sormontata a sua volta da una pallina da tennis. Volendo rendere l’idea in maniera ALTAMENTE SEMPLIFICATA si può dire che:

  • Il manico di scopa rappresenta il midollo spinale
  • La pallina da golf rappresenta il midollo allungato
  • La pallina da tennis rappresenta il tronco encefalico

Al di sopra del tronco encefalico ci sono i due lobi cerebrali. Tuttavia, in questa circostanza non importa estendere l’analisi ai lobi cerebrali, ma è fondamentale concentrarsi sui tre bersagli indicati in precedenza. Il motivo è che:

  • Nel caso venga utilizzata un’arma LUNGA, le lesioni cranio-facciali sono di eccezionale gravità ANCHE nel caso in cui venissero colpiti i lobi cerebrali
  • Nel caso venga utilizzata un’arma CORTA, non le lesioni cranio-facciali sono di eccezionale gravità nel caso in cui venissero colpiti i lobi cerebrali

Per allenarsi adeguatamente è NECESSARIO individuare con estrema certezza un PUNTO di riferimento da utilizzare qualora dovesse verificarsi un REALE scontro a fuoco. Questo punto può essere:

  • Nel caso di bersaglio FRONTALE => la punta del naso, se si vuole colpire il midollo allungato
  • Nel caso di bersaglio FRONTALE => al centro esatto della linea che unisce idealmente le sopracciglia (glabella), se si vuole colpire il tronco encefalico
  • Nel caso di bersaglio FRONTALE => tra la punta del naso e la glabella, se si vuole colpire il tronco encefalico con maggiore margine di errore
  • Nel caso di bersaglio FRONTALE => la bocca, oppure lo spazio compreso tra la punta del naso e la bocca, se si vuole colpire il midollo allungato
  • Nel caso di bersaglio FRONTALE => tra la bocca e la parte inferiore del mento, se si vuole colpire le vertebre cervicali (midollo spinale)
  • Nel caso di bersaglio LATERALE => il bordo superiore del padiglione auricolare (cioè sopra l’orecchio), se si vuole colpire il tronco encefalico
  • Nel caso di bersaglio LATERALE => il canale auricolare (come alternativa al bordo superiore del padiglione auricolare), se si vuole colpire il tronco encefalico
  • Nel caso di bersaglio POSTERIORE => nella parte alta della nuca, se si vuole colpire il tronco encefalico
  • Nel caso di bersaglio POSTERIORE => al centro del collo, se si vuole colpire le vertebre cervicali (midollo spinale)

Se un proiettile colpisce il midollo allungato o il tronco encefalico, si ottiene un effetto inabilitante IMMEDIATO, nel senso che il soggetto crolla al suolo interrompendo qualsiasi attività stesse facendo. Non solo. In un caso del genere vengono addirittura esclusi eventuali spasmi post mortem. Diversamente, nel caso di colpo ai lobi cerebrali, anche se l’effetto lesivo è istantaneo, non sono automaticamente garantiti l’inabilitazione immediata e l’assenza di spasmi post mortem. La capacità di colpire efficacemente il CRANIO del proprio aggressore, per quanto difficile risulti essere sotto il profilo tecnico, DEVE sempre fare parte del bagaglio tecnico di chiunque porti con sé un’arma per scopi difensivi o professionali.

Segue – suggerimenti pratici per l’allenamento a fuoco in riferimento alla regione cranio-facciale

Per acquisire CONCRETAMENTE la capacità di colpire il cranio sotto ELEVATO stress, è importante effettuare un allenamento mirato in tal senso. Sotto questo punto di vista, un buon metodo è quello di sparare ad un bersaglio posto a 5m di distanza, spostandosi lungo un arco di 180°. Dal punto di vista esecutivo, la scelta migliore sarebbe quella di utilizzare una sagoma da Tiro Dinamico Sportivo (ovvero IPSC / IDPA) di tipo tridimensionale. All’interno del bersaglio, all’altezza del cranio, va fissata una pallina da tennis con l’ausilio di nastro adesivo di tipo telato. Se ciò non fosse possibile, si può utilizzare il tradizionale bersaglio da Tiro Dinamico Sportivo, avendo SEMPRE l’accortezza di fissare DIETRO al bersaglio con l’ausilio di nastro adesivo di tipo telato, sempre all’altezza del cranio, la pallina da tennis di cui si è detto in precedenza. Quale che sia la soluzione tecnica adottata per la preparazione del bersaglio, l’esercizio va eseguito spostandosi lungo un arco di 180°, in maniera molto LENTA, in modo da colpire il bersaglio con almeno 10 colpi. Una volta terminato l’esercizio, si potrà passare alla verifica dei risultati ottenuti. Solo con la ripetizione costante nel tempo sarà possibile collocare i colpi sul bersaglio in maniera soddisfacente con tutte angolazioni possibili.

Segue – differenze tra l’impiego di armi corte e armi lunghe in riferimento ai bersagli collocati nella regione cranio-facciale

In precedenza si è analizzata l’ipotesi di colpire bersagli collocati nella regione cranio-facciale mediante l’utilizzo di un’arma corta. Con riferimento al fatto di colpire i bersagli collocati nella regione cranio-facciale, esiste una ENORME differenza a livello di EFFETTI, qualora venissero utilizzate delle armi lunghe. Le differenze fondamentali nel caso di impiego di armi lunghe sono le seguenti:

  • Capacità effettiva di fratturare la struttura ossea costituente la regione cranio-facciale in qualsiasi punto
  • Capacità effettiva di immobilizzare l’aggressore
  • Capacità di causare l’inabilitazione immediata dell’aggressore
  • Fratture del tipo “a scoppio” estremamente gravi
  • Capacità di produrre lesioni vascolari estremamente gravi
  • Capacità di causare lesioni di tutta la struttura dell’encefalo estremamente gravi
  • Capacità di causare veri e propri effetti ablativi a carico della teca cranica

3 – Collocazione nella regione toracica: tiro al miocardio ed alle vertebre toraciche

Come si è detto in precedenza, l’anatomia tattica svolge la fondamentale funzione di mettere in grado la vittima di un’aggressione di scegliere il punto MIGLIORE da colpire nelle PEGGIORI condizioni operative possibili. A volte questo punto potrebbe essere rappresentato dal TORACE. Il torace rappresenta il distretto corporeo dove solo collocati la maggioranza degli organi vitali, ed è questo il motivo per il qual viene indicato come “bersaglio primario” o “bersaglio preferibile” quando si parla di difesa personale armata. Preliminarmente occorre chiarire quale è la distanza massima per effettuare un tiro al torace nel caso di una REALE situazione di difesa personale in cui è previsto l’impiego dell’arma corta. La risposta è che si può pensare RAGIONEVOLMENTE di colpire il cranio ad una distanza anche superiore ai 5m. Ciò per i seguenti ordini di ragioni:

  • Il torace è molto più GRANDE del cranio e, quindi, è molto più facile da colpire sotto stress
  • Il torace contiene un numero MAGGIORE organi che possono essere colpiti con effetti inabilitanti rispetto al cranio

Nello specifico, il torace contiene i seguenti organi che, se correttamente attinti, possono contribuire ad inabilitare rapidamente l’aggressore. Essi sono:

  • Miocardio (cuore)
  • Polmoni
  • Aorta e arco aortico
  • Vena cava (inferiore e superiore)
  • Arteria polmonare
  • Vertebre toraciche
  • Nervo vago

Per aiutare a visualizzare grossolanamente il bersaglio, si può immaginare un cilindro delle dimensioni di una comune lattina di birra (quella da 33 cl) collocato al centro esatto del torace, dietro al quale si trova un cilindro più piccolo, con le dimensioni di un manico di scopa. Ai lati di questi due cilindri sovrapposti, ci sono due grossi cilindri con un volume simile a quello di due bottiglie da 2,5l. Volendo rendere l’idea in maniera ALTAMENTE SEMPLIFICATA si può dire che:

  • Il manico di scopa rappresenta il midollo spinale
  • La lattina di birra rappresenta il miocardio (N.B. volendo simulare grossolanamente l’insieme costituito da miocardio e arco aortico, si può sostituire la lattina di birra con una bottiglia da 50cl)
  • Le due bottiglie rappresentano i polmoni

Nel caso in cui si riveli necessario collocare i colpi al torace, spesso la lesione è di natura vascolare. Di fronte ad una lesione di tipo vascolare, l’effetto non è MAI immediato, dal momento che l’inabilitazione è connessa alla riduzione della pressione arteriosa. Se la pressione arteriosa si riduce al di sotto di un certo limite, si ottiene l’inabilitazione dell’aggressore. Tuttavia, a prescindere che si tratti di una lesione vascolare pura e semplice, oppure di una lesione cardiaca o polmonare, questo effetto richiede almeno 20 s per potersi manifestare. Fanno eccezione rispetto a questo criterio generale:

  • La lesione al miocardio durante la fase diastolica cioè, in termini molto semplicistici, mentre avviene “…la fase di aspirazione…” e le cavità cardiache si stanno riempiendo di sangue (N.B. si tratta di una forma di lesione che, a giusta ragione, può essere definita devastante, anche nel caso di proiettili per arma corta, dal momento che il miocardio risulta essere profondamente lacerato)
  • La lacerazione totale o parziale dell’arco aortico (N.B. subentra l’incoscienza immediata anche se il battito cardiaco dovesse continuare)
  • La lesione del nervo vago, specie se in prossimità dei punti di inserzione nel miocardio, ovvero il nodo seno-atriale ed il nodo atrio-ventricolare (N.B. subentrano l’incoscienza e l’arresto cardiaco perché il nervo vago è il costituente fondamentale del “circuito elettrico” che collega il cervello al miocardio)
  • La lesione delle vertebre toraciche (N.B. subentra l’incoscienza immediata anche se il battito cardiaco dovesse continuare e difficilmente si verificano spasmi post mortem)

Per allenarsi adeguatamente è NECESSARIO individuare con estrema certezza un PUNTO di riferimento da utilizzare qualora dovesse verificarsi un REALE scontro a fuoco. Questo punto può essere:

  • Nel caso di bersaglio FRONTALE => il centro esatto del torace, all’altezza dei capezzoli, se si vuole colpire il miocardio o l’arco aortico
  • Nel caso di bersaglio FRONTALE => il centro esatto del torace, grosso modo tra la parte inferiore della spalla e la parte superiore del gomito, se si vuole colpire le vertebre toraciche (N.B. le vertebre toraciche sono in parte DIETRO il miocardio e l’arco aortico, per cui colpendo i primi si potrebbero colpire anche le seconde)
  • Nel caso di bersaglio LATERALE => dietro al braccio, più o meno al centro del tricipite, se si vuole colpire il miocardio e l’arco aortico
  • Nel caso di bersaglio LATERALE => dietro al braccio, al centro del tricipite, se si vuole colpire i polmoni e le vertebre toraciche

Se un proiettile colpisce il miocardio, i polmoni o uno dei grandi vasi, DIFFICILMENTE si ottiene un effetto inabilitante immediato, fatte salve le eccezioni illustrate in precedenza. Quando si verifica una simile lesione, possono verificarsi due fenomeni contrapposti:

  • L’aggressore continua alla sua azione fino a quando non viene perduto un volume di sangue tale per cui la pressione arteriosa scende sotto un certo livello e subentra l’incoscienza
  • L’aggressore interrompe la propria azione per motivi psicologici causati dal subentrare del dolore o dalla paura

Dal momento che non è possibile conoscere a priori quella che sarà la reazione dell’aggressore attinto da un SINGOLO colpo collocato nella cavità toracica, diventa FONDAMENTALE essere in grado di collocare in rapida successione due o tre colpi in una zona attigua a quella attinta dal primo colpo. Questo serve per massimizzare la gravità della lesione causata dal primo colpo e per velocizzare la comparsa dell’inabilitazione dell’aggressore. La capacità di colpire efficacemente il TORACE del proprio aggressore, pur essendo tecnicamente più semplice da eseguire rispetto al tiro alla scatola cranica (V. voce a se), DEVE sempre fare parte del bagaglio tecnico di chiunque porti con sé un’arma per scopi difensivi o professionali.

Segue – suggerimenti pratici per l’allenamento a fuoco in riferimento alla regione toracica

Per acquisire CONCRETAMENTE la capacità di colpire il torace sotto ELEVATO stress, è importante effettuare un allenamento mirato in tal senso. Sotto questo punto di vista valgono le stesse considerazioni già esposte prima per apprendere il tiro alla struttura cranio-facciale. Infatti, un buon metodo è quello di sparare ad un bersaglio posto a 5m di distanza, spostandosi lungo un arco di 180°. Dal punto di vista esecutivo, la scelta migliore sarebbe quella di utilizzare una sagoma da Tiro Dinamico Sportivo (ovvero IPSC / IDPA) di tipo tridimensionale. All’interno del bersaglio, all’altezza del miocardio, va fissata una comunissima bottiglia d’acqua da 50 cl con l’ausilio di nastro adesivo di tipo telato. Se ciò non fosse possibile, si può utilizzare il tradizionale bersaglio da Tiro Dinamico Sportivo, avendo SEMPRE l’accortezza di fissare DIETRO al bersaglio con l’ausilio di nastro adesivo di tipo telato, sempre all’altezza del miocardio, la bottiglia d’acqua di cui si è detto in precedenza. Quale che sia la soluzione tecnica adottata per la preparazione del bersaglio, l’esercizio va eseguito spostandosi lungo un arco di 180°, in maniera molto LENTA, in modo da colpire il bersaglio con almeno 10 colpi. Una volta terminato l’esercizio, si potrà passare alla verifica dei risultati ottenuti. Solo con la ripetizione costante nel tempo sarà possibile collocare i colpi sul bersaglio in maniera soddisfacente con tutte angolazioni possibili.

Segue – differenze tra l’impiego di armi corte e armi lunghe in riferimento ai bersagli collocati nella regione toracica

In precedenza si è analizzata l’ipotesi di colpire bersagli collocati nella regione toracica mediante l’utilizzo di un’arma corta. Con riferimento al fatto di colpire i bersagli collocati nella regione toracica, esiste una ENORME differenza a livello di EFFETTI, qualora venissero utilizzate delle armi lunghe. Le differenze fondamentali nel caso di impiego di armi lunghe sono le seguenti:

  • Capacità effettiva di fratturare la struttura ossea costituente la regione toracica, sia a livello di costole che a livello di vertebre
  • Capacità di causare l’inabilitazione immediata dell’aggressore
  • Fratture del tipo “a scoppio” estremamente gravi
  • Capacità di produrre lesioni vascolari ed osteoarticolari estremamente gravi
  • Capacità di causare lesioni cardio-polmonari estremamente gravi
  • Produzione di lesioni tissutali, in genere, di tipo estremamente grave

4 – Collocazione nella regione addominale: tiro alla pelvi ed alle vertebre lombari

Come si è detto in precedenza, l’anatomia tattica svolge la fondamentale funzione di mettere in grado la vittima di un’aggressione di scegliere il punto MIGLIORE da colpire nelle PEGGIORI condizioni operative possibili. A volte questo punto potrebbe essere rappresentato dalla PELVI. La regione pelvica contiene un numero di organi vitali nettamente inferiore rispetto alla regione toracica. Nello specifico, non contiene organi importanti per quanto concerne l’inabilitazione più o meno rapida dell’aggressore, mentre contiene invece degli organi importanti dal punto di vista dell’immobilizzazione. Occorre quindi porre attenzione sulla DISTINZIONE tra INABILITAZIONE ed IMMOBILIZZAZIONE, dal momento che sono due cose completamente diverse, in quanto:

  • Nel caso dell’immobilizzazione, l’aggressore non può muoversi ma è ancora attivo e costituisce un pericolo letale per la vittima
  • Nel caso dell’inabilitazione, l’aggressore non solo non può più muoversi, ma non costituisce più alcun pericolo per la vittima  

Diversamente da quanto visto per il tiro alla regione toracica, dove si poteva verificare l’inabilitazione attraverso uno o più colpi collocati con precisione adeguata, in questo caso potrebbe verificarsi un effetto di immobilizzazione, anche se l’effetto non è MAI automatico. Quando si verifica una lesione della regione pelvica, possono verificarsi tre fenomeni contrapposti:

  • L’aggressore continua alla sua azione fino a quando non viene perduto un volume di sangue tale per cui la pressione arteriosa scende sotto un certo livello e subentra l’incoscienza (N.B. questo si verifica in caso di lesione vascolare a carico, per esempio, dell’aorta addominale o dell’arteria femorale)
  • L’aggressione crolla a terra rimanendo immobilizzato a seguito di una lesione osteoarticolare oppure di una lesione ossea pura e semplice (N.B. questo si verifica in caso di lesione a carico delle vertebre lombari o sacrali, oppure della testa del femore)
  • L’aggressore interrompe la propria azione per motivi psicologici causati dal subentrare del dolore o dalla paura

Dal momento che non è possibile conoscere a priori quella che sarà la reazione dell’aggressore attinto da un SINGOLO colpo collocato nella regione pelvica, diventa FONDAMENTALE essere in grado di collocare in rapida successione 3 o 4 colpi in una zona attigua a quella attinta dal primo colpo. Questo serve per massimizzare la gravità della lesione causata dal primo colpo e per velocizzare la comparsa dell’immobilizzazione dell’aggressore. A causa di quella che la conformazione della regione pelvica, le lesioni cagionate da un proiettile potrebbero essere:

  • Vascolari (lacerazione totale o parziale di aorta addominale, arteria iliaca, arteria femorale, vena cava inferiore)
  • Osteoarticolari (frattura a carico di testa del femore, con la relativa capsula articolare, vertebre lombari, vertebre sacrali)
  • Ossee (frattura a carico di ileo, ischio e pube)
  • Miste (cioè vascolari ed osteoarticolari insieme)

Per aiutare a visualizzare grossolanamente la collocazione e la conformazione degli organi dal colpire, si può immaginare un cilindro con le dimensioni di un manico di scopa messo esattamente al CENTRO del bersaglio, nella parte più bassa dello stesso. Ai lati di questo cilindro, ci sono due sfere delle dimensioni di due palline da tennis. Volendo rendere l’idea in maniera ALTAMENTE SEMPLIFICATA si può dire che:

  • Il manico di scopa rappresenta le vertebre lombari e sacrali e, in senso generico, il midollo spinale
  • Le due palline da tennis rappresentano le teste dei femori con le rispettive capsule articolari

Per allenarsi adeguatamente è NECESSARIO individuare con estrema certezza un PUNTO di riferimento da utilizzare qualora dovesse verificarsi un REALE scontro a fuoco. Questo punto può essere:

  • Nel caso di bersaglio FRONTALE => la zona bassa e centrale della pelvi, se si vuole colpire il pube (per danneggiarlo) e, eventualmente, la vena cava inferiore o l’aorta addominale
  • Nel caso di bersaglio FRONTALE => la zona bassa e laterale (destra o sinistra) della pelvi, se si vuole colpire la testa del femore e, eventualmente, l’arteria iliaca o l’arteria femorale
  • Nel caso di bersaglio FRONTALE => la zona bassa e centrale della pelvi, tra l’ombelico ed il pube, se si vuole colpire l’aorta addominale, la vena cava inferiore o le vertebre lombari
  • Nel caso di bersaglio LATERALE => la zona alla base delle anche, se si vuole colpire la testa del femore

Purtroppo, a causa della COLLOCAZIONE esatta e delle DIMENSIONI reali dei possibili bersagli posti all’interno della regione pelvica, all’atto pratico risulta MOLTO difficile colpirli e danneggiarli in maniera adeguata. Ovviamente, in una REALE situazione difensiva connotata dall’estrema velocità e confusione, la difficoltà nel colpire questi bersagli sarà unicamente destinata ad aumentare.  Volendo essere ancora più chiari, si tratta di colpire un ipotetico cerchio da 10 cm di diametro posto sotto l’ombelico ed all’altezza delle anche, che è ESTREMAMENTE difficile da localizzare con precisione adeguata alla velocità con cui si svolge uno scontro a fuoco REALE!! Per le ragioni testè esposte, non esiste un numero minimo di colpi da sparare quando il bersaglio è costituito dalla regione pelvica dell’aggressore. Alcune scuole di pensiero, più conservative, indicano 2 o 3 colpi per poi spostarsi, mentre altre, di impostazione meno conservativa, suggeriscono di sparare fino a 4 o 5 colpi prima di muoversi. Gli aspetti da tenere sempre a mente sono i seguenti:

  • sparando un numero sufficiente di colpi, l’unico risultato ragionevole che si può pensare di ottenere è quello di immobilizzare l’aggressore
  • nel caso di un’arma corta, le lesioni tissutali saranno penetranti, ma potrebbero anche essere perforanti, mentre quelle ossee saranno tendenzialmente delle fratture parziali
  • nel caso di un’arma lunga, le lesioni tissutali saranno perforanti e quelle ossee saranno tendenzialmente del tipo “a scoppio”

Segue – suggerimenti pratici per l’allenamento a fuoco in riferimento alla regione pelvica

Per acquisire CONCRETAMENTE la capacità di colpire la regione pelvica sotto ELEVATO stress, è importante effettuare un allenamento mirato in tal senso. Anche se può sembrare strano, serve un allenamento DEDICATO per colpire efficacemente un bersaglio ed EVITARE di spararsi nelle gambe o nei piedi durante le fasi più convulse di un’aggressione!! Sotto questo punto di vista valgono le stesse considerazioni già esposte in precedenza per apprendere il tiro alla regione cranio-facciale o alla regione toracica, anche se vanno fatte delle DISTINZIONI importanti rispetto a quanto visto nei due casi precedenti. Infatti, un buon metodo è quello di sparare ad un bersaglio posto ad un massimo di 1m di distanza. Partendo da una posizione pressochè frontale, si estrae e si sparano 2 o 3 colpi con UNA sola mano, per arretrare e continuare a sparare altri 3 o 4 colpi al torace assumendo la classica presa a due mani. Una variante importante di questo esercizio prevede la partenza da una situazione di contatto PIENO con il bersaglio, mentre il resto dell’esecuzione rimane invariato. Durante l’allenamento a fuoco, non bisogna mai dimenticare che il tiro alla regione pelvica non è MAI il risultato di un capriccio, bensì è una scelta che ha degli specifici presupposti operativi. Questi presupposti sono rappresentati da una delle due sottostanti situazioni:

  • la vittima è costretta a reagire da una condizione fisica fortemente compressa/limitata, per cui DEVE liberare una mano, sparare e arretrare, continuando poi la propria risposta difensiva sparando alla regione toracica o cranio-facciale
  • la vittima DEVE sparare alla pelvi perché è l’unico bersaglio disponibile in una data circostanza

Un altro aspetto che DEVE essere oggetto di attenta valutazione e di pratica reiterata durante l’allenamento a fuoco, è l’altezza EFFETTIVA della pistola rispetto al bersaglio subito dopo l’estrazione. A livello didattico ci sono due possibili soluzioni:

  • l’arma viene estratta e viene collocata all’altezza del fianco, avendo cura di ruotarla leggermente verso l’esterno per evitare l’insorgere di possibili malfunzionamenti
  • l’arma viene estratta e viene collocata all’altezza del pettorale, avendo cura di ruotarla leggermente verso l’esterno per evitare l’insorgere di possibili malfunzionamenti

Durante l’allenamento è importante apprendere e praticare entrambe le soluzioni operative, in modo da non essere impreparati nel caso in cui dovesse sorgere la necessità di utilizzarle. Dal punto di vista esecutivo, la scelta migliore sarebbe quella di utilizzare una sagoma da Tiro Dinamico Sportivo (ovvero IPSC / IDPA) di tipo tridimensionale. All’interno del bersaglio vanno collocati:

  • al centro esatto, va fissata una sezione di manico di scopa con l’ausilio di nastro adesivo di tipo telato
  • all’altezza dei due fianchi, vanno fissate due palline da tennis, sempre con l’ausilio del classico nastro adesivo di tipo telato

L’idea è quella di simulare, piuttosto grossolanamente, le vertebre lombari e sacrali, nonché le teste dei due femori con le rispettive capsule articolari. Se ciò non fosse possibile, si più utilizzare il tradizionale bersaglio da Tiro Dinamico Sportivo, avendo SEMPRE l’accortezza di fissare DIETRO al bersaglio con l’ausilio di nastro adesivo di tipo telato, sempre con la modalità di cui si è detto in precedenza. Quale che sia la soluzione tecnica adottata per la preparazione del bersaglio, l’esercizio va eseguito spostandosi all’indietro, in maniera molto LENTA, in modo da colpire il bersaglio con circa 7 – 8 colpi complessivi. L’arretramento può avvenire o in maniera rettilinea, oppure lungo una linea diagonale rispetto al bersaglio. Una volta terminato l’esercizio, si potrà passare alla verifica dei risultati ottenuti. Solo con la ripetizione costante nel tempo sarà possibile collocare i colpi sul bersaglio in maniera soddisfacente con tutte angolazioni possibili.

Segue – differenze tra l’impiego di armi corte e armi lunghe in riferimento ai bersagli collocati nella regione pelvica

In precedenza si è analizzata l’ipotesi di colpire bersagli collocati nella regione pelvica mediante l’utilizzo di un’arma corta. Con riferimento al fatto di colpire i bersagli collocati nella regione pelvica, esiste una ENORME differenza a livello di EFFETTI, qualora venissero utilizzate delle armi lunghe. Le differenze fondamentali nel caso di impiego di armi lunghe sono le seguenti:

  • Capacità effettiva di fratturare la struttura ossea costituente la regione pelvica
  • Capacità effettiva di causare la perdita della mobilità o della stabilità dell’aggressore
  • Fratture del tipo “a scoppio” estremamente gravi
  • Capacità di produrre lesioni vascolari estremamente gravi
  • Produzione di lesioni tissutali, in genere, di tipo estremamente grave

Elementi basilari di anatomia tattica

Posizionamento della  minacciaLocalizzazione del bersaglioCaratteristiche del bersaglio
FrontaleRegione cranio faccialeMidollo allungato Vertebre cervicali (C1 – C4) Diametro circa 10cm Punto di mira = tra la punta del naso e la glabella (alternativo: la bocca) Specifica per le armi corte
FrontaleRegione toracicaMiocardio (può richiedere tempo a manifestare effetti) Aorta (spesso più lesivo rispetto al miocardio) Vena cava Vertebre toraciche (eccezionalmente lesivo) Diametro circa 10cm Punto di mira = al centro del torace (all’altezza dei capezzoli) Risultati devastanti con armi lunghe
FrontaleRegione addominaleAorta addominale Arteria iliaca Vertebre lombari (L1 – L4) Vertebre sacrali (S1) Diametro circa 10cm Punto di mira = sotto l’ombelico, all’altezza delle anche Difficile da individuare Difficile originare perdita mobilità/stabilità con armi corte Risultati devastanti con armi lunghe
LateraleRegione cranio faccialeMidollo allungato Vertebre cervicali (C1 – C4) Diametro circa 10cm Punto di mira = canale auricolare (alternativo: il bordo superiore del padiglione auricolare) Specifica per le armi corte
LateraleRegione toracicaMiocardio (può richiedere tempo a manifestare effetti) Aorta (spesso più lesivo rispetto al miocardio) Vena cava Vertebre toraciche (eccezionalmente lesivo) Polmoni (vengono interessati nel tiro laterale ed aumentano significativamente la gravità della lesione) Diametro circa 10cm Punto di mira = dietro al tricipite, grossolanamente al centro del braccio Risultati devastanti con armi lunghe
LateraleRegione addominaleAorta addominale Arteria iliaca Vertebre lombari (L1 – L4) Vertebre sacrali (S1) Diametro circa 10cm Punto di mira = sotto l’ombelico, all’altezza delle anche Difficile da individuare Difficile originare perdita mobilità/stabilità con armi corte Risultati devastanti con armi lunghe