COME FUNZIONA LA VISIONE UMANA NEL CONTESTO DELL’UTILIZZO DELLE ARMI DA FUOCO: VISIONE DEL BERSAGLIO E FOCALIZZAZIONE DELLE MIRE

1 – i caratteri della visione umana e come la fisiologia realizza il puntamento di un’arma da fuoco

La visione umana ha natura binoculare, ed ha un campo visivo complessivo di 180°. Di questi 180°.

  • I 60° frontali (ovvero 30° per ogni occhio) consentono la visione tridimensionale e costituiscono la visione centralizzata
  • I 120° residui (ovvero 60° per ogni occhio) consentono la visione bidimensionale e costituiscono la visione periferica

Dei 120° costituenti la visione periferica, occorre sottrarre circa 30°, riferibili al bordo esterno di ogni occhio, che costituiscono la zona di esclusione laterale, ovvero:

  • Circa 30° a sinistra per l’occhio destro
  • Circa 30° a destra per l’occhio sinistro

La comprensione basilare della fisiologia della visione umana, è di FONDAMENTALE importanza per capire come avviene concretamente il puntamento di una qualsiasi arma da fuoco. A livello concettuale, il puntamento (aiming) ha due componenti fondamentali:

  • l’allineamento delle mire (sight alignment)
  • la punteria (sight picture)

Per colpire esattamente il bersaglio occorre essere in grado di allineare le mire e sovrapporle (sempre mantenendole allineate) nel punto esatto del bersaglio che si vuole colpire. I presupposti per mirare correttamente, dunque, sono:

  • la scelta della corretta distanza di focalizzazione
  • la gestione della risposta neuromotoria

La distanza focale è la distanza alla quale avviene la messa a fuoco dell’occhio. Nella gestione del puntamento ci sono tre distanze focali diverse che devono essere considerate:

  • quella del bersaglio
  • quella del mirino
  • quella della tacca di mira

Premesso che l’occhio umano può focalizzarsi SOLO su una distanza per volta, a livello pratico il problema FONDAMENTALE nel mirare con qualsiasi arma da fuoco, risiede nel fatto che PRIMA occorre guardare il bersaglio per acquisire il maggior numero di informazioni possibili (anche visive), POI occorre guardare le mire e, solo INFINE, è possibile premere il grilletto. Questa sequenza di atti, che in condizioni normali avviene con notevole semplicità dopo essere stata appresa, diventa invece molto difficile da eseguire in presenza di stress elevato. Venendo alla risposta neuromotoria, lo stress elevato che è intrinseco all’attività fisica intensa (come quella che è propria dello scontro a fuoco), genera una risposta neuromotoria nella quale ha PREVALENZA l’attività svolta dal Sistema Nervoso Simpatico (SNS). La prevalenza dell’attività del Sistema Nervoso Simpatico rende estremamente complicato il passaggio dalla focalizzazione sul bersaglio alla focalizzazione sulle mire, che è di FONDAMENTALE importanza per colpire il bersaglio in maniera precisa. Per risolvere questo problema, occorre GUARDARE il bersaglio e spostare le mire DENTRO al campo visivo il PRIMA possibile, all’altezza del punto del bersaglio che si vuole colpire, perché questo aiuta a massimizzare la precisione anche sotto stress.

ATTENZIONE!!

LA RISPOSTA DEL SISTEMA NERVOSO SIMPATICO RENDE MOLTO DIFFICILE VEDERE LE MIRE IN CONDIZIONI DI ALTO STRESS.

In condizioni di stress ELEVATO (come sono quelle di un reale scontro a fuoco) è MOLTO difficile vedere chiaramente le mire, per cui l’unico consiglio valido che si può dare è quello di allenarsi in maniera tale da sviluppare un riflesso cinestetico capace di operare ANCHE in condizioni di alto stress. Per motivi di semplificazione, in questa sede sarà sufficiente dire che in medicina, con il termine cinestesia si intende la sensibilità muscolare, ovvero quella forma di sensibilità propriocettiva i cui recettori sono disposti nella compagine dei muscoli, nei tendini e nelle guaine, e che interviene in modo DECISIVO nella regolazione dell’attività motoria. In senso molto più semplificato, la cinestesia è la percezione del proprio corpo nello spazio e il suo movimento.  Il riflesso cinestetico viene sviluppato attraverso la pratica costante di un movimento, o di più movimenti, ed è fondamentale importanza per capire se le mire sono allineate in condizioni di alto stress. Un altro suggerimento utile per contrastare la risposta neuromotoria del Sistema Nervoso Simpatico è quello di tenere ambo gli occhi aperti per:

  • avere un campo visivo pieno
  • ottenere la massima raccolta di stimoli visivi
  • effettuare le decisioni migliori

Il fatto di usare ambio gli occhi aperti è importante perché la visione binoculare è una dei tre sistemi (insieme al sistema vestibolare ed al sistema propriocettivo) che il cervello usa per capire se il corpo è in equilibrio. Questo dato, pur se in apparenza di poco conto, è in realtà molto importante perché più il corpo è in equilibrio e più il tiro sarà preciso. Passando all’allineamento delle mire, le mire si considerano allineate quando:

  • sono alla stessa altezza e con la stessa luce (nel caso di armi corte in generale o, più raramente, per le armi lunghe)
  • sono al centro esatto della diottra e con la medesima luce (nel caso di armi lunghe)

Quando le mire sono CORRETTAMENTE allineate, il punto di mira (point of aim) coincide con il punto di impatto (point of impact) ad una data distanza e con una specifica munizione. Le conseguenze pratiche di questa condizione sono che:

  • occorre mantenere l’allineamento delle mire in ogni circostanza di utilizzo dell’arma
  • qualsiasi forma di disallineamento delle mire genera un errore di impatto che aumenta all’aumentare della distanza

2 – focalizzazione netta sulle mire e focalizzazione netta sul bersaglio

Come si è detto in precedenza, la distanza focale è la distanza alla quale avviene la messa a fuoco dell’occhio. Chiunque utilizzi un’arma da fuoco deve essere consapevole che esistono tre distanze focali diverse che devono essere considerate:

  • quella del bersaglio
  • quella del mirino
  • quella della tacca di mira

Il fatto che l’occhio umano sia in grado di focalizzarsi SOLO su una distanza sola per volta, rende complessa la capacità di risposta da parte di chiunque debba usare un’arma per difesa personale. Questo problema deve essere preso in considerazione ed affrontato in maniera seria, già in fase addestrativa, tenendo conto dei criteri sottostanti:

  • essere consci della comparsa della visione canalizzata, ed utilizzarla in modo strumentale alle proprie esigenze, concentrandosi su un punto molto piccolo del bersaglio, come ad esempio un bottone
  • estrarre l’arma e spostarla il prima possibile dentro al cono di visione
  • passare dalla focalizzazione netta sul bersaglio (hard target focus)  alla focalizzazione netta sulle mire (hard sights focus)

Il passaggio dalla focalizzazione netta sul bersaglio (hard target focus) alla focalizzazione netta sulle mire (hard sights focus) durante la fase addestrativa è di estrema importanza perché consente di sviluppare una capacità propriocettiva FONDAMENTALE nel caso di scontro a fuoco reale. Il motivo è che quando si riesce a sviluppare adeguatamente la propriocezione, nella malaugurata ipotesi in cui il cervello non fosse in grado di focalizzare le mire, l’arma sarebbe comunque puntata in maniera CORRETTA sul bersaglio.

3 – tiro con ambo gli occhi aperti e comparsa dell’immagine fantasma

Durante uno scontro a fuoco reale è impossibile sparare chiudendo un occhio come avviene normalmente al poligono con i bersagli cartacei. In situazioni del genere, la risposta fisiologica allo stress impone di sparare con ambo gli occhi aperti per due ordini di motivi:

  • l’impossibilità di eseguire movimenti che richiedono la coordinazione fine
  • la necessità di ampliare il campo visivo per massimizzare la raccolta di stimoli visivi

Il problema operativo fondamentale che emerge quando si spara con ambo gli occhi aperti, è la comparsa della c.d. “immagine fantasma” (ghost image), che viene generata dall’occhio dominante. La dominanza oculare può essere:

  • ordinaria, cioè quando l’occhio dominante coincide con la mano forte
  • incrociata, cioè quando l’occhio dominante è opposto alla mano forte

Più precisamente, se è vero che la dominanza oculare genera l’immagine “primaria”, è altrettanto vero che l’allenamento DEVE servire per insegnare al cervello ad usare SEMRE l’immagine “primaria” a discapito dell’immagine “fantasma”. Ciò, in quanto, il tiro con AMBO gli occhi aperti rappresenta la tecnica più rapida ed efficiente nel tiro difensivo, ossia quella che garantisce la più elevata percentuale di sopravvivenza.

4 – tiro difensivo e problemi connessi alla dominanza oculare

Un modo molto semplice per comprendere quale sia l’occhio dominante è quello di individuare un oggetto piccolo collocato nella parte opposta alla stanza rispetto a quella in cui ci si trova, ed estendere un braccio in maniera tale da coprire con il pollice questo oggetto. In questo modo, si genera una illusione ottica per cui si ha l’impressione di “vedere” attraverso il proprio pollice l’oggetto che si è andati a coprire. È importante comprendere che questa sequenza di gesti deve essere eseguita con ambo gli occhi aperti. A questo punto, chiudendo prima un occhio e poi l’altro, se l’oggetto appare “opaco” oppure “spostato”, allora quello è l’occhio dominante. Una volta compreso quale sia il proprio occhio dominante, bisogna distinguere tra dominanza ordinaria e dominanza incrociata. Reso in termini di più facile comprensione per chiunque:

  • nel caso di dominanza ordinaria, è sufficiente acquisire il Punto Naturale di Mira
  • nel caso di dominanza incrociata, PRIMA occorre acquisire il Punto Naturale di Mira e POI occorre spostare leggermente l’arma a DESTRA o a SINISTRA (a seconda di quello che è l’occhio dominante) e SENZA inclinare la testa di lato, o si vanifica la condizione dettata dal punto di mira naturale

5 – il movimento saccadico e la sua importanza nel tiro difensivo

Il movimento saccadico (o saccadi) rappresenta la tipologia di movimento oculare di gran lunga più frequente. Ci sono dalle 3 alle 4 saccadi al secondo, per un totale di circa 150.000 saccadi al giorno. Le saccadi sono un tipo di movimento che in fisiologia viene definito “coniugato”, ossia vengono eseguite da ambio gli occhi in modo sincrono. Per capire l’importanza delle saccadi e la differenza tra le saccadi e gli altri movimenti oculari, occorre riflettere sul fatto che per MANTENERE lo sguardo sul bersaglio, dopo averlo individuato, intervengono i sottostanti movimenti oculari:

  • riflesso vestibolo-oculare
  • riflesso optocinetico
  • movimento di vergenza
  • movimento di inseguimento lento

Diversamente, per PORTARE lo sguardo al bersaglio, viene impiegato unicamente il movimento saccadico. Le caratteristiche fondamentali delle saccadi sono le seguenti:

  • ampiezza massima di circa 20° (N.B. oltre tale angolazione di solito entra in gioco la rotazione della testa
  • velocità angolare massima di circa 900°/s
  • latenza di circa 225 ms (N.B. tra la comparsa del bersaglio e l’inizio della saccade passano circa 225 ms)

In generale la velocità della saccade tende comunque a variare per consentire una durata relativamente costante (N.B. questo è vero soprattutto per saccadi di ampiezza relativamente ridotta). Per quanto riguarda le traiettorie delle saccadi, occorre distinguere due ipotesi:

  • hanno traiettorie rettilinee per i movimenti orizzontali
  • hanno traiettorie curve per quelli verticali e obliqui.

Il movimento saccadico può anche essere programmato. La programmazione saccadica è un processo di tipo gerarchico:

  • nel primo stadio viene deciso “quando” e in che “direzione” si devono muovere gli occhi
  • nel secondo stadio viene computata l’ampiezza del movimento.

6 – propriocezione e mielinizzazione dei percorsi neurali

Come si è detto in precedenza, l’allenamento gioca il ruolo FONDAMENTALE per sviluppare un riflesso cinestetico tale da mettere in grado chiunque utilizzi un’arma, di allineare ESATTAMENTE la stessa al bersaglio ANCHE in condizioni di alto stress. La propriocezione è la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, SENZA il supporto della vista. Questo è il motivo per cui, in alcuni manuali di fisiologia, viene descritta come “un sesto senso”, in quanto è regolata da una parte specifica del cervello. Gli esercizi propriocettivi sono attività volte a stimolare il sistema nervoso, migliorando l’equilibrio, la coordinazione e la consapevolezza del corpo nello spazio. Gli esempi più banali includono il mantenimento dell’equilibrio su una gamba sola con gli occhi chiusi, l’esecuzione di squat su superfici instabili. Con riferimento specifico al tiro difensivo, il movimento con il quale l’arma prima estratta e poi riposta in fondina è un esercizio propriocettivo. Ancora, il movimento con cui l’arma viene puntata verso il bersaglio con le mire già allineate è un altro esempio di esercizio propriocettivo. L’obiettivo di tutti questi esercizi è quello di allenare la capacità di reagire agli stimoli e adattare i movimenti, spesso eseguendo gli esercizi a occhi chiusi per aumentare la difficoltà. Durante l’esecuzione delle attività propriocettive il cervello recepisce di continuo degli specifici impulsi elettrici detti “segnali propriocettivi”. I segnali propriocettivi sono informazioni che il nostro corpo invia al cervello riguardanti la posizione, il movimento e la postura del corpo nello spazio, senza l’uso della vista. Questi segnali sono generati da alcuni recettori sensoriali altamente specializzati, chiamati propriocettori, situati nei muscoli, tendini e articolazioni. Essendo la cinestesia quella forma di sensibilità propriocettiva che interviene in modo DECISIVO nella regolazione dell’attività motoria, attraverso l’allenamento sarà possibile compiere, nel modo più rapido possibile, i seguenti gesti:

  • estrarre l’arma
  • allineare l’arma al bersaglio
  • collocare l’arma nel cono di visione
  • verificare la correttezza della punteria
  • premere il grilletto

Ripetendo una determinata sequenza di gesti per migliaia di volte in allenamento, il cervello sarà in grado di “apprendere” come verificare se le mire sono allineate al bersaglio in condizioni di alto stress. La ripetizione di una data sequenza di gesti per migliaia di volte serve non solo per creare un percorso a livello neurale (quasi sempre inesistente in precedenza), ma anche per giungere alla sua completa mielinizzazione. Reso in termini altamente semplificati per chiunque, una connessione neurale può essere vista come un collegamento elettrico, da un punto “A” ad un punto “B” del cervello. Quando si parla di “collegamento” ci si riferisce ad una connessione tra due neuroni. Questo collegamento avviene per il tramite di una struttura cellulare specializzata denominata assone. Per ottenere un collegamento neurale realmente efficiente, non basta collegare due neuroni attraverso un assone, ma occorre anche isolare nel miglior modo possibile quello stesso collegamento. Il motivo, anche se all’apparenza banale, è che più il collegamento è isolato dal punto di vista elettrico, e più un determinato gesto sarà efficiente. Questo è lo scopo della mielina, che è una sostanza grassa, con forti proprietà isolanti, che permea le varie connessioni neurali. Volendo semplificare di molto, possiamo dire che attraverso l’allenamento:

  • prima si crea un collegamento elettrico (cioè la connessione neurale) attraverso l’apprendimento di un determinato gesto
  • poi si isola il collegamento in modo adeguato (cioè si determina la mielinizzazione della connessione) attraverso la ripetizione

Un aspetto troppo spesso sottovalutato in relazione alla mielinizzazione dei percorsi neurali, da parte di chi si occupa di difesa personale armata, è che quando un determinato percorso neurale viene acquisito e consolidato, esso viene ricondotto nell’alveo della mente subsconscia. Questa puntualizzazione è molto importante nel contesto della difesa personale, perché:

  • la mente conscia, o mente razionale, è quella che usiamo (normalmente) in condizioni ordinarie e che consente di analizzare, gestire ed utilizzare un solo processo mentale per volta
  • la mente subconscia, o mente istintiva, è quella che usiamo (automaticamente) in condizioni straordinarie (come quelle ad elevatissimo tasso di stress) e che consente di analizzare, gestire ed utilizzare centinaia di migliaia di processi mentali contemporaneamente

Questa è la ragione per la quale la mielinizzazione dei percorsi neurali costituisce un presupposto FONDAMENTALE per mettere un qualsiasi individuo in grado di agire CORRETTAMENTE, e sopravvivere, in condizioni di ELEVATO stress.

7 – allineamento delle mire e controllo del grilletto: quale priorità?

Il CORRETTO allineamento delle mire è prioritario rispetto alla tecnica di scatto perché, per quanto possa essere perfetta la tecnica di scatto, il posizionamento del colpo sul bersaglio sarà ERRATO se l’allineamento delle mire non è corretto. Dunque, nella malaugurata ipotesi di dovere impiegare la propria arma per scopi difensivi, la verifica preliminare della correttezza della punteria consente di comprendere se sia possibile premere il grilletto. Come si è detto in precedenza, la cinestesia è quella forma di sensibilità propriocettiva che interviene in modo DECISIVO nella regolazione dell’attività motoria, in modo da compiere, nel modo più rapido possibile, i seguenti gesti:

–          estrarre l’arma

–          allineare l’arma al bersaglio

–          collocare l’arma nel cono di visione

–          verificare la correttezza della punteria

–          premere il grilletto

Per comprendere se la condizione della punteria è corretta in situazioni di stress ELEVATO, è importante verificare se nel contesto della risposta difensiva, si è VERAMENTE in grado di individuare l’esatta  posizione del mirino:

–          nello spazio

–          alla distanza tra vittima ed aggressore

–          nel contesto più generale dell’intera risposta difensiva

Contrariamente a quanto sostenuto da molti, quando si parla di “capacità di individuare il mirino” a livello individuale, non si intende il fatto di “guardare il mirino”, e non ci si riferisce nemmeno al fatto di “mettere a fuoco le mire”. Ciò, in quanto:

–          quasi tutti guardano il mirino, ma NON lo individuano

–          individuare il mirino è RADICALMENTE diverso da guardare il mirino

Con l’espressione “individuare il mirino”, o con i suoi svariati sinonimi tipici della lingua parlata, quali “centrare il mirino”, “inquadrare il mirino” oppure “collimare il mirino”, ci si riferisce al fatto che (attraverso l’allenamento) il cervello è PERFETTAMENTE consapevole di DOVE si trova il mirino, dal momento in cui entra nel cono di visione (prima della visione periferica, e poi della visione centralizzata) e fino al momento in cui è perfettamente sovrapposto al bersaglio (N.B. o meglio, al punto del bersaglio che si vuole colpire). Una volta che le mire sono giunte al termine del proprio movimento, le saccadi (V. voce a se) faranno il resto, e l’arma risulterà essere puntata esattamente verso il bersaglio con le mire correttamente allineate. Frequentando le diverse Sezioni del TSN, piuttosto che i campi da tiro dedicati a discipline fortemente impegnative come il tiro IDPA o il TDS, si può notare come questo aspetto sia scarsamente compreso, ed ancora meno praticato nella maniera dovuta, fondamentalmente perché quando viene detto di “… individuare o inquadrare il mirino della propria arma …” in realtà non c’è mai nulla da individuare / inquadrare nella quasi totalità dei casi!! A livello addestrativo, possono risultare utili elementi come i riferimenti al trizio, gli inserti in fibra ottica, piuttosto che i mirini dotati di appositi riferimenti colorati. Utilizzando questi artifici, il cervello riuscirà ad individuare l’esatta posizione del mirino nello spazio con maggiore facilità, già a livello di tiro in bianco. Ripetendo gli stessi gesti con il tiro a fuoco, se la rosata dovesse risultare costantemente al centro del bersaglio, ciò significa che ci si sta REALMENTE individuando il mirino durante l’esecuzione della propria azione.

8 – priorità nel controllo della punteria

La punteria, ovvero la sovrapposizione delle mire perfettamente allineate al centro del bersaglio (o comunque nel punto esatto del bersaglio che si intende colpire) si distingue in punteria corretta (correct / traditional sight picture) e punteria accettabile (acceptable sight picture). Nel primo caso, le mire sono perfettamente allineate ed adeguatamente allineate (sovrapposte) al centro del bersaglio, mentre nel secondo caso le mire sono allineate ma sono allineate (sovrapposte) ad un punto qualsiasi della zona critica del bersaglio. Tuttavia, frequentando le Sezioni del TSN o i campi di tiro IDPA, è possibile notare come a molti sfugga il fatto che esistono delle priorità nel contesto della punteria e che non sempre al fatto di acquisire la punteria conseguano automaticamente la pressione del grilletto e la partenza del colpo. Più precisamente, non va mai dimenticato che PRELIMINARMENTE occorre:

  • identificare con assoluta CERTEZZA la minaccia
  • verificare (e comprendere) che l’uso della forza è l’unica soluzione possibile per sopravvivere

Se questa verifica preliminare da esito positivo, occorre concentrarsi su un punto piccolo del bersaglio (N.B. ad esempio un bottone della camicia o il particolare di un disegno presente sulla maglietta) per ACQUISIRE e RIFINIRE la punteria. L’acquisizione e la rifinitura della punteria derivano:

  • dall’utilizzo del punto di mira naturale
  • dall’utilizzo delle saccadi

Solo a questo punto è possibile premere ragionevolmente il grilletto.