IL PRINCIPIO DI PERICOLOSITA’ E LE EFFETTIVE CIRCOSTANZE DI UTILIZZO DELLE MIRE NELLA DIFESA PERSONALE ARMATA.

1 – risposta ad un’aggressione armata ed utilizzo delle mire: quando, come e perché.

Come si è detto molte volte in questo stesso sito, nella malaugurata ipotesi in cui si concretizzi un’aggressione armata è SEMPRE l’aggressore che ha la facoltà di scegliere il TEMPO, il MODO ed il LUOGO dell’aggressione medesima. La conseguenza di questo stato di fatto, che non può essere cambiato dalla potenziale vittima (N.B. altrimenti non saremmo più nel contesto della difesa personale armata, ma passeremmo automaticamente alla “offesa personale armata”!!), è che la vittima DEVE diventare il più efficiente possibile nel danneggiare il corpo dell’aggressore con estrema rapidità (V. voce a sé in questo stesso sito). La capacità CONCRETA di essere in grado di colpire un aggressore serio e determinato a perseguire il suo intento nelle peggiori condizioni operative possibili, pone il problema di VERIFICARE preventivamente SE sia sempre necessario l’utilizzo delle mire, o se sussistano delle situazioni in cui se ne possa fare a meno, pur rimanendo sempre in grado di conseguire il risultato voluto (N.B. ovvero danneggiare il più gravemente possibile i distretti corporei dell’aggressore con la massima rapidità). Dunque, sintetizzando al massimo:

  • Quando usare le mire => quando l’aggressore è ad una distanza tale per cui è possibile eseguire la presa a due mani ed estendere le braccia verso il bersaglio
  • Come usare e mire => unicamente avvalendosi della propriocezione e del Punto Naturale di Mira (V. voce a se in questo stesso sito), e MAI cercando di perseguire una punteria perfetta che può ottenersi SOLO in condizioni ideali
  • Perché usare le mire => perché esistono delle situazioni in cui è prevalente, ai fini della sopravvivenza, la concreta capacità di allineare l’asse della canna con l’asse del bersaglio, al fine di conseguire un piazzamento dei colpi sul bersaglio con precisione adeguata allo scopo

Contrariamente a quanto sono portati a credere molti “esperti di tutto o niente”, al pari altrettanto numerosi “creatori di contenuti”, questo problema non ha una risposta univoca, bensì ha una risposta che dipende da quelle che sono le circostanze del caso concreto. L’elemento DISCRIMINANTE, che consente alla vittima di un’aggressione armata di comprendere “cosa fare nel mondo reale con le mire”, è rappresentato dal c.d. “principio di pericolosità”. Tuttavia, PRIMA di passare all’analisi del principio di pericolosità, è NECESSARIO fare mente locale su quelli che sono i caratteri essenziali della visione umana.

2 – i caratteri essenziali della visione umana

La visione umana ha natura binoculare, ed ha un campo visivo complessivo di 180°. Di questi 180°.

  • I 60° frontali (ovvero 30° per ogni occhio) consentono la visione tridimensionale e costituiscono la visione centralizzata
  • I 120° residui (ovvero 60° per ogni occhio) consentono la visione bidimensionale e costituiscono la visione periferica

Dei 120° costituenti la visione periferica, occorre sottrarre circa 30°, riferibili al bordo esterno di ogni occhio, che costituiscono la zona di esclusione laterale, ovvero:

  • Circa 30° a sinistra per l’occhio destro
  • Circa 30° a destra per l’occhio sinistro

A livello concettuale, il puntamento (aiming), ovvero il gesto di allineare l’asse della canna all’asse del bersaglio, ha due componenti fondamentali:

  • l’allineamento delle mire (sight alignment)
  • la punteria (sight picture)

Per colpire esattamente il bersaglio occorre essere in grado di allineare le mire e sovrapporle (sempre mantenendole allineate) nel punto esatto del bersaglio che si vuole colpire. I presupposti per mirare correttamente, dunque, sono:

  • la scelta della corretta distanza focalizzazione
  • la gestione della risposta neuromotoria

Premesso che la risposta neuromotoria ad un’aggressione armata è sempre molto intensa e molto difficile da gestire, ci sono tre elementi molto importanti da considerare nella gestione del puntamento. Il PRIMO elemento è che nella gestione del puntamento ci sono tre distanze focali diverse che devono essere considerate:

  • quella del bersaglio
  • quella del mirino
  • quella della tacca di mira

Il SECONDO elemento è che l’occhio umano può focalizzarsi SOLO su una distanza per volta, motivo per cui, nel mirare con qualsiasi arma da fuoco, occorre PRIMA guardare il bersaglio per acquisire il maggior numero di informazioni possibili (anche visive), POI occorre guardare le mire e, solo INFINE, è possibile premere il grilletto. Questa sequenza di atti, che in condizioni normali avviene con notevole semplicità dopo essere stata appresa, diventa invece molto difficile da eseguire in presenza di stress elevato. Il TERZO elemento è che tanto più l’aggressore è vicino, tanto meno verranno utilizzate le mire.

Segue – prevalenza dell’attività del Sistema Nervoso Simpatico e necessità del ricorso al riflesso cinestetico

Lo stress ELEVATO derivante da un’aggressione armata, genera una risposta neuromotoria nella quale ha PREVALENZA l’attività svolta dal Sistema Nervoso Simpatico (SNS). Questo significa:

  • aumento del livello di adrenalina nel sangue
  • aumento della frequenza cardiaca
  • aumento della frequenza respiratoria
  • contrazione dei gruppi muscolari maggiori
  • perdita della coordinazione fine
  • dilatazione pupillare

Nei casi più gravi, inoltre, questo potrebbe anche comportare:

  • comparsa della visione canalizzata
  • comparsa della visione in bianco e nero
  • esclusione auditiva

La prevalenza dell’attività del Sistema Nervoso Simpatico rende estremamente complicato il passaggio dalla focalizzazione sul bersaglio alla focalizzazione sulle mire, che è di FONDAMENTALE importanza per colpire il bersaglio in maniera precisa. Per contrastare l’azione del Sistema Nervoso Simpatico nel contesto della risposta neuromotoria, diventa FONDAMENTALE allenarsi in maniera tale da sviluppare un riflesso cinestetico capace di mettere la possibile vittima di un’aggressione armata in grado di:

  • guardare il bersaglio e spostare le mire DENTRO al campo visivo alla MASSIMA velocità quando è possibile vedere o percepire la presenza delle mire
  • guardare il bersaglio e allineare l’asse della canna all’asse verticale del bersaglio quando NON è possibile vedere o percepire la presenza delle mire

Un altro suggerimento utile per contrastare la risposta neuromotoria del Sistema Nervoso Simpatico è quello di tenere ambo gli occhi aperti per:

  • avere un campo visivo pieno
  • ottenere la massima raccolta di stimoli visivi
  • effettuare le decisioni migliori

Il fatto di usare ambio gli occhi aperti è importante perché la visione binoculare è una dei tre sistemi (insieme al sistema vestibolare ed al sistema propriocettivo) che il cervello usa per capire se il corpo è in equilibrio. Questo dato, pur se in apparenza di poco conto, è in realtà molto importante perché più il corpo è in equilibrio e più il tiro sarà preciso. Avere il corpo in equilibrio significa essere in grado di colpire il bersaglio perché si andranno a sovrapporre e ad essere complanari:

  • l’asse verticale del bersaglio
  • l’asse verticale del tiratore
  • l’asse della canna

Quando questi tre assi sono complanari, significa che si sta utilizzando il punto naturale di mira (V. voce a se in questo stesso sito), cosa che consente di colpire con rapidità e precisione il bersaglio anche in situazioni di ELEVATO stress e SENZA usare le mire.

3 – il contenuto del principio di pericolosità

Il principio di pericolosità opera sulla base di due elementi di fatto importantissimi presenti in QUALSIASI tipologia di aggressione armata:

  • La distanza dell’aggressore
  • Il numero degli aggressori

In linea di massima, più un aggressore è vicino e più è PERICOLOSO, per cui tanto più l’aggressore e vicino e tanto più RAPIDAMENTE dovrà essere neutralizzato. A breve o brevissima distanza, la risposta della vittima è basata sull’istintività dell’azione, per cui l’unica cosa che conta è la CORRETTEZZA dell’allenamento. Se l’allenamento è stato corretto, allora ci sarà una ragionevole probabilità di sopravvivenza. Viceversa, la vittima verrà irrimediabilmente sopraffatta. Dal momento che la distanza vittima – aggressore detta la velocità di risposta (da parte della vittima), questo significa che la distanza determina la modalità con la quale la VELOCITA’ e la PRECISIONE devono essere bilanciate tra di loro!! Dal momento che a breve (o brevissima) distanza il bersaglio da attingere è connotato da grosse dimensioni, la velocità (N.B. che dovrà essere necessariamente elevatissima!!) di risposta PREVALE sempre sulla precisione. Esiste in pratica un rapporto di proporzionalità DIRETTA tra questi due fattori, nel senso che più aumenta la DISTANZA e più deve aumentare la PRECISIONE. Il motivo, per altro facilmente intuibile, è che all’aumentare della distanza DIMINUISCE la dimensione del bersaglio e, quindi, AUMENTA la difficoltà di colpirlo correttamente!! Riassumendo, quindi:

  • C’è un rapporto di proporzionalità DIRETTA tra distanza e precisione, perché più aumenta la DISTANZA e più deve aumentare la PRECISIONE, e viceversa
  • C’è un rapporto di proporzionalità INVERSA tra velocità e distanza, perché più aumenta la DISTANZA e più deve ridursi la VELOCITA’ (di risposta), e viceversa

Il principio di pericolosità subisce una importante articolazione, sia strutturale che concettuale, quando il numero degli aggressori è superiore a uno. La prima osservazione che va fatta è che quando il numero degli aggressori è superiore a uno, non sempre l’aggressore più vicino è quello che necessariamente deve essere colpito per primo. Occorre infatti verificare:

  • Quale è l’aggressore più vicino
  • Con cosa è armato l’aggressore più vicino
  • Quale è l’arma più pericolosa in possesso degli aggressori

Solo dopo avere effettuato questa valutazione sarà possibile capire quale aggressore colpire per primo.

4 – la questione della distanza dal bersaglio in particolare

Un concetto che DEVE essere ben chiaro a chiunque intenda allenarsi per apprendere le varie tecniche di tiro difensivo è che l’aggressore farà ogni sforzo possibile per agire a distanze MOLTO ridotte!! Chiunque parli di difesa personale a 20 – 25m di distanza, non è un esperto, ma solo un venditore di fumo!! La realtà è che 3m è una distanza che DEVE essere considerata del tutto “normale” per un’aggressione armata, il che significa che potrebbe esserci un tentativo di presa o di bloccaggio da parte dell’aggressore ai danni della vittima. Sviluppando oltre questo discorso, 6m è una distanza che, a giusta ragione, può essere considerata una “media” distanza per un’aggressione armata. Proseguendo oltre, 10m è una distanza “lunga” e, oltre i 15m, diventa una distanza “molto lunga” o, secondo alcune correnti di pensiero “lunghissima”. Per favore ricordatevi che stiamo parlando di difesa personale armata, e non di tiro dinamico sportivo, tiro rapido sportivo o tiro IDPA!! Studi approfonditi, iniziati piuttosto grossolanamente negli anni ’10 del XX, per essere poi fortemente intensificati dagli anni ’80 del XX secolo in poi, ed arrivare senza soluzione di continuità più o meno ai giorni nostri, hanno RIPETUTAMENTE messo in evidenza che oltre il 90% degli scontri a fuoco REALI si caratterizzano per la COMPRESENZA dei seguenti aspetti:

  • si svolgono a distanze comprese tra 0 e 3m al massimo
  • non si svolgono mai a distanze superiori ai 15m
  • si svolgono quasi sempre in condizioni di luminosità precaria
  • si svolgono quasi sempre all’aperto (N.B. quindi difficilmente all’interno di abitazioni), o comunque, in luoghi densamente popolati
  • si svolgono quasi sempre con i due contendenti in posizione frontale o quasi frontale
  • non si svolgono quasi mai con ostacoli tra i contendenti e, in ogni caso, l’ostacolo è presente in meno del 20% dei casi
  • si svolgono quasi sempre con i contendenti in movimento

5 – la questione delle dimensioni del bersaglio in particolare

Un ulteriore concetto che DEVE essere ben chiaro a chiunque intenda allenarsi per apprendere le varie tecniche di tiro difensivo è che, in difesa personale armata, quando si parla delle dimensioni del bersaglio da colpire, deve essere fatta una distinzione fondamentale tra:

  • Bersaglio di piccole dimensioni => ovvero la regione cranica
  • Bersaglio di grandi dimensioni => ovvero la regione toracica o quella pelvica

A livello pratico, la conseguenza di questa distinzione è la seguente:

  • Più il bersaglio è piccolo e più è difficile da colpire, perché richiede una collimazione più accurata
  • Più il bersaglio è grande e più è facile da colpire, perché richiede una collimazione meno accurata

Inoltre, non va dimenticato che:

  • Più aumenta la distanza dal bersaglio e più aumenta la difficoltà nel colpirlo
  • Più si riduce la distanza dal bersaglio e più diminuisce la difficoltà nel colpirlo

6 – bersaglio singolo a brevissima distanza dalla vittima

Nel caso di un singolo aggressore posto a distanza BREVISSIMA o BREVE dalla vittima (N.B. ovvero meno di 3m e fino al contatto pieno), che espongano solo la regione toracica o pelvica, la velocità di esecuzione è sempre PREVALENTE sulla precisione PURA. A livello operativo sono FONDAMENTALI la conoscenza di TUTTE le tecniche di tiro istintivo ed i riflessi acquisiti a seguito dell’allenamento reiterato. Reso in termini più semplificati per chiunque, ciò significa che per avere una ragionevole speranza di sopravvivenza in una simile situazione, la mielinizzazione dei percorsi neurali (V. voce a se in questo stesso sito) ottenuta tramite l’allenamento reiterato nel tempo è un elemento IMPRESCINDIBILE. Il fatto di subire un’aggressione in queste condizioni così estreme, implica che gli occhi siano NECESSARIAMENTE focalizzati sul bersaglio, e che l’articolazione della risposta difensiva dovrà INIZIARE e PROSEGUIRE solo tramite il tatto!! Inoltre, non va dimenticato che:

  • A distanza BREVE, l’arma è collocata SOTTO il livello degli occhi, indicativamente tra il livello del mento e quello del petto
  • A distanza BREVISSIMA, l’arma è collocata SOTTO il livello degli occhi, indicativamente tra il livello del petto e quello dell’anca

Esiste un limite molto importante, spesso ignorato, nel senso che quando l’aggressione si verifica in queste condizioni operative, le braccia NON potranno MAI essere estese completamente e le mire NON potranno essere utilizzate come avviene normalmente (diversamente da quando l’aggressore si trova a distanze maggiori). Dal punto di vista della tecnica, la posizione di tiro che trova applicazione può essere, a seconda della distanza:

  • Il tiro dall’anca => è quella che trova applicazione in maniera maggioritaria
  • Il tiro d’accenno => è quella che trova applicazione in via secondaria

Non può escludersi che, in determinate condizioni di spazio, possa trovare applicazione anche la tecnica del tiro direzionale o tiro dalla posizione di emergenza che dir si voglia (stance directed firing).

I rapporti incrociati tra distanza dagli aggressori, tipo di tecnica e angolazione del gomito

Tipo di tecnicaDistanza dall’aggressoreAngolazione del gomito
Tiro dall’anca (fianco)Da 0m (contatto pieno con l’aggressore) a 1,5mCirca 60°
Tiro d’accennoDa 1,5m a 3 mCirca 90°
Tiro direzionale (tiro posizionale o tiro dalla posizione di emergenza)Da 3 m a 5mCirca 120°

7 – bersagli plurimi a BREVE distanza dalla vittima

Nel caso di una pluralità di aggressori posti a distanza BREVE dalla vittima (N.B. ovvero meno di 3m),  che espongano solo la regione toracica o pelvica, la velocità di esecuzione è sempre PREVALENTE sulla precisione PURA. A livello operativo sono FONDAMENTALI la conoscenza di TUTTE le tecniche di tiro istintivo ed i riflessi acquisiti a seguito dell’allenamento reiterato. Il fatto di subire un’aggressione in queste condizioni, significa che gli occhi sono NECESSARIAMENTE focalizzati sul bersaglio e, nello specifico:

  • l’articolazione della risposta difensiva dovrà avvenire solo tramite il tatto
  • gli occhi si focalizzano sui vari bersagli uno dopo l’altro, a seconda di come si presentano, oppure a seconda del livello di pericolosità che li connota

La presenza di una pluralità di aggressori implica un utilizzo razionale del movimento saccadico (V. voce a sé in questo stesso sito) da parte della vittima. È chiaro che l’allenamento pregresso gioca un ruolo FONDAMENTALE per essere efficienti in una situazione. Quello che si vuole dire, è che qualora dovessero insorgere delle difficoltà di puntamento, l’arma viene allineata al bersaglio espandendo la visione periferica o sollevando leggermente l’arma in modo da farla entrare dentro al cono della visione centralizzata, con la tecnica detta “acquisizione celere delle mire” . “visualizzazione istantanea” ovvero “percezione rapida delle mire” (N.B. in inglese “flash sight picture” nella lingua inglese). Inoltre, non va dimenticato che a distanza BREVE:

  • l’arma è collocata, in linea di massima, SOTTO il livello degli occhi, indicativamente tra il livello del mento e quello del petto
  • non può escludersi a priori che uno degli aggressori vada a collocarsi ad una distanza tale da richiedere un utilizzo delle mire, seppur limitato, con la già richiamata tecnica dell’acquisizione celere
  • nella realtà dei fatti, la maggioranza dei colpi con effetti letali o gravemente inabilitanti viene ottenuta puntando l’arma al centro del bersaglio, così per come appare in quel dato momento

Anche in questo caso, così come si è visto in precedenza nel caso di aggressione da parte di un SINGOLO aggressore (V. voce a se), esiste il GROSSO limite dovuto al fatto che le braccia NON potranno essere estese completamente e le mire NON potranno essere utilizzate come avviene normalmente. Tuttavia, esiste una variante ulteriore legata al fatto che uno degli aggressori potrebbe andarsi a collocare in un punto tale da richiedere un uso delle mire, anche se in modalità alquanto limitata. Dal punto di vista della tecnica, la posizione di tiro che trova applicazione può essere, a seconda della distanza:

  • Il tiro dall’anca => è quella che trova applicazione in maniera maggioritaria, specie nella prima fase e se gli aggressori sono molto vicini e scarsamente mobili
  • Il tiro d’accenno => è quella che trova applicazione in via secondaria, se gli aggressori hanno un superiore livello di mobilità
  • Il tiro direzionale (o tiro dalla posizione di emergenza) => è quella che trova applicazione in quando gli aggressori sono particolarmente mobili

I caratteri essenziali delle tecniche di tiro NON mirato

Tiro dall’ancaTiro d’accennoTiro direzionale
Elemento prioritario: allineamento dell’arma al bersaglio con i recettori cinesteticiElemento prioritario: allineamento dell’arma al bersaglio con i recettori cinesteticiElemento prioritario: allineamento dell’arma al bersaglio con i recettori cinestetici
Tipo di tiro: ambo gli occhi apertiTipo di tiro: ambo gli occhi apertiTipo di tiro: ambo gli occhi aperti
1)Organi di mira ignorati 2)Punteria irrilevante 3)Asse della canna allineato con il bersaglio tramite la propriocezione 4)Bersaglio perfettamente a fuoco 5)Presenza di stress 6)Rilevanza dell’ambiente circostante 7)Tiratore e bersaglio sullo stesso piano 8)Arma parallela al terreno o inclinata verso la zona critica del bersaglio 9)Dal contatto pieno fino a un massimo a 1,5m1)Organi di mira ignorati 2)Punteria irrilevante 3)Asse della canna allineato con il bersaglio tramite la propriocezione 4)Bersaglio perfettamente a fuoco 5)Presenza di stress 6)Rilevanza dell’ambiente circostante 7)Tiratore e bersaglio sullo stesso piano 8)Arma parallela al terreno o inclinata verso la zona critica del bersaglio 9)Oltre la distanza massima per il tiro dall’anca (fianco)1)Organi di mira ignorati 2)Punteria irrilevante 3)Asse della canna allineato con il bersaglio tramite la propriocezione 4)Bersaglio perfettamente a fuoco 5)Presenza di stress 6)Rilevanza dell’ambiente circostante 7)Tiratore e bersaglio sullo stesso piano 8)Arma parallela al terreno 9)Oltre la distanza del tiro d’accenno

8 – bersagli plurimi di grandi dimensioni a MEDIA distanza dalla vittima

Nel caso di una pluralità di aggressori posti a distanza MEDIA dalla vittima (N.B. ovvero a circa 3m), che espongano solo la regione toracica o pelvica, la velocità di esecuzione è sempre PREVALENTE sulla precisione PURA. A livello operativo sono FONDAMENTALI la conoscenza di TUTTE le tecniche di tiro istintivo ed i riflessi acquisiti a seguito dell’allenamento reiterato. Anche in questo caso, così come si è già visto in precedenza, per avere una ragionevole speranza di sopravvivenza in una simile situazione, la mielinizzazione dei percorsi neurali (V. voce a se in questo stesso sito) ottenuta tramite l’allenamento reiterato nel tempo è un elemento IMPRESCINDIBILE. Il fatto di subire un’aggressione in queste condizioni così estreme, implica che gli occhi siano NECESSARIAMENTE focalizzati sul bersaglio, e che l’articolazione della risposta difensiva dovrà INIZIARE e PROSEGUIRE solo tramite il tatto!! Inoltre, non va dimenticato che:

  • A distanza MEDIA, l’arma è collocata SOTTO il livello degli occhi, indicativamente tra il livello del mento e quello del petto
  • Gli occhi si focalizzano sui vari bersagli, in sequenza, e percepiscono la presenza delle mire nello spazio ed il relativo orientamento
  • Le mire vengono percepite ma la collimazione NON è accurata
  • La visione centralizzata e quella periferica registrano comunque la presenza delle mire

Dovendo colpire la regione toracica, piuttosto che quella pelvica, trova applicazione con rilevante frequenza la tecnica dell’abbattimento rapido mirato.

I VANTAGGI OPERATIVI DELLE TECNICHE DI TIRO “IBRIDE”

TecnicaRequisitiVantaggi operativi
Se la situazione lo IMPONE, l’arma viene puntata verso il bersaglio usando il tiro rapido mirato (fino a 15m)RICHIEDE:   l’utilizzo di tacca di mira e mirino, ma con la peculiarità che la collimazione è corretta SOLO ORIZZZONTALE e non in senso VERTICALE, utilizzando la visione centralizzata ed una parte minima della visione periferica;una coordinazione occhio-mano-cervello, che non sempre è istintiva, ma che in certi individui può richiedere notevole applicazione e studio;l’uso di ambo gli occhi aperti;una semplice osservazione del bersaglio, seguita da un allineamento delle mire e dalla pressione del grillettola sovrapposizione delle mire al generico centro del bersaglio  Di fronte ad un pericolo IMPROVVISO, gli occhi si focalizzano ISTINTIVAMENTE al centro del bersaglio, OVVERO su una sua caratteristica distintiva del bersaglio per come appare in quel dato momento (un bottone, la fibbia della cintura, il taschino della camicia, un’arma tenuta in mano, la penna nel taschino, il colletto della maglietta/camicia, etc.)Può essere appresa più RAPIDAMENTE del tiro lento mirato semplicemente (1) guardando il bersaglio, (2) puntando l’arma verso di esso, (3) verificando la correttezza dell’allineamento con un rapido sguardo alla punteria tramite l’utilizzo del movimento saccadico (c.d. “acquisizione celere delle mire”. “visualizzazione istantanea” ovvero “percezione rapida delle mire”, detta anche “flash sight-picture” nella lingua inglese) e (4) concludendo il tutto con una pressione fluida del grilletto;Nella pratica, la maggioranza dei colpi con effetti letali o gravemente inabilitanti viene ottenuta puntando l’arma al centro del bersaglio, così per come appare in quel dato momentoIl fatto di usare ambio gli occhi aperti presenta il VANTAGGIO di massimizzare il campo visivo, cosa che compensa ampiamente la comparsa della c.d. “immagine fantasma”  
Se la situazione lo IMPONE, l’arma viene puntata verso il bersaglio usando l’abbattimento rapido mirato (fino a 10m)RICHIEDE:   l’utilizzo del SOLO mirino, ma con la peculiarità che la collimazione è corretta SOLO ORIZZZONTALE e non in senso VERTICALE, utilizzando la visione centralizzata ed una parte minima della visione periferica;una coordinazione occhio-mano-cervello, che non sempre è istintiva, ma che in certi individui può richiedere notevole applicazione e studio;l’uso di ambo gli occhi aperti;una semplice osservazione del bersaglio, seguita da un allineamento del mirino e dalla pressione del grillettola sovrapposizione del mirino al generico centro del bersaglio  1) Di fronte ad un pericolo IMPROVVISO, gli occhi si focalizzano ISTINTIVAMENTE al centro del bersaglio, OVVERO su una sua caratteristica distintiva del bersaglio per come appare in quel dato momento (un bottone, la fibbia della cintura, il taschino della camicia, un’arma tenuta in mano, la penna nel taschino, il colletto della maglietta/camicia, etc.) 2) Può essere appresa più RAPIDAMENTE del tiro lento mirato semplicemente (1) guardando il bersaglio, (2) inserendo l’arma il più rapidamente possibile nel cono di visione per interrompere la linea occhio – bersaglio con la massima celerità (3) allineando l’asse della canna con l’asse verticale del bersaglio utilizzando il Punto Naturale di Mira e (4) premendo fluidamente il grilletto; 3) Nella pratica, la maggioranza dei colpi con effetti letali o gravemente inabilitanti viene ottenuta puntando l’arma al centro del bersaglio, così per come appare in quel dato momento 4) Il fatto di usare ambio gli occhi aperti presenta il VANTAGGIO di massimizzare il campo visivo, cosa che compensa ampiamente la comparsa della c.d. “immagine fantasma”  

9 – bersagli plurimi di piccole dimensioni a MEDIA distanza dalla vittima

Nel caso di una pluralità di aggressori posti a distanza MEDIA dalla vittima (N.B. ovvero a circa 3m), che espongano solo la regione cranica, la velocità di esecuzione è sempre PREVALENTE sulla precisione PURA. A livello operativo sono FONDAMENTALI la conoscenza di TUTTE le tecniche di tiro istintivo ed i riflessi acquisiti a seguito dell’allenamento reiterato. Anche in questo caso, così come si è già visto in precedenza, per avere una ragionevole speranza di sopravvivenza in una simile situazione, la mielinizzazione dei percorsi neurali (V. voce a se in questo stesso sito) ottenuta tramite l’allenamento reiterato nel tempo è un elemento IMPRESCINDIBILE. Detto questo, non va dimenticato che:

  • A distanza MEDIA, l’arma è collocata SOTTO il livello degli occhi, indicativamente tra il livello del mento e quello del petto
  • Gli occhi si focalizzano PRIMA sui vari bersagli e POI sulle mire,
  • Gli occhi si focalizzano sui vari bersagli, in sequenza, e percepiscono la presenza delle mire nello spazio ed il relativo orientamento
  • Le mire vengono utilizzate ma la collimazione NON è accurata
  • La visione centralizzata e quella periferica registrano comunque la presenza delle mire

Dovendo colpire la regione cranica, trova applicazione con rilevante frequenza la tecnica del tiro rapido mirato. Si tratta della forma di tiro difensivo più simile al tiro al bersaglio in senso stretto

10 – bersaglio singolo di piccole dimensioni a LUNGA distanza dalla vittima

Nel caso di un singolo aggressore posto a distanza LUNGA dalla vittima (N.B. ovvero a circa 6m), che esponga solo la regione cranica, la velocità di esecuzione è sempre PREVALENTE sulla precisione PURA. A livello operativo sono FONDAMENTALI la conoscenza di TUTTE le tecniche di tiro istintivo ed i riflessi acquisiti a seguito dell’allenamento reiterato. Anche in questo caso, così come si è già visto in precedenza, per avere una ragionevole speranza di sopravvivenza in una simile situazione, la mielinizzazione dei percorsi neurali (V. voce a se in questo stesso sito) ottenuta tramite l’allenamento reiterato nel tempo è un elemento IMPRESCINDIBILE. Il fatto di subire un’aggressione in queste condizioni così estreme, implica che gli occhi siano NECESSARIAMENTE focalizzati sul bersaglio, Detto questo, non va dimenticato che:

  • A distanza LUNGA, l’arma è collocata a livello degli occhi
  • La velocità di esecuzione è ancora PREVALENTE sulla precisione pura
  • Si verifica con MINORE frequenza rispetto all’ipotesi del bersaglio di GRANDI dimensioni
  • Gli occhi si focalizzano sul bersaglio e percepiscono la presenza delle mire nello spazio ed il relativo orientamento
  • La visione centralizzata e quella periferica registrano comunque la presenza delle mire per il tramite della propriocezione e dei recettori cinestetici

Dovendo colpire la regione cranica, trova applicazione con rilevante frequenza la tecnica del tiro rapido mirato avvalendosi del punto naturale di mira.

11 – bersaglio singolo di grandi dimensioni a LUNGA distanza dalla vittima

Nel caso di un singolo aggressore posto a distanza LUNGA dalla vittima (N.B. ovvero a circa 6m), che esponga solo la regione toracica o quella pelvica, la velocità di esecuzione è sempre PREVALENTE sulla precisione PURA. A livello operativo sono FONDAMENTALI la conoscenza di TUTTE le tecniche di tiro istintivo ed i riflessi acquisiti a seguito dell’allenamento reiterato. Anche in questo caso, così come si è già visto in precedenza, per avere una ragionevole speranza di sopravvivenza in una simile situazione, la mielinizzazione dei percorsi neurali (V. voce a se in questo stesso sito) ottenuta tramite l’allenamento reiterato nel tempo è un elemento IMPRESCINDIBILE. Il fatto di subire un’aggressione in queste condizioni così estreme, implica che gli occhi siano NECESSARIAMENTE focalizzati sul bersaglio, Detto questo, non va dimenticato che:

  • A distanza LUNGA, l’arma è collocata a livello degli occhi
  • La velocità di esecuzione è ancora PREVALENTE sulla precisione pura
  • Si verifica con MAGGIORE frequenza rispetto all’ipotesi del bersaglio di PICCOLE dimensioni
  • Gli occhi si focalizzano sul bersaglio e percepiscono la presenza delle mire nello spazio ed il relativo orientamento
  • La visione centralizzata e quella periferica registrano comunque la presenza delle mire per il tramite della propriocezione e dei recettori cinestetici

Dovendo colpire la regione toracica o quella pelvica, trova applicazione con rilevante frequenza la tecnica del tiro rapido mirato avvalendosi del punto naturale di mira.

12 – bersaglio singolo di piccole dimensioni a distanza molto lunga (oltre 10m)

Nel caso di un singolo aggressore posto ad una distanza MOLTO LUNGA dalla vittima (N.B. ovvero a oltre 10m), che espone solo la regione cranica, la precisione diventa PREVALENTE sulla velocità di esecuzione PURA. A livello operativo sono FONDAMENTALI:

  • la conoscenza di TUTTI gli elementi della tecnica
  • la conoscenza di TUTTE le tecniche di tiro istintivo
  • i riflessi acquisiti a seguito dell’allenamento reiterato

Anche in questo caso, così come si è già visto in precedenza, per avere una ragionevole speranza di sopravvivenza in una simile situazione, la mielinizzazione dei percorsi neurali (V. voce a se in questo stesso sito) ottenuta tramite l’allenamento reiterato nel tempo è un elemento IMPRESCINDIBILE. Detto questo, non va dimenticato che:

  • A distanza MOLTO LUNGA, l’arma è collocata a livello degli occhi
  • Gli occhi si focalizzano PRIMA sul bersaglio e POI sulle mire
  • Le mire vengono utilizzate SISTEMATICAMENTE e la collimazione DEVE essere estremamente accurata
  • Viene usata unicamente la visione centralizzata per ottenere una ESATTA collimazione delle mire

Si tratta di una forma di tiro difensivo che presenta le maggiori similitudini con il tiro al bersaglio in senso stretto.

13 – la ciclicità del puntamento sul bersaglio

Il puntamento sul bersaglio è caratterizzato una ciclicità di azioni che derivano da una serie di eventi esterni. Nello specifico, il puntamento è influenzato da DOVE si trova e da COSA sta facendo l’aggressore. Questi due elementi devono poi essere coordinati con quelli che sono gli effetti del rinculo. Detto in termini altamente semplificati, il puntamento sul bersaglio è CICLICO e si sviluppa nel seguente modo:

  • Allineamento delle mire
  • Acquisizione della punteria
  • Partenza del colpo
  • Effetti del rinculo
  • Spostamento del bersaglio
  • Ricerca del nuovo allineamento

Con riferimento specifico a quelle che sono le distanze tipiche degli scontri a fuoco, va segnalato che per distanze attorno ai 5 – 6 m, un eventuale allineamento IMPERFETTO determina errori di piazzamento del colpo del tutto ACCETTABILI. Si parla di “errore accettabile” quando l’errore di piazzamento, pur sussistendo, consente comunque di collocare il colpo sul bersaglio con effetti altamente invalidanti (e quasi sempre letali). A queste distanze, tuttavia, giocano un ruolo FONDAMENTALE i sottostanti elementi:

  • La propriocezione => è la capacità del cervello di capire DOVE e COME risulta essere orientato il corpo nello spazio, anche SENZA la necessità di utilizzare la vista. È di FONDAMENTALE importanza per sparare con precisione adeguata in condizioni NON ottimali come quelle tipiche della difesa personale armata
  • Il riflesso cinestetico => è la capacità del cervello di RIPETERE un gesto di fronte ad un certo stimolo. È FONDAMENTALE in difesa personale armata perché consente di allineare l’arma al bersaglio anche SENZA usare le mire, ma con un sufficiente grado di precisione per collocare sul bersaglio colpi con effetti invalidanti. La pratica MIGLIORA le connessioni neurali e quindi MIGLIORA la qualità del riflesso cinestetico

L’importanza DOMINANTE della propriocezione e del riflesso cinestetico deriva dal fatto che, di fronte ad una REALE aggressione, la vittima:

  • Non può concedersi il lusso di alzare l’arma verso il bersaglio per allineare le mire e, successivamente, guardare le mire per verificare la punteria
  • Deve agire nel più breve tempo possibile
  • Deve allineare l’arma al bersaglio (N.B. cioè fare coincidere l’asse della canna con l’asse verticale del bersaglio) avendo già le mire perfettamente allineate

Dopo avere chiarito questo aspetto legato alla fisiologia umana, è importante riflettere sul fatto che, in quella che è la realtà fortemente DINAMICA ed altamente CAOTICA di un’aggressione armata, la vittima può cercare di salvarsi la vita utilizzando due modalità distinte di tiro, che sono:

  • Il tiro spontaneo (spontaneous shooting) => è basato unicamente sul riflesso cinestetico e sul punto di mira naturale. Opera quando NON si possono usare le mire e si DEVE sparare subito
  • Il tiro ponderato (judgement shooting) => è basato sulla percezione della presenza delle mire e, quindi, su di un allineamento accettabile e su di una punteria accettabile. Trova applicazione in quei contesti dove sussiste un lasso di tempo maggiore per effettuare le valutazioni del caso prima di sparare

Dal momento che l’aggressore tenda a muoversi, e che potrebbe farlo anche dopo essere stato colpito, la capacità di allineare le mire al bersaglio DEVE adattarsi di conseguenza, diventando dinamica a sua volta.

14 – il concetto di “punteria accettabile” nelle situazioni nelle quali non è possibile l’utilizzo ottimale delle mire

La punteria (sight picture), ovvero la sovrapposizione delle mire perfettamente allineate al centro del bersaglio (o comunque nel punto esatto del bersaglio che si intende colpire) si distingue in:

  • punteria corretta (correct / traditional sight picture)
  • punteria accettabile (acceptable sight picture)

Nel PRIMO caso, le mire sono perfettamente allineate ed adeguatamente allineate (sovrapposte) al centro del bersaglio, mentre nel SECONDO caso le mire sono allineate ma sono allineate (sovrapposte) ad un punto qualsiasi della zona critica del bersaglio. Durante la reazione ad una REALE aggressione, dal momento che per motivi di TEMPO e di SPAZIO sarà impossibile ricercare e mantenere una punteria TECNICAMENTE corretta, la vittima dovrà necessariamente:

  • o avvalersi delle tecniche di tiro non mirato quando la distanza è talmente ridotta da non consentire l’estensione delle braccia all’altezza degli occhi
  • o avvalersi della punteria accettabile quando la DISTANZA consente l’estensione delle braccia all’altezza degli occhi, ma il TEMPO non consente l’acquisizione della punteria corretta

15 – richiami all’importanza del concetto di “Punto Naturale di Mira” nelle situazioni nelle quali non è possibile l’utilizzo ottimale delle mire

Come si è già visto in un’altra sezione di questo sito, il Punto Naturale di Mira (Natural Point of Aim) è una delle estrinsecazioni sostanziali di una posizione di tiro TECNICAMENTE corretta, ovvero rispettosa dei principi essenziali della biomeccanica. Per essere più precisi, si tratta di una delle conseguenze più importanti dell’adozione di una posizione di tiro CORRETTA da parte di chiunque debba utilizzare un’arma per scopi difensivi. La conseguenza dell’utilizzo del punto naturale di mira è quella di sparare più velocemente e con maggiore precisione a quelle che sono le distanze tipiche degli scontri a fuoco. Il punto naturale di mira può essere definito come quella condizione fisica (posturale) tale per cui il corpo, e quindi l’asse della canna, è allineato al punto che si vuole colpire. L’acquisizione del punto naturale di mira deriva UNCAMENTE dall’allenamento. Solo con l’allenamento corretto, e reiterato, si andranno a formare quei collegamenti neurali che renderanno automatica l’acquisizione del punto naturale di mira di fronte alla comparsa di un pericolo reale. Tutte le volte che mire non possono essere viste, oppure quando posso essere viste ma non possono essere collimate in maniera tecnicamente ineccepibile, l’acquisizione istintiva del punto naturale di mira è l’unico fattore che può salvare la vita.

16 – capacità di focalizzazione del mirino nelle situazioni nelle quali non è possibile l’uso ottimale delle mire

Per comprendere se la punteria è corretta in condizioni di stress ELEVATO, è importante verificare se nel contesto della risposta difensiva, si è VERAMENTE in grado di collimare il mirino. Contrariamente a quanto sostenuto da molti, quando si parla di “capacità di collimare il mirino” a livello individuale, non si intende il fatto di “guardare il mirino”, e non ci si riferisce nemmeno al fatto di “mettere a fuoco le mire”. Ciò, in quanto:

  • quasi tutti guardano il mirino, ma NON lo collimano
  • collimare il mirino è RADICALMENTE diverso da guardare il mirino

Detto in termini più comprensibili per chiunque, con l’espressione “collimare il mirino”, ci si riferisce al fatto che (attraverso l’allenamento)  il cervello è PERFETTAMENTE consapevole di DOVE si trova il mirino nel TEMPO e nello SPAZIO, ovvero dal momento in cui entra nel cono di visione (prima della visione periferica, e poi della visione centralizzata) e fino al momento in cui è perfettamente sovrapposto al bersaglio (N.B. o meglio, al punto del bersaglio che si vuole colpire). Una volta che le mire sono giunte al termine del proprio movimento, le saccadi (V. voce a se) faranno il resto, e l’arma risulterà essere puntata ESATTAMENTE verso il bersaglio con le mire correttamente allineate. Frequentando le diverse Sezioni del TSN, piuttosto che i campi da tiro dedicati a discipline fortemente impegnative come il tiro IDPA o il TDS, si può notare come questo aspetto sia scarsamente compreso, ed ancora meno praticato nella maniera dovuta, fondamentalmente perché quando viene detto di “collimare il mirino” in realtà non c’è mai nulla da collimare nella quasi totalità dei casi!! In tal senso, possono risultare utili elementi come i riferimenti al trizio, gli inserti in fibra ottica, piuttosto che i mirini dotati di appositi riferimenti colorati. Utilizzando questi artifici, il cervello riuscirà a collimare il mirino con maggiore facilità, già a livello di tiro in bianco. Occorre ribadire con forza che collimare” lo sguardo sulle mire NON significa “guardare” direttamente le mire ma, piuttosto, significa orientare l’arma verso il bersaglio ad un’altezza tale per cui il cervello è in grado di verificare in tempo reale che:

  • l’asse della canna coincide con l’asse verticale del bersaglio (N.B. e anche con l’asse verticale del corpo, dato che si sta usando il Punto Naturale di Mira)
  • le mire sono correttamente allineate
  • l’arma è orientata verso il bersaglio ad un’altezza tale da colpire il punto voluto con sufficiente precisione

Ripetendo gli stessi gesti eseguiti migliaia di volte con il tiro in bianco ANCHE con il tiro a fuoco, se la rosata dovesse risultare costantemente al centro del bersaglio, questo andrebbe a dimostrare inequivocabilmente che si sta REALMENTE  collimando il mirino sul bersaglio che si intende attingere.