LA SCELTA DEI SISTEMI D'ARMA PER I MODERNI TIRATORI SCELTI 


La selezione del sistema d’arma (Weapon System) va fatta in riferimento alle due organizzazioni meccaniche disponibili sul mercato internazionale in questo settore, quali:


- Il modello a ripetizione ordinaria (bolt action) = è il sistema più leggero, semplice e robusto, nonché quello che rende più facile il recupero dei bossoli dopo l’esplosione dei colpi  (N.B. questo è essenziale per i tiratori scelti delle FF.AA.)
- Il modello semiautomatico (semi-auto) = è il sistema più pesante, più complesso (meccanicamente), ma anche quello più stabile e dotato del maggior potere di fuoco (N.B. questo sistema a volte rende critico il recupero dei bossoli di risulta)


A prescindere dalla scelta finale, il sistema d’arma DEVE assolutamente possedere le seguenti caratteristiche (o altrimenti NON sarà possibile nessun tiro di precisione):


- Canna pesante (heavy barrel) per massimizzare la stabilità, la rigidità e la dissipazione termica
- Canna di elevata qualità (match grade barrel) con 6 rigature a passo costante per  massimizzare la precisione
- Calciatura in materiale sintetico (synthetic stock) per evitare modifiche del punto di impatto dovute a variazioni meteorologiche, climatiche o ambientali
- Serbatoio da 3 - 4 colpi nell’eventualità che sia necessario colpire più bersagli
- Scatto alleggerito (ma NON a rottura di cristallo!!)
- Calciolo in gomma piena per massimizzare la stabilità dell’arma
- Cannocchiale di puntamento di elevata qualità


Dall’analisi di questo elenco si può comprendere facilmente come il 98% circa delle armi che vengono commercializzate come “...fucili di precisione...” NON possono essere considerati tali perché non ne hanno le caratteristiche. Si noti che per poter parlare correttamente di fucile di precisione è necessario che l’arma in questione sia dotata di TUTTI i requisiti prima citati e non solo di alcuni di essi. Studiando attentamente i cataloghi delle principali ditte produttrici di fucili di precisione si possono notare almeno tre elementi che indicano, piuttosto palesemente, il fatto che il fucile definito dalla ditta “X” come “...fucile di precisione...” o “...fucile per tiratori scelti...” sia semplicemente del fumo negli occhi dei clienti (i quali spendono spesso decine di milioni per un solo esemplare...). Questi tre elementi sono:


- La canna (barrel) = praticamente il 99% delle canne montate sui c.d. “fucili di precisione” sono canne assolutamente normali con SOLE 4 rigature ricavate per rotomartelltura (= è la tecnica attualmente destinata alla produzione di massa) o, peggio ancora, per brocciatura (= una tecnica del XIX secolo, oggi totalmente desueta); è IMPERATIVO  che il fucile di precisione abbia una canna da competizione con 6 rigature a passo costante

- La calciatura (stock) = la quasi totalità di quelli che vengono eufemisticamente definiti  “...fucili di precisione...” adotta delle comuni e squallide calciature in legno che sono quanto di più inadatto esista per equipaggiare un fucile di precisione a causa delle continue alterazioni biologiche a cui il legno è, naturalmente e continuativamente, sottoposto (a prescindere dal trattamento protettivo cui è stato sottoposto); è IMPERATIVO che il fucile di precisione abbia una calciatura in materiale sintetico di natura complessa (fibra di vetro / resina epossidica oppure  kevlar / grafite possibilmente con anima di Alluminio aeronautico)

- L’incassatura (bedding) = la quasi totalità dei c.d. “...fucili di precisione...” attualmente in commercio utilizza un banalissimo fissaggio dell’azione alla calciatura senza nessun tipo di incassatura (bedding) sia essa su fibra di vetro (glass-bedding) o su canotti (pillar bedding); è IMPERATIVO che il fucile di precisione abbia un’incassatura eseguita con tolleranze millesimali nel modo più preciso possibile o sarà impossibile qualsiasi forma di “...tiro di precisione...”


A causa dell’enorme complessità costruttiva di queste armi, esse non vengono definite come “...fucili di precisione...” ma, piuttosto, come sistemi d’arma per tiratori scelti (Sniper Weapon System) o, più semplicemente, sistemi d’arma (Weapon System).


segue - gli elementi costitutivi essenziali del sistema d’arma per tiratori scelti


In  maniera alquanto sintetica possiamo affermare che il sistema d’arma è costituito da 5 elementi principali:


- La canna
- La calciatura
- L’azione
- Il pacchetto di scatto
- L’ottica di puntamento


segue - la canna

Cominciando con la canna (barrel), essa rappresenta, a ragion veduta, il “...vero cuore...” della precisione di qualsiasi sistema d’arma. Onde evitare di spendere denaro inutilmente, DEVE essere chiaro fin dal principio che le canne attualmente utilizzate nelle produzione industriale, anche se definite come “....canne di precisione...”, NON offrono assolutamente il grado di precisione richiesto dalle esigenze delle FF.AA. moderne. Per avere il massimo in termini di precisione intrinseca è IMPERATIVO che le canne NON siano di tipo ordinario (standard grade barrel), bensì da competizione (match grade barrel). Le canne da competizione sono facilmente riconoscibili per le seguenti caratteristiche:


- Realizzazione esclusiva tramite procedimento di bottonatura
- Non meno di 6 rigature a passo costante
- Costruzione in solo acciaio inossidabile
- Acciaio con bassissimo grado di porosità superficiale
- Volata, camera di cartuccia e culatta rifinite manualmente
- Finitura interna di tipo semi - manuale o, addirittura, manuale
- Variazione massima (ammessa) di foratura (sui pieni di rigatura) compresa  tra i 25 ed i 50 millesimi di mm


Per quanto concerne il procedimento costruttivo, lo standard attuale della produzione industriale è costituito dalla rotomartellatura. Se ben fatta, consente di realizzare canne di buona fattura e di buona precisione, anche se il livello di precisione intrinseca delle canne realizzate con questo procedimento è nettamente inferiore a quello della canne da competizione. Una parte del tutto residuale delle canne attualmente prodotte dalla grande industria viene realizzata tramite il procedimento di brocciatura (broach-type barrel), una tecnica del XIX secolo del tutto desueta e superata dagli attuali standard produttivi. Purtroppo, specie in Europa centrale, esistono ancora canne realizzate con questa tecnica del tutto superata che vengono vendute come “...canne per fucili di precisione...”: naturalmente i risultati al poligono dimostrano palesemente la bassissima qualità di questi prodotti!! Per questo motivi le FF.AA. devono tassativamente indirizzarsi verso “vere” canne da competizione realizzate per bottonatura (button-type barrel). L’unica modalità di costruzione alternativa alla bottonatura è la tecnica del taglio singolo (single-cut rifled barrel). La bottonatura è la tecnica oggi più diffusa a livello artigianale è può essere descritta come segue:


- Un profilato cilindrico viene forato “in asse” da una punta sottodimensionata
- Una matrice ad invito conico in Carburo di Tungsteno (o in acciaio speciale) viene trascinata lungo il foro realizzato in precedenza
- La matrice a profilo conico si “centra” lungo il foro ed imprime le rigature all’interno dello sbozzato
- Lo sbozzato viene successivamente lavorato fino ad assumere la forma desiderata


Con questa tecnica si realizza un centraggio automatico dell’asse di rigatura rispetto all’asse della canna e si ottengono variazioni lungo i pieni di rigatura compresi tra i 25 ed i 50 millesimi di mm: con la brocciatura o la rotomartelltura questi risultati sono impensabili. È poi essenziale l’operazione di lappatura, perché più la canna è lucidata al suo interno e più aumenteranno la vita operativa media e la precisione intrinseca. Inoltre, più la lappatura è “...a regola d’arte...”, più le operazioni di manutenzione e pulizia saranno facilitate. Per quanto riguarda il materiale si è già detto che DEVE assolutamente trattarsi di acciaio inossidabile della migliore qualità perché:


- È più facile da lappare
- Resiste meglio alla corrosione determinata dagli agenti esterni
- Resiste meglio all’usura cagionata dal passaggio del proiettile
- Ha una minore porosità superficiale


Quasi tutte le canne da competizione di produzione attuale sono lappate in maniera semi - manuale o addirittura manuale. Le canne migliori tra quelle attualmente in circolazione sono quelle prodotte da Lilja, Shilen, Hart, Schneider, Douglas e Krueger. A ragion veduta si può dire che più o meno si equivalgono, anche se un discorso a parte lo meritano le canne prodotte dalla Lilja. Si tratta delle canne che hanno il monopolio assoluto nelle competizioni di Bench - Rest e possono essere definite a giusta regione come un prodotto sui generis poiché sono le uniche canne ad essere rifinite “totalmente a mano” nel vero senso della parola. Naturalmente sono molto costose ed i tempi di attesa, considerando che l’azienda è di tipo semiartigianale, sono molto lunghi. Per gli armaioli che costruiscono fucili di precisione di altissimo livello vale la pena aspettare, mentre per le FF.AA. che hanno esigenze ben diverse i tempi devono necessariamente essere più ristretti. Le canne attualmente più diffuse tra le FF.AA. sono quelle prodotte da Shilen, Hart, Schneider e , più raramente, Douglas. Ad esempio il modello M- 40 A1 / A2 dei Fucilieri di Marina americani utilizza delle canne prodotte dalla Hart, il McMillan M - 86 adottato dagli Incursori di Marina americani utilizza canne prodotte dalla Douglas, mentre il Robar SR - 90 adottato da numerose FF.AA. e di Polizia utilizza canne prodotte dalla Schneider. Il prezzo di queste canne oscilla mediamente tra le 800.000 ed 1.000.000 di lire, dal che si deducono due importantissime considerazioni:


- Si tratta di prodotti estremamente economici se paragonati a quelli normalmente in circolazione sul mercato e reclamizzati piuttosto eufemisticamente come “...canne di  precisione...”
- Possono essere acquistati per “ricondizionare” (= sostituire la canna di) sistemi d’arma già  in possesso delle FF.AA. le cui canne hanno esaurito la vita operativa media o risultano palesemente imprecise


In ogni caso è essenziale diffidare dalla canne reclamizzate come “...canne da competizione...” quando provengono dalla produzione di massa!! Tre parametri molto importanti che i vertici delle FF.AA. DEVONO tassativamente considerare in sede di scelta della canna sono i seguenti:


- Il passo di rigatura
- La lunghezza totale
- Il numero delle rigature


Supponendo, come logica e buonsenso vorrebbero, che il sistema d’arma sia camerato per il calibro 7,62x51 mm NATO, la canna dovrà avere una lunghezza compresa tra i 550 ed i 650 mm, un diametro esterno di circa 20 - 22 mm ed un passo di rigatura compreso tra 1 giro in 10 e 1 giro in 12” (N.B. si ricordi che per questo calibro è necessario che la palla, in rapporto a quella che è la lunghezza della canna, compia un numero di giri su se stessa compreso tra 1,7 e 2,4). Per canne inferiori ai 650mm di lunghezza, il passo di rigatura di 1 giro in 12” è ottimale per le palle di peso medio, cioè per quelle comprese tra i 155 ed i 175  grs., mentre per pesi di palla superiori è preferibile optare per passi da 1 giro in 11” (o, meglio ancora, di 1 giro in 10”). Va sempre ricordato che più la canna è CORTA (cioè ha una lunghezza pari o inferiore ai 600mm o si avvicina ai 550mm) e più il passo deve essere “stretto” (ad esempio 1 in 10”) mentre più la canna è LUNGA (cioè più si avvicina a 650mm di lunghezza totale) e più il passo deve essere “largo” (ad esempio 1 in 12”). Ad esempio, il passo di 1 giro in 12” con canna di lunghezza NON inferiore ai 610mm (24”) è OTTIMALE con palle di peso medio: fino ai 300 m con questa combinazione si ottengono risultati interessanti in termini di precisione!! Oltre ai 610mm (cioè oltre i 24" tipici di molte armi civili) si può usare comunque il passo di 1 giro in 12" anche con palle relativamente pesante, solo che le FF.AA. non sempre possono impiegare canne "lunghe", per cui la scelta del passo potrebbe risultare problematica!! Dal momento che nelle FF.AA. le distanze di ingaggio dei bersagli sono ben oltre i 300 m, la scelta più lungimirante sarebbe  quella di optare per una canna non troppo lunga con un passo di rigatura di tipo intermedio, come ad esempio quello di 1 giro in 11”: il Remington M - 24 SWS adotta un passo da 1 giro in 11,25”. La scelta della Remington può considerarsi ottimale perché consente l’utilizzo sia di palle di peso medio (168  grs.), sia di palle di peso medio-pesante (180 - 190  grs.). In realtà, esiste la possibilità di effettuare un compromesso che permette di utilizzare canne con passi di 1 giro in 12” anche da parte delle FF.AA.. Si tratta di realizzare contemporaneamente le seguenti condizioni:


- Usare canne con non meno di 6 rigature (N.B. se la canna ha meno di 6 rigature, è conveniente che la sua lunghezza sia prossima ai 26”, perché si ottiene una stabilizzazione ottimale solo se il numero di giri compiuti dalla palla su se stessa è compreso tra 1,7 e 2,4)
- Usare palle di peso non superiore ai 175 grs., spinte a velocità prossime agli 800 m/s con  canne di lunghezza non eccessivamente ridotta (N.B. per palle di peso superiore  devono valutarsi in maniera combinata il passo di rigatura e la lunghezza totale della  canna)
- Usare palle con coefficiente balistico il più elevato possibile e con sezione di guida (driving band) di dimensioni adeguate
- Usare palle a profilo accuminato e con base rastremata
- Usare, ove possibile, canne di lunghezza non inferiore ai 25”


Per esaltare ulteriormente la precisione intrinseca molti costruttori (specie a livello artigianale) preferiscono utilizzare canne con rigature poligonali o semipoligonali. L’esempio più eclatante è rappresentato dai primi Mc-Millan M40 (versioni A1 ed A2) ed M86, i quali utilizzavano canne poligonali con passo di 1 giro in 12” (sempre con 6 rigature), e davano eccellenti risultati con le cartucce tipo M118 ed equivalenti. Prima di procedere oltre è preferibile fare alcune specificazioni sulla stabilizzazione giroscopica dei proiettili e sul significato reale del concetto di stabilità. Spesso si sente dire che un certo passo di rigatura "...è o non è in grado di stabilizzare un certo peso di palla ..." senza dare ulteriore spiegazione. In realtà occorrerebbe distinguere tra stabilità dinamica (Sd) e stabilità giroscopica (Sg) prima di poter affermare con sicurezza se un certo proiettile risulta o meno stabilizzato da un dato passo di rigatura. In termini estremamente semplificati, la stabilità dinamica è un parametro che indica con quale rapidità e con quale livello di sincronia le frequenze di oscillazione verticale ed orizzontale (v. voce a se) si smorzano al passare del tempo, mentre la stabilità giroscopica è un parametro che indica la capacità di un proiettile di far prevalere (durante il suo moto di avanzamento verso il bersaglio) il moto di rotazione assiale rispetto al moto di rotolamento lungo il proprio asse verticale. Fino agli anni ’50 del XX secolo si riteneva che per avere un proiettile perfettamente stabile fosse sufficiente ottenere la condizione Sg > 1. Successivamente si è osservato come Sg ed Sd fossero inscindibilmente collegati fra loro, e come fosse dunque necessario rivedere il criterio generale di stabilità dei proiettili. Attualmente si ritiene che un proiettile, per essere stabile, debba rispettare la seguente condizione:



                                                                                       Sg > [1 / Sd(2 - Sd)]



Invece di ritenere necessario e sufficiente, ai fini della stabilità, un valore di Sg superiore a 1, oggi si ritiene fondamentale che il primo membro della disequazione sia maggiore del secondo. In sintesi, le condizioni di stabilità possono essere così riassunte:


- i fattore di stabilità giroscopica (Sg) deve SEMPRE essere MAGGIORE di 1

- il fattore di stabilità dinamica (Sd) deve SEMPRE essere COMPRESO tra 0 e 2
                                               

In altre parole, il fattore di stabilità giroscopica (Sg) deve essere superiore a 1, mentre il fattore di stabilità dinamica (Sd) deve essere compreso tra 0 e 2. Normalmente si cerca di avere una Sd con valori prossimi all’unità (ad esempio 0,8 - 1,2) in maniera tale da ottenere comunque un valore di Sg positivo. Si noti che se Sd fosse “troppo piccolo” (ad esempio Sd superiroe a 0,5) o “troppo grande” (ad esempio Sd  > 1,5) la palla risulterebbe comunque dinamicamente instabile in entrambi i casi, a causa della presenza di oscillazioni ad alta o bassa frequenza. Posto che deve essere Sg maggiore di 1 e Sd compreso tra 0 e 2, solitamente si sceglie di lavorare con valori di Sd < 1 ma comunque il più vicino possibile all’unità, condizione che permette di avere una palla giroscopicamente STABILE ma con una LIEVE instabilità dinamica, che però è destinata a livellarsi con il passare del tempo. In termini concreti, questo significa che il passo di rigatura NON deve mai essere scelto a caso e, in particolare, che NON deve mai essere scelto un passo troppo “stretto” rispetto alle reali esigenze operative. Un passo di rigatura troppo stretto o troppo giusto finirebbe per determinare fenomeni oscillatori ad alta frequenza che inficerebbero la Sd della palla. Un esempio eccellente in questo senso è dato dalla Federal Gold Medal con palla da 168 grs. tipo HPBT lanciata a poco meno di 800 m/s in un’arma con un passo di rigatura di 1 giro in 12”. Alla bocca, pur essendo Sg pari a 1,7, la palla è INSTABILE sotto il profilo DINAMICO dal momento che si manifesta un lento movimento epiciclico che sembra (almeno in teoria) destinato a crescere progressivamente. La soluzione più corretta a questo problema sembrerebbe, almeno in linea teorica, quella di optare per un passo di rigatura più stretto, come ad esempio quello di 1 giro in 10”. Sempre in linea teorica, la stabilità perfetta sotto il profilo dinamico si otterrebbe con un passo di 1 giro in 7”, che determinerebbe, tra l’altro, una  Sg pari a 5 (alla bocca). In realtà, l’utilizzo di un passo di rigatura troppo stretto va a pregiudicare la precisione, tant’è vero che i tiratori di Bench-Rest preferiscono utilizzare la cartuccia in commento con armi dotate di un passo di rigatura di 1 giro in 14”. La ragione, apparentemente inspiegabile, di questa scelta è che si preferisce convivere con un piccolo movimento epiciclico destinato comunque a smorzarsi con il passare del tempo, piuttosto che avere un proiettile apparentemente stabile ma destinato a produrre ampi mutamenti di traiettoria sulla lunga distanza. Naturalmente il movimento epiciclico sarà tanto maggiore quanto minore la coassialità della munizione utilizzata. Di solito la tolleranza, in termini di coassialità, dovrebbe essere di ± 0,005 mm anche se la media (escludendo la ricarica specialistica) è di ± 0,05 mm. Espandendo ulteriormente il discorso, per cercare di ottenere i migliori risultati in termini di precisione è opportuno sfruttare i seguenti artifici costruttivi:


- Usare cartucce il più lunghe possibile (in riferimento al singolo calibro) = più la cartuccia è lunga, più lo spazio che la palla dovrà percorrere prima di impegnare la rigatura è ridotto e, di conseguenza, sarà ridotto il valore delle frequenze di oscillazione della palla
- Usare palle di peso medio o medio alto (in riferimento al singolo calibro) = più la palla è pesante e più l’inerzia di cui è dotata sarà elevata e, di conseguenza, minore sarà il valore delle frequenze di oscillazione della palla


Premesso ciò, il comportamento del proiettile può ricadere entro quattro casi fondamentali che possono così essere sintetizzati:


- Proiettile giroscopicamente STABILE con piccoli angoli di imbardata e maggiormente stabile con ampi angoli di imbardata (N.B. movimenti periodici di imbardata e beccheggio di qualsiasi ampiezza sono sempre possibili)
- Proiettile giroscopicamente INSTABILE con piccoli angoli di imbardata ma decisamente più stabile con angoli di imbardata più ampi (N.B. sono sempre possibili movimenti di imbardata e di beccheggio)
- Proiettile giroscopicamente STABILE con piccoli angoli di imbardata ma decisamente meno stabile con angoli di imbardata più ampi
- Proiettile giroscopicamente INSTABILE con qualsiasi angolo di imbardata (N.B. la comparsa di qualsiasi movimento di imbardata o beccheggio è destinato a crescere esponenzialmente con il passare del tempo)


In termini più semplificati, la rotazione impressa dalla rigatura combinata con il fatto che nessuna cartuccia è perfettamente coassiale spinge la palla a muoversi secondo un movimento che in geometria viene definito come epiciclico e che si caratterizza per la compresenza di due distinte frequenze di oscillazione. Queste frequenze sono dette:


- Verticale (yawing frequency), o di beccheggio, derivante dal fatto che il proiettile tende ad andare verso l’alto ogni volta che è inserito nella camera (anche manualmente)
- Orizzontale (pitching frequency), o di imbardata, derivante dal fatto che il proiettile tende a ruotare verso destra a causa della tipologia della rigatura


Va sottolineato che ogni successivo movimento della palla ha un’ampiezza minore del precedente a causa, principalmente, dello smorzamento della frequenza di imbardamento. Più precisamente le due frequenze, di beccheggio e di imbardamento, tendono a smorzarsi all’aumentare della distanza pur se in tempi diversi. In linea del tutto generale, è la frequenza di beccheggio che tende a smorzarsi per prima, mentre quella di imbardata tende a smorzarsi più lentamente. Tornando all’esempio precedente, cioè quello relativo alla Federal Gold Medal, si può notare che, tra i 180 e i 200 m la punta della palla oscilla attorno all’asse della medesima di 1,7 - 1,8°. Tra i 520 ed i 550 m la frequenza di beccheggio è praticamente scomparsa, mentre quella di imbardata continua a smorzarsi e l’oscillazione della palla è passata a 2,2 - 2,3°. Superati gli 800 m la frequenza di imbardata continua a smorzarsi mentre l’oscillazione della palla si attesta sui 4,8 - 5°, valore che rimarrà stabile anche oltre i 1000 m. Quello che si vuole dire è che il fattore di stabilità giroscopica aumenta con il crescere della distanza a causa del fatto che Sg è direttamente proporzionale al quadrato del rapporto tra velocità assiale (P0) e velocità alla bocca (V0). Siccome la velocità alla bocca diminuisce più rapidamente della velocità assiale, Sg cresce all’aumentare della distanza. Nel caso in esame, Sg passa da un valore di 1,7 (alla bocca) ad uno di 5,9 (a 1000 m) e, cosa importante, non si registrano variazioni significative sia con il passo di 1 giro in 10”, sia con il passo di 1 giro in 14”. Taluni potrebbero meravigliarsi del fatto che Sg aumenta al crescere dell’oscillazione della punta del proiettile, tuttavia, questa oscillazione non è un fattore limitante la stabilità giroscopica, bensì l’espressione di una lievissima instabilità dinamica causata da un movimento di imbardata a bassa frequenza. Questo movimento, come si è già visto, cresce progressivamente fino ad una certa distanza (solitamente fino a 750 - 800 m) per poi stabilizzarsi su di un certo livello a causa principalmente dell’azione di una serie di forze non lineari (principalmente a causa del c.d momento di Magnus) che agiscono sui proiettili lanciati nell’atmosfera terrestre. Quello che si vuole dire, conclusivamente, è che dal punto di vista costruttivo si preferisce avere una Sg alta e, contemporaneamente, convivere con una lieve instabilità dinamica comunque destinata a stabilizzarsi. Questo è il motivo per il quale la quasi totalità dei costruttori opta, in riferimento al calibro 7,62 NATO, per il passo di rigatura di 1 giro in 12”, cioè per un passo che teoricamente non sarebbe idoneo a garantire una stabilizzazione (dinamica) perfetta. Sempre per lo stesso motivo la quasi totalità dei costruttori moderni afferma che è possibile utilizzare “palle pesanti” (180 - 190 grs.) in armi con passo di rigatura di 1 giro in 12”. Come si è visto NON si tratta di una affermazione del tutto CORRETTA sotto il profilo scientifico, ma che in realtà dimostra una certa valenza sotto il profilo pratico: si sceglie il compromesso invece di ricercare a tutti i costi un’utopia. È chiaro che “per usare correttamente questo compromesso”, moltissimo (se non tutto), dipende dall’utente finale, il quale deve:


- Realizzare una cartuccia il più coassiale possibile, cioè con eccentricità MINIMA (minimum run-out)

- Realizzare una cartuccia il più lunga possibile in riferimento all’arma da utilizzare

- Tenere conto delle dimensioni della camera di cartuccia e dell’inizio di rigatura (N.B. tutte  le armi camerate per il 7,62 NATO e destinate all’armamento delle FF.AA. possiedono una camera con un inizio di rigatura molto più lungo del normale)

 
Passando a munizionamento decisamente più POTENTE, per sistemi d’arma camerati, ad esempio, in calibro .300 Winchester Magnum, il passo di rigatura sarà TASSATIVAMENTE quello di 1 giro in 10” (necessario per stabilizzare palle di peso compreso tra i 190 ed i 220  grs.), il diametro esterno sarà di 22 - 25 mm e la lunghezza totale sarà compresa tra i 650 ed i 750 mm. Per il .338 Lapua Magnum il passo di rigatura richiesto è di 1 giro in 10”, mentre per il 7 mm Remington Magnum è di 1 giro in 9”. Il principio fondamentale da rispettare nella scelta della canna è che più la munizione è potente, più la stessa DEVE essere lunga (per consentire la corretta combustione della polvere) e pesante (per diminuire il rinculo ed il rilevamento). La canna DEVE essere pesante non solo per diminuire il rilevamento ed il rinculo, e quindi per rendere l’utilizzo del sistema d’arma il meno gravoso possibile, ma anche per ridurre il più possibile la c.d. “fase armonica” all’atto dello sparo. Quando il proiettile passa lungo la canna, questa inizierà a vibrare lungo il proprio asse longitudinale in maniera non dissimile dal fenomeno del moto armonico. Per essere più chiari, all’atto dello sparo la canna inizia a vibrare, dalla culatta alla volata, in maniera analoga a come se venisse colpita sulla culatta con una vigorosa martellata! Più la canna è pesante, più e dotata di inerzia all’impulso dato dal proiettile, per cui più la canna è pesante e più la fase armonica della canna sarà minimizzata. La riduzione della fase armonica è importantissima ai fini della precisione perché se dovesse essere troppo elevata, la palla lascerebbe la volata con un angolo a che si verrebbe a formare tra l’asse della canna e la traiettoria del proiettile in volo: questo angolo a è il c.d. “angolo di uscita”. Si noti che se a dovesse essere sensibilmente maggiore di 0,1° (α>>0,1°), i risultati sul bersaglio, in termini di precisione, sarebbero a dir poco patetici!! Questo è il motivo ESSENZIALE per il quale tutti i sistemi d’arma di precisione degni di questo nome utilizzano canne da competizione di tipo pesante. Premesso che, normalmente, l’angolo di uscita di un sistema d’arma destinato al tiro di interdizione è attorno agli 0,010°, in linea di massima si può aggiungere che:


- Se l’angolo d’uscita è inferiore a 0,025° - 0,020° e prossimo a 0,010°, l’arma può essere  proficuamente utilizzata, ad esempio, per fini addestrativi  

- Se l’angolo d’uscita è inferiore a 0,075° e prossimo a 0,020°, l’arma può comunque essere utilizzata, ad esempio, per fini addestrativi o di studio

- Se l’angolo d’uscita è compreso tra gli 0,050° e gli 0,075°, l’arma è ancora in condizioni di essere utilizzata, ma le sue condizioni vanno segnalate al competente Addetto all’Armamento ed al Munizionamento

- Se l’angolo d’uscita è compreso tra gli 0,050° e gli 0,10°, l’arma è immediatamente da  revisionare

- Se l’angolo d’uscita è superiore agli 0,10° l’arma va scartata (o revisionata)in quanto o la  canna “é troppo leggera” per effettuare del tiro di interdizione, oppure la rigidità strutturale dell’intero sistema d’arma sta venendo meno


Volendo misurare l’ampiezza dell’angolo di uscita di un qualsiasi sistema d’arma, è necessario ricorrere a strumenti di misura estremamente complessi e sofisticati (fotocamere, sensori di prossimità, sofisticati software di gestione, modelli matematici  approntati ad hoc per l’analisi del fenomeno) che dovrebbero riuscire a cogliere l’oscillazione impercettibile della canna nel lasso di tempo compreso tra l’inizio del movimento della palla nella rigatura ed il momento in cui la stessa lascia la volata. Questi strumenti dovrebbero poi riuscire a tenere DISTINTI (cosa alquanto difficile) i fattori INTRINSECI dell’oscillazione (N.B. si tratta essenzialmente della struttura della canna, con particolare riferimento alla sua rigidità, alle sue dimensioni ed alla velocità di propagazione del calore e delle vibrazioni) dai fattori ESTRINSECI della medesima (N.B. principalmente si tratta della coassialità della cartuccia rispetto alla camera di scoppio e della coassialità tra palla e bossolo), che insieme sono responsabili della formazione dell’angolo di uscita. Per dovere di correttezza, va comunque sottolineato che, sotto il profilo pratico, all’utente finale il valore effettivo dell’angolo d’uscita NON interessa molto. Più che altro si tratta di un parametro che interessa alle Aziende produttrici di armi lunghe in almeno tre fasi costruttive, e cioè:


- Durante la fase del c.d. “studio di fattibilità” che precede l’inizio della produzione vera e     propria
- Durante la fase di realizzazione dei prototipi
- Durante il passaggio tra fase prototipale ed inizio della produzione vera e propria


Ad ogni modo, per chi lo desidera, esiste un metodo INDIRETTO che consente di calcolare, con grossolana approssimazione, il valore dell’angolo di uscita, il che permette di valutare (approssimativamente) l’efficienza di un determinato binomio arma - munizione. Per dovere di correttezza va sottolineato che, in nessun caso, questo metodo consente di valutare il livello di precisione assoluta di un determinato sistema d’arma, ne tantomeno permette di confrontare tra di loro due o più armi!! Partendo da alcune semplici cognizioni di trigonometria (per le quali si rimanda il lettore ad un testo specialistico), è possibile sostenere che l’angolo d’uscita è pari a:



                                                                                   α = arctang (FDB : Db)  




                                                                                                  LEGENDA

- α = angolo d’uscita (espresso nel sistema arco - ora o sessagesimale che dir si voglia)
- FDB = Fattore di Dispersione Balistica (misurata in metri o, più precisamente, misurata in  mm sul bersaglio cartaceo ma successivamente convertita in metri, prima  dell’operazione matematica, per rispettare il principio di omogeneità delle unità di  misura)
- Db = distanza dal bersaglio (misurata in metri)


Particolare attenzione da parte del lettore merita senza dubbio il Fattore di Dispersione Balistica (FDB), un parametro alquanto bistrattato e sul quale esiste parecchia confusione!! In termini tecnici, esso corrisponde alla MEDIA, misurata in mm, dell’ampiezza delle rosate ottenibili da uno specifico sistema d’arma realizzate alle seguenti condizioni:


- Utilizzo di un sistema d’arma la cui canna sia perfettamente PULITA ed ASCUITTA
- Utilizzo di un solo tipo di munizioni (N.B. deve essere effettuata una prova diversa per ogni tipo di munizioni, poiché i dati ottenuti NON devono assolutamente essere mescolati!!)
- Utilizzo di munizioni il più coassiali possibili (N.B. in ogni caso vanno scartate munizioni con  eccentricità superiore a ± 0,050mm)
- Realizzazione in laboratorio a CAS (per il significato, v. voce a se)
- Utilizzo di NON meno di 100 cartucce appartenenti allo stesso lotto
- Esecuzione pratica tramite realizzazione di rosate da non meno di 3 e non più di 5 colpi
- Realizzazione delle singole rosate con intervalli di NON meno di 2 minuti primi tra un colpo  e l’altro per garantire un minimo di raffreddamento alla canna
- Effettuazione di operazioni di pulizia intermedie ogni 10 - 15 colpi per evitare il depositarsi di un eccessivo livello di residui di combustione (N.B. si tratta di applicare del solvente,  di asciugare e di lasciare raffreddare la canna)


Si rammenta che la prova per la misurazione del FDB (che in parole povere corrisponde al valore MEDIO dell’ampiezza della ROSATA realizzata da un determinato sistema d’arma) NON deve essere confusa ne con quelle che prevedono l’esecuzione di rosate di tipo “ampio” (ad esempio 10 o 20 colpi), ne con quelle relative all’esecuzione del c.d. “tiro rapido”: si tratta di cose completamente diverse che NON devono (e non possono) essere confuse tra loro!! In ogni caso è ESSENZIALE che, per ogni tipologia di munizioni, vengano effettuate quante più prove possibili, così come è necessario che vengano effettuate prove pratiche con tutti i tipi di munizioni disponibili (N.B. ovviamente vanno scartate a priori tutte le munizioni non destinate al tiro di interdizione). Questo è IMPORTANTE perché, più dati ci sono e più sarà precisa la misurazione della rosata e, di conseguenza, tanto più sarà precisa la valutazione dell’angolo d’uscita. Una volta calcolato il valore dell’angolo d’uscita, è necessario fare alcune precisazioni, e cioè che:


- Nell’ambito del SINGOLO calibro, le variazioni dell’angolo d’uscita sono pressoché infinitesimali (e quindi trascurabili) per tutta la gamma delle munizioni impiegabili (con la sola eccezione delle munizioni con palle iperleggere o pesanti e/o superpesanti), per cui si può affermare che l’angolo d’uscita rimane pressoché costante al variare del     peso di palla (almeno entro un gamma piuttosto ampia)
- Nell’ambito del SINGOLO calibro, le variazioni dell’angolo d’uscita sono direttamente  dipendenti (in maniera maggioritaria) dalla coassialità tra palla e bossolo e dalla coassialità tra camera di scoppio e cartuccia, per cui i sistemi d’arma a ripetizione ordinaria tendono ad essere più precisi di quelli semiautomatici (con la sola eccezione di quelli dotati di canne molto pesanti e sistemi di alimentazione di tipo “orizzontale”)


La procedura testé delineata permette di ottenere il valore del presunto angolo d’uscita, il quale DEVE necessariamente “...essere preso con beneficio di d’inventario...” da chi ha effettuato i calcoli!! Ed è proprio a causa della sua approssimazione che la sua valenza pratica è molto limitata, così come, sempre per lo stesso motivo, NON si può (e non si deve) utilizzare questo valore per esprimere concetti o grandezze che nulla hanno a che fare con esso. Un esempio concreto potrà forse chiarire meglio il significato di questa precisazione. Il punto essenziale di tutto questo discorso è che, all’atto pratico, NON si può contestualmente affermare che l’angolo d’uscita è adimensionale (affermazione scientificamente corretta) e, subito dopo, affermare che “...posso utilizzare l’angolo d’uscita per misurare l’ampiezza delle rosate eseguite con il fucile X alla distanza Y utilizzando le munizioni Z...”, quando la rosata, per sua natura intrinseca, è DIMENSIONALE!! Dovrebbe essere di dominio comune il fatto che, dopo avere effettuato una rosata di prova, ci reca a misurare la medesima con un righello graduato in mm (o in cm), NON con un goniometro, ne ci si mette ad effettuare la misurazione della rosata, direttamente dalla piazzola di tiro, tramite un teodolite!! Non si può misurare l’ampiezza di una rosata (per definizione dimensionale) con un’unità di misura angolare (per definizione adimensionale). Ragionando per assurdo, sarebbe un po’ come entrare in panetteria e dire qualcosa del tipo “...buongiorno, vorrei un litro di pane...”!! In altre parole, l’angolo d’uscita NON dice tutto della precisione di un determinato sistema d’arma, perché a parità di angolo d’uscita, utilizzando due munizioni diverse (o anche utilizzando gruppi di munizioni simili, l’uno più eccentrico dell’altro) si otterranno risultati che potrebbero essere anche radicalmente DIVERSI in termini di precisione sul bersaglio. Questo è chiaramente dimostrabile quando l’angolo d’uscita viene misurato in laboratorio tramite gli strumenti appropriati, invece che a tavolino, con il calcolatore tascabile, dove si crede di ottenere (o si vuole ottenere) il risultato che più fa comodo a seconda dei casi!L’ossessione di voler misurare a tutti i costi l’ampiezza delle rosate utilizzando un sistema per la misurazione degli angoli, è un tipico esempio di sciatteria intellettuale ravvisabile (alla data della presente pubblicazione) su numerose “riviste di settore” (italiane ed estere), sulle cui pagine molti “...presunti esperti di balistica esterna...” (che spesso frequentano le sedi UITS solo perché lavorano per una certa testata, o che addirittura non hanno nemmeno fatto il servizio militare e parlano di armi...) pontificano le loro assurde teorie pseudo-scientifiche. Queste teorie, che hanno il loro substrato intellettualoide in certa sub-cultura di origine statunitense (in base alla quale tutto DEVE essere tassativamente inquadrato entro schemi fissi, rigidi e prestabiliti, per cui ogni cosa DEVE poter essere misurata e/o valutata entro parametri assoluti finalizzati a creare una “...scala di valori...” da utilizzarsi, non si sa bene per quali scopi...), sono state acriticamente riportate in Italia (ma anche nel resto dell’Europa), in maniera del tutto automatica, sulla base del semplice presupposto che “...se una cosa viene dall’America va bene perché l’America sta più avanti di noi; se una cosa viene dall’Italia o dall’Europa allora non va bene perché è automaticamente negativa, arretrata, sbagliata, etc. ...”. A parte la lurida esterofilia che connota i ragionamenti ed i discorsi di questi pittoreschi personaggi, quello che conta in concreto è che le loro elucubrazioni pseudo-intellettuali non hanno la benché minima base scientifica!! Tanto per fare un esempio di questa testé ricordata “sciatteria intellettuale”, su alcune riviste di settore (italiane e non) è comparsa più volte una domanda del tipo “...a quanti MOA corrisponde un rosata di 50 mm a 200 m?” L’esperto di turno, con un ragionamento senza capo ne coda, ed del quale non erano resi noti i presupposti o le motivazioni scientifiche, spiegava ai lettori che la rosata equivaleva a “... 0,8591 MOA”!! In realtà, una rosata di 50 mm a 200 m si misura in mm (o in cm) NON con un qualsivoglia sistema di misurazione angolare, per cui ne la domanda posta, ne la risposta data dal “saccente di turno” hanno un senso sotto il profilo scientifico!! Una rosata da 50 mm a 200 m misura semplicemente 50 mm, e l’unico commento che si può fare è che NON è una rosata degna di un sistema d’arma di precisione: fine del discorso!! Se si vuole, partendo da questi due dati è possibile tentare di calcolare (matematicamente) il PRESUNTO angolo d’uscita dell’arma oggetto del presente esempio, ma con la NECESSARIA avvertenza che non sarà in ogni caso un  risultato preciso ed attendibile per i seguenti motivi (N.B. la vera misurazione andrebbe fatta in laboratorio, non a tavolino con il proprio calcolatore tascabile!!)


- Non sono precisate le Condizioni Atmosferiche Operative (e non si sa se le CAO coincidano con le CAS, oppure no)
- Non sono specificate le munizioni impiegate
- Non esiste un numero sufficiente di dati che permettano di effettuare una misurazione almeno di tipo preliminare
- Si tratta, in ogni caso, di una misurazione indiretta


Utilizzando la formula indicata in precedenza, il presunto angolo di uscita sarà pari a:


                                                             α = arctang (FDB : Db)

                                                             α = arctang (0,05 : 200)  

                                                             α = arctang 0,00025

                                                             α = 0,01432°


Il risultato trovato rappresenta l’angolo d’uscita misurato con il sistema sessagesimanle (o arco - ora). Volendo, è possibile moltiplicare il risultato trovato per 60, ottenendo così il valore dell’angolo d’uscita, espresso in minuti primi, pari a 0,8954'. Ma, una volta eseguiti questi calcoli, NON si può dire che la rosata in commento “...misura 0,8954 MOA...” o di “...avere calcolato il MOA della rosata...”. Matematicamente parlando sarebbe una grossa fesseria!! In altre parole, sulla base dei pochi dati a disposizione (per altro parziali ed incompleti), si può affermare, con estrema cautela, che l’arma dell’esempio sopra esposto dovrebbe avere un (presunto) angolo d’uscita di 0,01432°. Naturalmente si tratta di un dato che “...va preso con le molle...” e che va verificato sia con altri tipi di munizioni, sia (essenzialmente) con una più attenta analisi in laboratorio!! A supporto di questa affermazione si sottolinea che, anche se in apparenza il dato di 0,01432° sembrerebbe essere molto positivo (N.B. tendenzialmente dovrebbe essere α < 0,1°), in realtà una rosata simile è tipica di un qualsiasi fucile e NON di un sistema d’arma di precisione!! Per convincersene, basta pensare che un fucile realmente preciso, a 200 m realizza rosate dal diametro di 20 mm od inferiori. Questo indica chiaramente come il dato trovato non corrisponda al valore dell’effettivo angolo d’uscita!! Ne consegue, inoltre (e si ribadisce quanto espresso in precedenza), che tutto questo non ha nulla a che vedere con l’affermare arrogantemente (come da anni si continua a fare) che “...il fucile X produce una rosata di 0,01432° (o 0,8594 I) a 200 m ...” ne, tantomeno, con altre affermazioni scientificamente insulse del tipo “...abbiamo effettuato il  calcolo del MOA ed abbiamo appurato che, per il fucile X, è pari a 0,8594...”. (N.B. per il MOA , la confusione che lo circonda e per mancato uso del vocabolario Italiano - inglese, si rimanda il lettore alla voce a se). Un’altra vera e propria “...bestemmia scientifica...”, sempre connessa a questo argomento, riguarda il fantomatico “...confronto di rosate...” tra due ipotetici “fucili di precisione” in ordine ai quali non viene fornita nessun tipo di specificazione. Ad esempio, tempo fa è comparso un articolo dove il solito esperto di turno chiedeva piuttosto arrogantemente ai lettori se, a loro avviso “... fosse più preciso il fucile X, che produceva una rosata di 1,8 cm a 76 m, oppure il fucile Y che produceva una rosata da 6,4 mm a 28 m...”. Qualsiasi studente della Scuola dell’Obbligo che abbia un minimo di padronanza nell’applicazione del sistema metrico decimale e delle equivalenze, risponderebbe all’esperto di turno (più o meno educatamente) di tornarsene sui banchi di scuola!! Inoltre, stante il fatto che “...il nostro esperto...” ha palesemente violato principio di omogeneità nell’impiego delle unità di misura, questa domanda non ha assolutamente alcun senso scientifico!! Ciò significa che le rosate DEVONO tassativamente essere espresse TUTTE in mm, oppure in cm. Ancora, è ormai di dominio comune (per altro da numerosi decenni!) che, se proprio si desidera effettuare un paragone, la misurazione delle rosate va effettuata sulla STESSA identica distanza, e NON a distanze diverse!! Questi esperti ignorano completamente il vecchio adagio in base al quale  “la precisione sul bersaglio è il prodotto dell’uniformità dei componenti chiamati a svolgere un determinato compito”: sono molteplici i fattori che entrano in gioco e che possono dare risultati diversi in termini di precisione sul bersaglio! Va poi ricordato che, tra questi molteplici fattori, ci sono polveri che manifestano drastici segni di decadimento, in termini di precisione, al di là (o in prossimità) di certe distanze, per cui sarebbe errato dire che “...il fucile X è meno preciso del fucile Y...” non  tenendo conto di questo importante aspetto. Ad ogni modo, secondo l’autore di questo fantomatico confronto fra rosate, “...per misurare se è più preciso il fucile X od il fucile Y occorre confrontare il rapporto tra i diametri delle rosate e le relative distanze, in maniera tale da ottenere un unità di misura adimensionata ... tramite la quale calcolare l’angolo sotto il quale si osserva la rosata dal punto di origine del tiro...”. In primo luogo, il nostro esperto si è dimenticato che “...mettendo tutti insieme appassionatamente mm, cm e m...” non si ottiene assolutamente nulla al di fuori di un’immensa castroneria matematica!! A parte questo, non solo sarebbe il caso che, prima di scrivere, “...il nostro esperto...” desse una rapida occhiata ad un buon dizionario della lingua italiana, in quanto la parola “adimensionata” NON esiste nella nostra lingua, ma sarebbe altresì il caso che questa persona evitasse di scrivere se NON sa ASSOLUTAMENTE di che cosa sta parlando !! Infatti, l’inciso  “... sotto il quale si osserva la rosata dal punto di origine del tiro...”, non solo non significa NULLA in lingua italiana, ma è assolutamente PRIVA di qualsiasi significato scientifico!! Ovviamente l’autore di queste castronerie scientifiche non se ne preoccupa minimamente, così come non si preoccupa di rispondere a domande del tipo:


- Quali sono gli scopi dello studio?
- Perché non si utilizzano unità di misura omogenee prima di eseguire i calcoli?
- Cosa si vuole misurare in concreto?
- Perché non si usano le unità di misura in maniera pertinente ?
- Quali sono le conclusioni?


Quello che lascia esterrefatti, in tutti questi discorsi, è l’ossessione di volere a tutti costi confrontare tra di loro grandezze non omogenee al fine di trovare, non si sa bene tramite quale artificio, un qualcosa che sia “...il migliore in assoluto...”! Questa ossessione di trovare la cosa che sia “...migliore del mondo...” è la stessa che ha prodotto altre inequivocabili “...schifezze pseudo - intellettuali...” quali:


- Il fattore potenziale → si tratta di un’idiozia prodotta tempo fa negli USA (per opera di alcuni giornalisti scriventi sulle riviste del settore armiero), ed importata     pedissequamente in Italia (da persone poco attente), il cui scopo è quello di individuare l’arma migliore in assoluto (a prescindere dal tipo, ma basandosi su parametri fissati arbitrariamente e senza alcuna logica)

- Il potere d’arresto → si tratta di una castroneria pseudo - scientifica prodotta negli USA volta ad individuare il calibro migliore del mondo, non in base a criteri scientifici, bensì in base ai capricci ed agli umori di chi ha il solo interesse di dimostrare che “...il calibro migliore del mondo è il .45 ACP...” (cioè un prodotto americano, perché tutto quello che non viene dagli USA è, per i sostenitori di queste assurdità, del tutto inefficiente)

- Il quoziente d’intelligenza → si tratta di un’altra bestialità pseudo - scientifica sorta negli  USA (ad opera degli studiosi di criminologia), all’incirca negli anni ‘30,   originariamente per meri scopi di discriminazione sociale e / o razziale (N.B. l’idea  originaria era quella di dimostrare che i criminali erano tutti poco intelligenti, e che quindi tutti i soggetti intellettualmente poco dotati fossero automaticamente inclini al crimine ... peccato che l’evoluzione scientifica ha dimostrato l’esatto contrario, e cioè che la maggior parte dei criminali sono estremamente intelligenti!!), e successivamente diffusasi a macchia d’olio per banali motivi di costume (N.B. a seconda di come si supera un determinato numero di test di deduzione logica, è possibile calcolare il valore del quoziente intellettivo di un dato individuo ... peccato che la medicina  moderna ha dimostrato che, allo stato attuale, non ci sono modi per misurare l’esatta  entità dell’intelligenza umana, facoltà per altro non misurabile, ma esistono solo metodologie per valutarne indirettamente solo alcuni aspetti !!! )


Tutto questo non significa che bisogna rigettare la cultura degli altri Paesi, ma significa semplicemente che non bisogna prendere automaticamente per oro colato tutto quando viene dall’estero. Ci sono già troppe persone che soffrono di esterofilia cronica in Italia, per cui sarebbe veramente il caso di iniziare realmente a ragionare con la propria testa per arrivare a capire se una cosa “...funziona davvero o se si tratta di una mera castroneria...”!! Terminata questa lunghissima, ma DOVEROSA, digressione scientifica, analizziamo gli altri motivi per i quali si rivela necessario l’impiego di una canna di tipo pesante nei sistemi d’arma destinati al tiro di interdizione. Un altro motivo per il quale vengono adottate canne pesanti è quello di favorire al massimo la dissipazione termica. Dal momento che la dissipazione termica è direttamente proporzionale alla superficie radiante, più il diametro esterno della canna è elevato, più la dissipazione termica sarà elevata, e quindi la canna tenderà a raffreddarsi più velocemente (rispetto ad una di tipo non pesante) a parità di colpi sparati. Per questo motivo, durante la seconda metà degli anni ‘90 del XX secolo hanno cominciato a diffondersi le canne c.d. “scanalate” (fluted barrel), cioè canne da competizione di tipo pesante con delle leggere scanalature longitudinali che vanno, più o meno, da circa 100 mm dopo la camera di cartuccia a circa 50 mm dietro il vivo di volata. Si tratta di un espediente ingegnoso che AUMENTA ancora di più la dissipazione termica: un esempio eccellente di questa tecnica si può trovare sul Robar SR - 90 (v. voce a se). Venendo al numero di rigature, lo standard attuale per le canne da competizione è di 6 rigature a passo costante. Per questo motivo è necessario diffidare di tutti quei sistemi d’arma che adottano canne da sole 4 rigature pubblicizzate come “...canne per fucili di precisione...”. Il semplice passaggio da 4 a 5 rigature da già delle notevoli differenze in termini di precisione, mentre il passaggio da 4 a 6 rigature determina una modifica impressionante nella precisione intrinseca alle brevi e medie distanze: con canne simili, rosate (di 3 colpi) da 10 - 15 mm a 100 m diventano assolutamente normali!! E' comunque vero che, come accade per tutte le cose, anche in questo caso ci possono essere delle eccezioni.


segue - l'azione



Passando all’azione (action), essa rappresenta l’organizzazione meccanica dell’arma e, com’è già stato detto in precedenza, può essere di tipo ordinario (bolt action) o semiautomatico (semi - auto). L’azione di tipo ordinario, o ad otturatore girevole - scorrevole che dir si voglia, rappresenta l’organizzazione meccanica più diffusa nel settore delle armi di precisione per i seguenti motivi:


- Maggiore semplicità costruttiva
- Maggiore facilità di manutenzione ordinaria e straordinaria
- Maggiore silenziosità di funzionamento
- Minore possibilità di rotture, inceppamenti o malfunzionamenti
- Minore peso in assetto operativo (= maggiore portabilità)


Il consiglio che si può dare in questa sede per quanto concerne il sistema d’arma da adottare, è che le FF.AA. scelgano un fucile a ripetizione ordinaria realizzato “...per assemblaggio...”, cioè costruito con i migliori “pezzi” presenti sul mercato mondiale. I migliori sistemi d’arma attualmente in circolazione sono realizzati con questa tecnica, e a tutti gli effetti si può dire che si tratta delle armi più precise, più robuste e più economiche specie se paragonate ai “...fucili di precisione...” della produzione di massa. La maggiore semplicità costruttiva di questa organizzazione meccanica e la conseguente scarsa possibilità di inceppamento rendono questi sistemi d’arma particolarmente adatti all’impiego da parte delle FF.AA. Si tenga conto del fatto che queste armi si trovano spesso a dovere funzionare in ambienti particolarmente disagevoli dove un’arma di tipo semiautomatico potrebbe trovare non poche difficoltà a funzionare correttamente. Un altro vantaggio importante delle armi a ripetizione ordinaria è costituito dalla loro silenziosità di funzionamento. Essendo operate manualmente dal tiratore, non ci sarà alcun rumore dovuto a molle “...che si aprono...”, otturatori che “sbattono” o altri tipi di rumori che possono rivelare al nemico la presenza di un tiratore scelto. Uno dei principali difetti delle armi semiautomatiche è proprio quello della loro eccessiva rumorosità, tant’è vero che sono pochissime, allo stato attuale, le armi di questo tipo che possono considerarsi del tutto “...silenziose...”. Va poi aggiunto che il funzionamento di tipo manuale consente di ottenere un altro vantaggio in termini di precisione intrinseca del sistema d’arma. Spesso si dice, piuttosto presuntuosamente, che “...le armi a ripetizione ordinaria sono sempre più precise di quelle semiautomatiche...” senza spiegarne la ragione. Il motivo NON deve essere ricercato nella singola appartenenza ad un genus piuttosto che ad un altro ma, piuttosto, ad una singola fase del funzionamento di questi sistemi d’arma che è la fase di cameratura. Nelle armi a ripetizione ordinaria, dal momento che il funzionamento è manuale, la fase di cameratura avviene in maniera molto morbida e SENZA compromettere la coassialità delle munizioni. Nelle armi semiautomatiche, viceversa, la fase di cameratura è, almeno di norma (poiché esistono delle eccezioni), abbastanza “violenta” e tale da alterare la concentricità dei proiettili: naturalmente la differenza tra una munizione concentrica ed una non concentrica è ENORME in termini di precisione!! Un ulteriore vantaggio delle armi a ripetizione ordinaria è quello del peso totale INFERIORE rispetto a quello delle armi semiautomatiche. A livello indicativo, il sistema d’arma “ideale” per le FF.AA. dovrebbe pesare circa 6,5 Kg “...in assetto operativo...”, cioè carico e dotato di ottica e se si pensa, ad esempio, che il PSG - 1 pesa attorno ai 9 Kg le conclusioni sono subito fatte. Naturalmente tutto questo non significa che le armi semiautomatiche siano inferiori o peggiori di quelle a ripetizione ordinaria poiché le prime hanno vantaggi che le seconde non hanno, ad esempio:


- La fase armonica nettamente ridotta
- Il rinculo ridotto
- La celerità di tiro nettamente superiore


Per quanto concerne il tipo di azione utilizzato per la costruzione dei sistemi d’arma di maggior pregio, normalmente le armi prodotte sul mercato americano vengono realizzate partendo dall’azione Remington modello 700 BDL (cioè quella c.d. corta) o, più raramente, sull’azione Winchester modello 70. Viceversa le armi costruite in Europa sono realizzate partendo dalle azioni prodotte rispettivamente dalla Mauser o dalla Sako, avendo cura di scegliere tra quelle un “...po’ datate...” poiché le azioni più recenti hanno perso molta della qualità di un tempo. Si tenga presente che un sistema d’arma realizzato per assemblaggio è molto più preciso, più affidabile e più resistente di qualsiasi altro prodotto in serie e, soprattutto, costa molto meno!! L’azione deve poi essere fissata il più rigidamente possibile alla calciatura tramite una particolarissima operazione denominata incassatura o accoppiamento (bedding). Questa operazione può essere fatta in due modi (solitamente considerati come) alternativi:


- Su fibra di vetro (fiberglass - bedding, altresì noto come glass-bedding) = in questo caso si rimuove una parte sottilissima del materiale componente la calciatura posta sotto l’azione e la si sostituisce con della fibra di vetro liquida, la quale asciugando forma un letto di materiale duro e compatto sul quale l’azione si fisserà rigidamente
- Su canotti di Alluminio (pillar bedding) = in questo caso si allargano i fori di passaggio delle viti di tenuta e si inseriscono dei canotti di Alluminio i quali permetteranno di  fissare l’azione in maniera estremamente rigida


La prima forma di incassatura è estremamente complessa e richiede l’intervento di un armaiolo estremamente esperto a causa del fatto che il letto in fibra di vetro deve essere uniforme e dotato di tolleranze centesimali (= cioè del centesimo di mm!!) per quanto concerne la rugosità superficiale. Una volta asciutta, la fibra di vetro deve risultare perfettamente liscia e priva di imperfezioni al tatto, mentre grumi, fessure od altre imperfezioni devono essere totalmente assenti. Si tenga presente che esistono molti ad affermare di “...essere in grado di effettuare un buon bedding...” ma la realtà è che solo pochi professionisti sono in grado di fare correttamente questa operazione!! Allo stato attuale, in Italia solo 2 o 3 persone al massimo sanno realizzare questa operazione correttamente, mentre la maggioranza degli armaioli sono dei semplici “...creatori di croste...”, nel senso che si limitano ad applicare lievi quantitativi di fibra di vetro liquida sulla calciatura ottenendo risultati abbastanza approssimativi!! I più impreparati asportano materiale e lo sostituiscono con la fibra di vetro SOLO sul fondo dell’azione (rear) e sotto il tassello di rinculo (recoil lug), mentre un vero professionista è in grado di realizzare un letto uniforme di questo materiale per tutta la lunghezza dell’azione. Chiaramente un operazione del genere è molto lunga e costosa, per cui le FF.AA. difficilmente possono indirizzarsi verso armi così elaborate. Si consideri poi che esistono in commercio molte armi che vengono pubblicizzate “...poiché dotate di glass bedding...”, mentre in realtà sono state semplicemente verniciate con della resina epossidica!! Ad ogni modo, è per ovviare ai costi ed alla complessità di questa procedura che si è andato diffondendo in questi ultimi anni la c.d. incassatura su canotti (pillar bedding). Questa procedura offre dei notevoli vantaggi sull’incassatura tradizionale poiché è molto più semplice e non richiede il grado di esperienza necessario per realizzare la canonica incassatura su fibra di vetro. Si tenga poi presente che attualmente esistono in commercio calciature di elevatissima qualità che semplificano ancora di più tutte le operazioni di incassatura. Calciature dotate di anima in Alluminio aeronautico come quelle prodotte dalla H - S Precision (v. voce a se) consentono di realizzare un’ottima incassatura semplicemente unendo l’azione alla calciatura medesima e stringendo opportunamente le viti con l’apposita chiave dinamometrica (torque wrench). A tal proposito si rammenta che le viti di tenuta dell’azione vanno serrate partendo PRIMA dalla vite anteriore e passando POI a quella posteriore. Se le viti fossero tre, quella intermedia (cioè quella solitamente posta davanti alla guardia del grilletto) deve subire un blando serraggio, comunque di valore non equivalente a quello delle due viti restanti. Il valore del serraggio varia, subordinatamente alla tipologia della calciatura, secondo uno schema che può così essere riassunto:


(Caso 1)

- Calciatura in legno, con o senza trattamento conservativo, senza operazioni di incassatura = 3,40 - 3,95 ± 0,05 Nm

(Caso 2)

- Calciatura in legno, con o senza trattamento conservativo, con operazioni di incassatura su fibra di vetro = 4,55 - 5,10 ± 0,05 Nm

(Caso 3)

- Calciatura in materiale sintetico, varie tipologie, con operazioni di incassatura su fibra di vetro = 6,25 - 6,80 ± 0,05 Nm

(Caso 4)

- Calciatura in materiale sintetico, varie tipologie, con operazioni di incassatura su canotti di alluminio o di acciaio = 6,80 - 7,35 ± 0,05 Nm

(Caso 5)

- Calciatura in materiale sintetico, varie tipologie, con anima in alluminio aeronautico = 7,35 - 7,50 ± 0,05 Nm (N.B. alcune calciature possono richiedere anche valori di 8 Nm)


Più ci si avvicina al corretto valore di serraggio, più la rosata si restringe. Se questo valore dovesse essere superato, i colpi inizieranno a disporsi verticalmente sul bersaglio. Qualora ciò si verifichi, è sufficiente allentare leggermente le viti (normalmente di circa 0,5 Nm) per ottenere il valore di serraggio corretto. L’operazione di serraggio delle viti di tenuta tramite chiave dinamometrica è ignorata da molti, mentre in realtà dovrebbe essere perfettamente chiaro che si tratta di un’operazione fondamentale per avere un’arma in perfetta efficienza. Il motivo risiede nel fatto che tramite questa operazione l’azione viene vincolata il più rigidamente possibile alla calciatura in modo da “...non muoversi tra un colpo e l’altro...” sotto l’azione del rinculo. Molti dei migliori fucili della produzione semiartigianale (mondiale) attualmente in circolazione sono realizzati sfruttando la tecnica dell’incassatura su canotti ed i risultati in termini di precisione sono eccellenti. La calciatura (stock) è “...il collante...” che unisce tutti i componenti del sistema d’arma e rende effettivamente possibile il suo utilizzo sul campo. La sua caratteristica principale deve essere quella di mantenere bloccato il più rigidamente possibile la canna e l’azione durante il trasporto ed il fuoco sul bersaglio, il che significa che non deve piegarsi, flettersi o stortarsi in nessun caso al variare di umidità, temperatura e pressione. Questo è il motivo per il quale è IMPERATIVO che la calciatura NON sia di legno e, qualora lo fosse, è necessario che venga sostituita con una realizzata in materiale sintetico. Il legno è sottoposto a continui mutamenti interni ed esterni di natura biologica, ed è altamente sensibile alle variazioni esterne di umidità, pressione e temperatura, dilatandosi, restringendosi o torcendosi su se stesso. Questa elevata sensibilità agli agenti atmosferici si traduce, in pratica, in una palese variazione del punto d’impatto ed in una perdita conseguente dell’azzeramento. È abbastanza intuitivo comprendere che le calciature in legno sono da scartare nella maniera più assoluta e che in sede di valutazione per l’acquisto di un qualsiasi sistema d’arma, il Ministero della Difesa e le FF.AA. devono scartare l’ipotesi di acquistare armi dotate di calciature realizzate in legno. Purtroppo in passato è stato commesso più volte l’errore di acquistare sistemi d’arma (a prezzo elevato) reclamizzati quali “...fucili di precisione per impieghi speciali...” inspiegabilmente dotati di calciature in legno, con il solo risultato (per le FF.AA.) di avere speso molti soldi e di avere a disposizione armi di mediocre precisione. Per questo motivo è necessario:


- O acquistare nuovi sistemi d’arma con calciature in materiale sintetico
- O “ricondizionare” adeguatamente i sistemi d’arma già ad inventario delle FF.AA. sostituendo la calciatura originale con una in materiale sintetico


Queste calciature, comunemente definite come “...realizzate in materiale composito...” vengono costruite in due modi:


- Con un guscio esterno in fibra di vetro ed un’anima in resina epossidica
- Con un anima di Alluminio aeronautico ricoperta da un impasto di Kevlar e Grafite


Particolare attenzione da parte delle autorità competenti (all’acquisto finale) deve essere posta sul fatto che esistono in commercio molte calciature in materiale sintetico, ma solo pochissime sono realizzate in materiale idoneo all’impiego da parte delle FF.AA. e possono, di conseguenza, garantire la precisione richiesta. Il 90% circa della calciature in materiale sintetico attualmente in circolazione è costituito da due semplici gusci di policarbonato saldati tra loro, e ad un esame visivo ciò appare abbastanza evidente perché:


- È possibile localizzare facilmente il punto di  saldatura dei due gusci
- Se colpite leggermente sulla superficie esterna, queste calciature “suonano a vuoto”


Allo stato attuale le calciature MIGLIORI sono quelle prodotte dalla McMillan e dalla H - S Precision. La prima è una ditta per certi versi “storica”, che da anni produce calciature in materiale sintetico per le FF.AA. americane e che da molti anni a questa parte è titolare dell’appalto per la fornitura di calciature per i Fucilieri e per gli Incursori di Marina statunitensi. Due fucili realizzati con le calciature prodotte dalla McMillan sono rappresentati dai modelli M-40 ed M-86. Il primo, camerato per il calibro 7,62x51 mm NATO, è da oltre trent’anni il fucile dei tiratori scelti dei Fucilieri di Marina americani ed è anche utilizzato dai reparti speciali delle Forze dell’Ordine americane (principalmente DEA ed FBI). Il secondo è utilizzato dagli Incursori di Marina americani ed è disponibile nei calibri 7,62x51 mm NATO e .300 Winchester Magnum. Per quanto riguarda le calciature prodotte dalla H - S Precision, esse sono diventate famose per essere utilizzate dalla Remington nella costruzione del modello M - 24 SWS, poi adottato dall’Esercito americano come fucile di precisione per i loro tiratori scelti (v. voce a se). Le calciature prodotte da queste due ditte si equivalgono, tuttavia esiste una importante differenza tra quelle prodotte dalla H - S Precision e quelle realizzate dalla McMillan, infatti le prime sono dotate di un’anima di Alluminio aeronautico che facilita enormemente tutte le operazioni di incassatura dell’azione, il che si traduce in un notevole risparmio di tempo e di denaro. In sintesi, è quindi fondamentale che la scelta delle FF.AA. sia limitata alle sole calciature prodotte da queste due ditte a causa della loro comprovata affidabilità. Le uniche calciature che possono competere con quelle delle ditte testè citate sono quelle, realizzate in fibra di vetro ed alluminio, commercializzate dalla Accuracy International, il cui presidente e fondatore è Malcolm Cooper, un pluridecorato campione internazionale di tiro nella specialità con arma libera. Va infine rammentato che, in tempi abbastanza recenti, alcune ditte europee (Mauser e Blaser tra le altre) hanno iniziato la commercializzazione di calciature in leghe aerospaziali.


segue - il pacchetto di scatto



Per quanto riguarda lo scatto, è NECESSARIO che il sistema d’arma sia dotato di un pacchetto di scatto appositamente realizzato per il tiro di precisione, il che significa:


- Che il peso di sgancio NON deve essere elevato come quello di un fucile d’assalto o NON  sarà possibile ottenere risultati apprezzabili in termini di precisione
- Che il peso di sgancio NON deve essere troppo ridotto al fine di evitare partenze accidentali  dei colpi


Solitamente, la maggioranza dei sistemi d’arma attualmente in circolazione è dotata di pacchetti di scatto regolabili da circa 900 a 2000 grammi e, quasi sempre, il peso dello scatto tipico si aggira sui 1500 grammi. Si può a ragion veduta considerare il peso di 1500 grammi come il migliore compromesso tra le esigenze di sicurezza e di precisione, per cui è consigliabile che le FF.AA. si indirizzino su pacchetti di scatto tarati, o comunque regolabili, su questo livello di durezza. Per migliorare il più possibile la vita operativa del pacchetto di scatto è necessario che gli armieri di Reparto:


- Puliscano l’interno utilizzando la c.d. “benzina bianca” (cioè il comune combustibile per accendini) o altri idrocarburi estremamente volatili, evitando in tutti i modi di utilizzare lubrificanti di densità medio - alta i quali attirerebbero solo impurità e sporcizia con il rischio di provocare malfunzionamenti
- Evitino di modificare in qualsiasi modo l’interno dello scatto alterando le dimensioni dei piani di lavoro, la lunghezza delle molle o qualsiasi altra cosa possa ridurre sotto il  limite di sicurezza il valore del peso di sgancio
- Verifichino a scadenze regolari l’esatta entità del peso di scatto, con particolare riferimento alla fase antecedente e susseguente all’utilizzo operativo da parte del personale specializzato


segue - l'ottica di puntamento


Concludendo con l’ottica di puntamento, in questa sede ci si limiterà a dire che è IMPERATIVO che il sistema d’arma scelto dalle FF.AA. sia dotato di un’ottica di puntamento (sniper-telescope, più spesso abbreviato in sniper-scope) che metta il tiratore in grado di sfruttare tutta la precisione intrinseca di cui esso è dotato. La produzione europea è nettamente superiore a quella americana o asiatica, anche se presenta il difetto di avere:


- Costi elevati = la qualità superiore delle ottiche di puntamento europee come quelle realizzate da Zeiss, Swarovski, Kahles o Schmidt und Bender è ampiamente riflessa  dal loro prezzo di listino
- Reticoli poco adatti al tiro di precisione = la quasi totalità delle ottiche di puntamento europee utilizza reticoli specifici per la caccia o, più raramente, per il tiro sui bersagli cartacei (come tali inadatti alle esigenze delle FF.AA.), mentre quelli specifici per il tiro di interdizione possono essere montati solo su ordine specifico del cliente il che comporta, naturalmente, un aggravio monetario ulteriore
- Struttura esterna poco adatta all’utilizzo da parte delle FF.AA. = la quasi totalità delle ottiche di puntamento europee, salvo rarissime eccezioni, ha torrette difficilmente regolabili e troppo delicate per l’uso da parte delle FF.AA.


Il più grosso difetto delle ottiche europee è forse rappresentato dall’estrema difficoltà con cui possono essere effettuate le regolazioni “...sul campo...” da parte del tiratore scelto. Salvo poche eccezioni, le ottiche di produzione europea hanno torrette protette da un minuscolo coperchio che possono essere regolate, a seconda dei modelli, con una moneta, con un cacciavite o, nei modelli più recenti, direttamente a mano dal tiratore. Inutile dire che il solo fatto di realizzare “...dal vivo...” una simile regolazione, se già è complesso e rischioso per le Forze dell’Ordine, è addirittura impensabile da parte di un tiratore scelto delle FF.AA.!! Tranne rarissime eccezioni rappresentate da alcuni modelli prodotti dalla Schmidt und Bender o dalla Hensoldt, tutti gli altri cannocchiali da puntamento europei sono carenti sotto questo punto di vista. Un’altra limitazione delle ottiche di puntamento europee è rappresentata dal reticolo adottato dai vari fabbricanti. Nella quasi totalità dei modelli, i reticoli utilizzati sono adatti SOLO ed esclusivamente o per l’attività venatoria o per il tiro di recisione ai bersagli cartacei, ma NON per il tiro di interdizione. Purtroppo accade spesso che vengano acquistati cannocchiali di puntamento con reticoli totalmente inadatti, il che comporta spreco di denaro pubblico, difficoltà addestrative  e limitazioni operative veramente notevoli. Il reticolo più adatto per il tiro di interdizione è il c.d. “reticolo Duplex” o, più semplicemente, “Duplex”: si tratta di particolare reticolo, specifico per il tiro di interdizione, brevettato dalla Leupold & Stevens molti anni fa (v. voce a se). Un parametro importante che deve essere attentamente valutato in sede di acquisto è il disegno stesso del reticolo, il quale deve essere dotato di capacità telemetriche per facilitare il lavoro del tiratore. A causa della complessità della sua missione, il tiratore DEVE avere la possibilità di effettuare:


- Compensazioni in deriva ed in alzo
- Valutazioni degli anticipi
- Valutazioni empiriche delle distanze


Per effettuare valutazioni simili è necessario utilizzare un reticolo per ciò appositamente realizzato, dal momento che reticoli da caccia o da tiro a segno sono completamente inefficienti sotto questo punto di vista. Un reticolo poco noto ma molto efficiente sotto questo profilo è il reticolo # 103 prodotto dalla Kahles.  Attualmente è disponibile in due variazioni, la prima (# 103) utilizzata dal modello da 6x42 mm, la seconda (# 104) adottata dal modello da 10x40 mm e le loro caratteristiche sono le seguenti:


- Reticolo 103 su ottica 6x42 mm = è composto da un filamento orizzontale di tipo “Duplex” e da un filamento verticale per metà sottile e per metà spesso ed è dotato di una linea a  stadie tarata fino a 800 m (v. voce a se)
- Reticolo 104 su ottica 10x42 mm = è composto da un filamento orizzontale di tipo “Duplex” e da un filamento verticale per metà sottile e per metà spesso ed è dotato di una linea a stadie tarata fino a 1000 m (v. voce a se)


Altamente efficienti, specie per compensare l’effetto del vento o per calcolare gli anticipi, sono i c.d. reticoli millesimali di tipo puntiforme (mil - dot reticle) o, più semplicemente, reticoli millesimali. Il reticolo millesimale è un altro brevetto della Leupold & Stevens che venne realizzato sul finire degli anni ‘70 per soddisfare le esigenze dei tiratori scelti del Corpo dei Fucilieri di Marina americani. Questo reticolo è attualmente utilizzato dalla Leupold & Stevens nei cannocchiali della serie Mk - IV ed è adottato da numerose FF.AA. (v. voce a se). Un ultimo dettaglio di estrema importanza è costituito dalle protezioni, da momento che è assolutamente necessario proteggere l’ottica durante il suo utilizzo con specifici coprilenti in materiale plastico antiurto. Sotto questo profilo le ottiche europee sono deficitarie perché o sono sprovviste di coprilenti o sono disponibili come optional dei coprilenti in gomma che sono quanto di più inadatto ci sia per proteggere le lenti durante le operazioni militari. La gomma si deforma, si secca, si taglia e, in poche parole, non è adatta ad essere utilizzata per realizzare dei coprilenti ad uso delle FF.AA.. Esistono comunque ditte specializzate che realizzano coprilenti  in policarbonato, estremamente resistenti, per la quasi totalità delle ottiche di puntamento attualmente in commercio.


segue - Remington M-24 SWS versione A1


Si tratta del sistema d’arma che ha vinto la gara d’appalto indetta dall’Esercito americano per l’adozione del nuovo fucile di precisione per tiratori scelti. La versione di base è camerata per il calibro 7,62x51 mm NATO, mentre la versione “speciale” per il tiro a lunga distanza è camerata per il calibro .300 Winchester Magnum. È stato realizzato dalla Remington con i migliori componenti esistenti sul mercato fra i quali vanno ricordati:


- Una calciatura in Kevlar e Grafite con anima in Alluminio aeronautico prodotta dalla H - S  Precision
- Un’azione Remington modello 700 BDL
- Un cannocchiale di puntamento Leupold modello Mk - IV M3 da 10x40 mm con torrette  ribassate, reticolo millesimale e coprilenti integrale in policarbonato
- Una canna pesante da competizione


Il sistema d’arma è stato progettato, nella versione base, per dare il meglio di se con la munizione NATO tipo M - 118, anche se i risultati con munizionamenti di tipo diverso sono comunque di tutto rispetto. Un po’ discutibile appare la scelta di adottare una canna a 5 rigature in luogo delle canoniche 6 rigature tipiche delle canne da competizione attuali. Il passo e la struttura della rigatura, derivata pare dal modello sovietico R-5, è stato scelto dai tecnici della Remington “...per evitare un’eccessiva deformazione al proiettile durante l’attraversamento della canna...”. Discussioni tecnico - teoriche a parte, si tratta certamente di un sistema d’arma che può interessare le FF.AA. stante l’eccellente rapporto qualità - prezzo. Il costo di un singolo pezzo è di circa 2500 dollari americani, il che è molto poco se si pensa ai numerosi sistemi d’arma acquistati in passato dalle nostre FF.AA., per decine di milioni, ma di qualità nettamente inferiore. Come ultima nota va segnalato che, in caso di acquisto, è preferibile rivolgersi direttamente alla Remington piuttosto di passare per il tramite degli importatori italiani, dal momento che i rari esemplari arrivati in Italia sono stati venduti alla spropositata cifra di oltre 12.000.000 di lire!!



                                                                                    SCHEDA TECNICA



FABBRICANTE = Remington Arms Company, 620 Green Valley Road, Suite 304 Greensboro, NC 27408 - 7725 USA
MODELLO = 24 - A1 SWS (Sniper Weapon System)
TIPO = fucile di precisione a ripetizione ordinaria
CALIBRO = 7,62 x 51 mm (.308 Winchester)
MECCANICA = azione Remington 700 specificamente modificata
CANNA = con 5 rigature derivata dal sistema sovietico tipo R5 da 610mm (24”) con passo di 1 giro in 11,25”
PERCUSSIONE = diretta
ALIMENTAZIONE = tramite serbatoio verticale da 4 colpi
SCATTO = in due tempi; l’arma monta un pacchetto di scatto tipo M40X a tre leve, completamente modificato dal Remington Custom Shop
ESTRATTORE = tipo Remington, a gancio, solidale alla testa dell’otturatore
ESPULSORE = tipo Remington, a pistoncino, solidale alla testa dell’otturatore
MIRE = l’arma monta di serie un cannocchiale di puntamento Leupold Mk4 M3 da 10 ingrandimenti; possibilità di applicare le mire metalliche in caso di emergenza
SICURA = tipo Remington classico, a 2 posizioni posta dietro la coda dell’otturatore
IMPUGNATURA = a pistola
PESO = circa 6,5 Kg (arma scarica con ottica)
MATERIALE = calcio H - S Precision in Kevlar e Grafite con anima in Alluminio aeronautico già predisposta per le operazioni di pillar bedding; canna custom specificamente realizzata con rigatura tipo R5; azione Remington in acciaio legato
LUNGHEZZA = 109 cm circa
FINITURA = calcio in composito completamente nero; parti metalliche brunite in nero antiriflesso
NOTE = l’arma rappresenta la conversione del nuovo sistema d’arma dei tiratori scelti delle FF.AA. statunitensi per il XXI secolo e si caratterizza per soddisfare le specifiche governative in termini di precisione garantendo rosate di diametro inferiore a 48 mm a 300 m utilizzando le cartucce M118 “Special Ball” prodotte dall’Arsenale di Lake City; il calcio è dotato di serie di 3 punti d’aggancio per la cinghia di trasporto ed ha un calciolo completamente regolabile in lunghezza; la canna da competizione, di tipo pesante, si contraddistingue per adottare un curioso sistema a 5 rigature (diversamente dalle 6 tradizionali utilizzate nelle canne custom) di derivazione sovietica che pare in grado di dare migliori risultati in termini di precisione intrinseca almeno con certi tipi di munizioni


segue - McMillan M-40


Il McMillan M - 40 è il sistema d’arma utilizzato dai tiratori scelti dei Fucilieri di Marina americani da molti decenni a questa parte. Si tratta di un’arma semiartigianale costruita attorno ad un azione Remington modello 700 BDL cui sono stati uniti una canna da competizione (solitamente una Hart), un calcio McMillan in fibra di vetro e resina epossidica ed un cannocchiale di puntamento Unertl da 10x40 mm. Si tratta, in altre parole, del capostipite di una linea di fucili semiartigianali “dedicati” in maniera esclusiva al tiro di interdizione che ha raccolto un enorme numero di consensi negli USA e nel resto del mondo. L’arma è costruita per dare il meglio di se con la cartuccia M-118 o, in alternativa, con la recente Federal “GM” con palla da 175 grs. tipo HPBT. L’uso di munizioni diverse da quelle consigliate dalla casa costruttrice implica un decadimento delle prestazioni balistiche proporzionale al livello qualitativo della munizione utilizzata. Attualmente, oltre a costituire il sistema d’arma in uso presso i Fucilieri di Marina statunitensi, il McMillan M - 40 rappresenta la scelta di numerosi Reparti militari e Corpi di Polizia non solo negli USA ma anche in molti altri Paesi del mondo. In estrema sintesi si tratta di un sistema eccellente che potrebbe interessare le nostre FF.AA. non solo per le ottime qualità strutturali, ma anche per il prezzo estremamente competitivo (circa 1700 dollari americani). Al pari di tutti gli altri sistemi d’arma di questo livello, esso necessita di una manutenzione costante e del cambio della canna ogni 5000 colpi circa.



                                                                                            SCHEDA TECNICA



FABBRICANTE = Mc Millan Gunworks, Inc., 302 West Melinda Lane, Phoenix  AZ 85027 USA
MODELLO = 40
TIPO = fucile di precisione a ripetizione ordinaria
CALIBRO = 7,62x51 mm (.308 Winchester)
MECCANICA = azione Remington 700 specificamente modificata
CANNA = Hart da competizione di tipo pesante (senza scanalature di raffreddamento) lunga 610 mm (24”) con camera di cartuccia e vivo di volata rifiniti a mano e 6 rigature destrorse con passo di 1 giro in 11” (1 giro in 12” nei modelli più vecchi basati su canne originali Mc-Millan/Wiseman)
PERCUSSIONE = diretta
ALIMENTAZIONE = tramite serbatoio verticale da 4 cartucce
SCATTO = in due tempi, completamente regolabile da 1100 a 1800 grammi
ESTRATTTORE = tipo Remington, a gancio, solidale alla testa dell’otturatore
ESPULSORE = tipo Remington, a pistoncino, solidale alla testa dell’otturatore
MIRE = mire metalliche assenti; arma già predisposta per il montaggio dell’ottica
SICURA = tipo Remington classico, a 2 posizioni posta dietro la coda dell’otturatore
IMPUGNATURA = a pistola
PESO = circa 6 Kg
MATERIALE = canna custom da competizione in acciaio aeronautico; calciatura in fibra di vetro con anima in resina epossidica, già dotata di pillar bedding; azione in acciaio legato di alta qualità
LUNGHEZZA =  circa 110 cm
FINITURA = calcio in fibra di vetro di varie colorazioni completamente insensibile agli agenti atmosferici; parti metalliche con trattamento anticorrosione in grado di soddisfare le specifiche militari # 810 imposte dal Ministero della Difesa americano (MIL - STD - 810  Environmental Test Methods)
NOTE = l’arma fa attualmente parte dell’inventario degli Fucilieri di Marina statunitensi; la calciatura in fibra di vetro con anima in resina epossidica è disponibile in varie colorazioni (nero, grigio, marrone, verde oliva) ed è già dotata di maglie a sgancio rapido per la cinghia di trasporto; normalmente l’arma è venduta completa di bipiede Harris di tipo pieghevole e con puntali in gomma


segue - McMillan M-86 SR


Il McMillan M - 86 SR rappresenta il derivato di maggior successo del modello M- 40 per quanto concerne i sistemi d’arma destinati al tiro di interdizione destinati al tiro su distanze medio - brevi. Attualmente è disponibile in due versioni, quella di base, camerata per il calibro 7,62x51 mm NATO, e quella per il tiro a lunga distanza camerata per il calibro .300 Winchester Magnum. Entrambe i modelli sono stati adottati da numerosi Enti fra Reparti militari e Corpi di Polizia e, tra l’altro, fanno parte dell’inventario degli Incursori di Marina americani. Similmente al suo predecessore si tratta di un’arma robusta, precisa ed incredibilmente ben fatta e merita senza dubbio grande attenzione da parte delle nostre FF.AA. Il prezzo estremamente competitivo di circa 1800 dollari e l’elevata qualità lo fanno sicuramente preferire a molti sistemi d’arma più costosi ma molto meno precisi.



                                                                                            SCHEDA TECNICA



FABBRICANTE =  Mc Millan Gunworks, Inc., 302 West Melinda Lane, Phoenix  AZ 85027 USA
MODELLO = 86 SR (Sniper Rifle)
TIPO = fucile di precisione a ripetizione ordinaria
CALIBRO = 7,62x51 mm  (.308 Winchester)
MECCANICA =  azione Mc Millan originale tipo “Signature
CANNA = Hart da competizione di tipo pesante (senza scanalature di raffreddamento) lunga 610 mm (24”) con camera di cartuccia e vivo di volata rifiniti a mano e 6 rigature destrorse con passo di 1 giro in 11” (canna originale Mc-Millan con rigatura poligonale e passo da 1 giro in 12” per i modelli più vecchi)
PERCUSSIONE = diretta
ALIMENTAZIONE = tramite serbatoio verticale da 4 cartucce
SCATTO = in due tempi, completamente regolabile da 1100 a 1800 grammi
ESTRATTORE = a gancio, solidale alla testa dell’otturatore
ESPULSORE = a lamina, di derivazione Mauser
MIRE = mire metalliche assenti; l’arma monta di serie un cannocchiale di puntamento Leupold serie Mk IV- M1 fisso (10x o 16x) o variabile a scelta del cliente (Vari X III 3,5 - 10x40)
SICURA = a due posizioni posta dietro la coda dell’otturatore
IMPUGNATURA = a pistola
PESO = circa 6 Kg, scarico e completo di ottica
MATERIALE = canna custom da competizione in acciaio aeronautico; calciatura in fibra di vetro con anima in resina epossidica, già dotata di pillar bedding; azione in acciaio legato di alta qualità
LUNGHEZZA = circa 110 cm
FINITURA = calcio in fibra di vetro di varie colorazioni completamente insensibile agli agenti atmosferici; parti metalliche con trattamento anticorrosione in grado di soddisfare le specifiche militari # 810 imposte dal Ministero della Difesa americano (MIL - STD - 810  Environmental Test Methods)
NOTE = l’arma fa attualmente parte dell’inventario degli Incursori di Marina statunitensi, sia nel calibro .308 Winchester, sia nel calibro .300 Winchester Magnum, insieme ai Mc Millan modelli  87, 88 e 89; la calciatura in fibra di vetro con anima in resina epossidica è disponibile in varie colorazioni (nero, grigio, marrone, verde oliva) ed è già dotata di maglie a sgancio rapido per la cinghia di trasporto; normalmente l’arma è venduta completa di bipiede Harris di tipo pieghevole e con puntali in gomma


segue - Robar SR-90


Questo sistema d’arma rappresenta uno dei modelli più prestigiosi della produzione semiartigianale statunitense. Attualmente i suoi prodotti più famosi sono i modelli SR-60 ed SR-90. Il primo (Sniper Rifle 60) è un sistema d’arma estremamente robusto, affidabile, facile da utilizzare per chiunque ed in grado di garantire rosate da 10 - 12 mm a 100 m. Essenzialmente è strutturato su di un calcio in fibra di vetro con anima di resina epossidica (lo stesso utilizzato dai Marines americani per oltre 25 anni nei loro fucili M40 - A1) dotato di sistema d’accoppiamento su canotti d’alluminio (pillar bedding) e su una canna da competizione prodotta dalla Schneider, mentre tutte le parti metalliche sono protette con uno strato di Solfuro di Cromo in grado di soddisfare le specifiche del Ministero della Difesa americano (MIL - C- 13924 B) per la resistenza alla corrosione da agenti atmosferici. Il secondo (Sniper Rifle 90) è il modello di punta attualmente prodotto dalla ROBAR ed è il risultato della collaborazione pluriennale di Robbie Barrkman con i Corpi di Polizia americani e stranieri. Si caratterizza per un calcio totalmente regolabile in Kevlar e Grafite con anima in alluminio aeronautico già predisposto per il pillar bedding, una canna da competizione di tipo pesante prodotta dalla Schneider con scanalature di raffreddamento e vivo di volata rifinito a mano, bipiede regolabile, sistema di puntamento Leupold serie “Ultra” e trattamento delle parti metalliche (esterne) in Solfuro di Cromo.


                                                                                        SCHEDA TECNICA



FABBRICANTE = ROBAR, 21438  N. 7th Avenue, Suite B, Phoenix, AZ 85027 USA, tel. 001/602/581 - 2648, fax 001/602/582 - 0059
MODELLO = Sniper Rifle 90 (SR - 90)
TIPO = fucile di precisione a ripetizione ordinaria
CALIBRO = 7,62 x 51 mm (.308 Winchester)
MECCANICA = azione Remington 700 BDL altamente modificata
CANNA = Schneider da competizione di tipo pesante con scanalature di raffreddamento, lunga 610 mm (24”) con camera e volata rifinite a mano e dotata di 6 rigature destrorse e passo di rigatura da 1 giro in 11”
PERCUSSIONE = diretta
ALIMENTAZIONE = tramite serbatoio verticale da 4 colpi
SCATTO = Remington accuratizzato a mano del peso di circa 1100 grammi
ESTRATTORE  = a gancio, solidale alla testa dell’otturatore
ESPULSORE = a pistoncino, solidale alla testa dell’otturatore
MIRE = mire metalliche assenti; l’arma monta di serie un cannocchiale di puntamento Leupold Mk-IV M1 da 10 ingrandimenti
SICURA = a due posizioni posta dietro la coda dell’otturatore
IMPUGNATURA = a pistola, ma di tipo fortemente squadrato rispetto agli modelli prodotti dalla ROBAR
PESO = circa 5,5 Kg scarico e senza ottica
MATERIALE = canna custom da competizione (match grade heavy barrel) di tipo pesante dotata di scanalature di raffreddamento (fluted type) in acciaio aeronautico; calcio in Kevlar / Grafite con anima in Alluminio aeronautico 6061 - T6 già predisposta per semplificare al massimo tutte le operazioni di accoppiamento su canotti metallici (pillar bedding)
LUNGHEZZA = circa 110 cm
FINITURA = calcio in composito di colore nero; parti metalliche esposte ricoperte di Solfuro di Cromo; parti metalliche interne ricoperte di NP3 o, in alternativa, di Polymax
NOTE = calciatura in composito di tipo ambidestro, con calcio regolabile ed astina rastremata del tutto particolare costruita esclusivamente dalla McMillan per la ROBAR; l’arma garantisce rosate di circa 8mm a 100m con munizioni di alta qualità (ricaricate o commerciali); si tratta del modello di punta attualmente prodotto dalla ROBAR ed è stato fornito ai principali Corpi di Polizia statunitensi; su richiesta, l’arma è fornita completa di custodia per il trasporto, kit di pulizia, cinghia, bipiede Harris di tipo pieghevole, etc.


segue - Parker-Hale M-85


Il Parker - Hale M-85 è il diretto successore del Parker - Hale M-82 che per molti anni è stato al fianco delle FF.AA. britanniche e di molti altri Paesi del Commowealth (Australia, Nuova Zelanda, Canada, etc.) e non. Si tratta di un fucile di precisione basato sulla classica ed estremamente affidabile azione Mauser unita ad una canna pesante e ad un calcio in materiale sintetico. La canna è interamente flottante e garantisce la massima precisione per circa 5000 colpi, dopo i quali deve essere necessariamente sostituita pena il marcato decadimento dei risultati di tiro. Pur essendo dotata di mire metalliche, l’arma è predisposta per accogliere una vasta pluralità di sistemi di puntamento diurni e notturni, molti dei quali omologati anche in sede NATO. Con le sole mire metalliche è possibile ottenere una rosata media di 30x60 mm a 300 m utilizzando le Federal serie “Gold Medal” con palla da 168  grs. HPBT. Utilizzando ottiche di puntamento da 6 o 10 ingrandimenti l’arma garantisce un centro perfetto al primo colpo a 600 m di distanza, mentre studi statistici hanno rivelato che esiste circa l’85% delle possibilità di colpire al primo colpo un bersaglio posto a ben 900 m di distanza!! Come molte armi progettate nello stesso periodo di quella in commento, anche l’M-85 è stato costruito attorno ad una cartuccia con palla blindata da 150 grs., vale a dire in riferimento alla cartuccia NATO tipo M-80 ed ai suoi equivalenti (vedi voce a se). Non essendo la cartuccia M-80 una munizione eminentemente destinata al tiro di interdizione, chi la volesse utilizzare per il predetto scopo deve necessariamente indirizzarsi verso la ricarica specialistica o partendo direttamente dalle “vecchie” M-80 (smontandole, livellando la polvere, reinserendo coassialmente la palla e rimontandole), oppure lavorando su componenti “sciolti” reperiti ex-novo. Va però detto che con una canna così lunga, almeno in via teorica l'arma dovrebbe poter stabilizzare palle fino a non oltre 190grs. di peso, per cui chi ricarica dovrebbe avere ampia libertà operativa. La calciatura, prodotta in esclusiva dalla Mc-Millan ma denominata GRP, è realizzata in materiale sintetico e presenta una notevole resistenza agli agenti atmosferici ed al trattamento rude del campo di battaglia. È estremamente interessante notare come la sola applicazione di una calciatura di qualità elevata sia, di per se, in grado di determinare un contenimento sensibile del diametro medio delle rosate ottenibili. Il prezzo estremamente concorrenziale e la notevole facilità di gestione e di manutenzione ne fanno un’arma estremamente interessante  e della quale il Ministero della Difesa farebbe bene ad interessarsi: un grosso risparmio sul bilancio e molti anni di servizio senza problemi sono garantiti!! Come ultima nota, la casa costruttrice ricorda che il passo di rigatura di 1 giro in 12” lunga 650mm stabilizza palle fino ad un massimo di 190grs. di peso, per cui le munizioni standard NATO tipo M-118 risultano ottimali per questo tipo di arma. Si consiglia, ove possibile, l’utilizzo delle Lapua D-46 con palla da 170 grs. in mancanza della cartuccia NATO tipo M-118.



                                                                                               SCHEDA TECNICA




FABBRICANTE =  Parker Hale limited, Golden Hillock Road, Birmingham B11 - 2PZ Regno Unito
MODELLO = M-85 Sniper Rifle
TIPO = fucile di precisione per impieghi speciali
CALIBRO = 7,62x51 mm NATO (.308 Winchester)
MECCANICA = sistema a ripetizione ordinaria di derivazione Mauser
CANNA = da 650 mm con 4 rigature destrorse a passo costante di 1 giro in 12”
PERCUSSIONE = diretta
ALIMENTAZIONE = tramite caricatore prismatico amovibile da 10 colpi
SCATTO = in due tempi, regolabile da 900 a 2200 grammi (con pretaratura di fabbrica a 1500 grammi)
ESTRATTORE = a unghia di derivazione Mauser
ESPULSORE = fisso a lamina, di derivazione Mauser
MIRE = mirino a lama protetto da alette e diottra regolabile fino a 900 m con possibilità di applicare ottiche di puntamento diurno di vario tipo
SICURA = a due posizioni posta dietro la coda dell’otturatore
IMPUGNATURA = a pistola
PESO = 5,7 Kg
MATERIALE = acciaio trilegato per le parti metalliche, materiale sintetico in vari colori per la calciatura
LUNGHEZZA = 1210 mm
FINITURA = parti metalliche  nere opache antiriflettenti, calciatura disponibile in vari colori e mimetizzazioni
NOTE = la presenza di specifici intagli a coda di rondine sul castello consentono l’applicazione di una vasta pluralità di sistemi di puntamento diurni e notturni contemplati da diversi STANAG NATO; la canna, ricavata per rotomartellatura, presenta un passo di 1 giro in 12” ed ha una vita operativa media di circa 5000 colpi; la calciatura è disponibile in diverse colorazioni quali NATO Green, Jungle Camo (toni di verde con striature marroni), Desert Camo (varie tonalità di marrone), Arctic Camo (bianco e grigio chiaro) e Urban Camo (varie tonalità di grigio) ed è regolabile in lunghezza tramite appositi spessori


segue - Accuracy International modello PM “SRS”


Il modello PM “SRS” della Accuracy International è stato progettato e realizzato su esplicita richiesta del Ministero della Difesa britannico per sostituire il desueto Lee-Enfield L42 quale fucile di precisione per tiratori scelti. Adottato del Ministero della Difesa con la sigla L96 / A1, questo fucile è l’attuale sistema d’arma utilizzato dai tiratori scelti dell’Esercito e dei Fucilieri di Marina britannici, i quali possono contare su uno strumento in grado di garantire il 100% di possibilità di colpire un bersaglio a 600 m in qualsiasi condizione climatica ed operativa. La canna, in acciaio inossidabile, è realizzata per rotomartellatura ed è cromata internamente, inoltre è totalmente libera di oscillare lungo l’astina. La calciatura è in Alluminio e fibra di vetro, ed è dotata di un bipiede integrale cui può aggiungersi eventualmente un terzo appoggio ribaltabile posto vicino al calciolo. Le mire metalliche sono tarate fino a 700 m, tuttavia l’arma è fornita di serie con un cannocchiale di puntamento Hensoldt da 10x40 mm con reticolo illuminabile tipo “Betalight” e lenti trattate al Fluoruro di Magnesio, che consentono una trasmissione della  luce del 92% circa. Sono poi disponibili a richiesta ottiche prodotte dalla tedesca Schmidt und Bender, due di tipo fisso (6x42 mm e 10x40 mm) ed una di tipo variabile (2,5 - 10x56 mm). Il modello PM “SRS” presenta alcune varianti di rilievo fra cui si segnalano i modelli:


- “Covert PM” = è la versione silenziata del modello base camerata in calibro 7,62x51 mm  NATO e destinata al SOLO tiro di precisione fino ad un massimo di 300 m con   munizioni subsoniche
- “Super Magnum PM” = è il “fratello maggiore” del modello base ed è camerato nei calibri 7 mm Remington Magnum, .300 Winchester Magnum e .338 Lapua Magnum
- “AW - PM” =  è il modello che ha vinto la gara d’appalto bandita dal Ministero della Difesa  svedese (N.B. = “AW” sta per Arctic Warfare) per la fornitura di un nuovo fucile di  precisione per le proprie FF.AA. (più noto con la sigla PSG-90) e si caratterizza per il  particolare meccanismo anticongelamento di cui è dotato
- “AWP” = è l’ultimo nato della famiglia ed è basato su di una meccanica super collaudata, una calciatura ergonomica ed una canna a sei rigature in grado di mantenere costanti  nel tempo le prestazioni balistiche


Si tratta anche in questo caso di un ottimo sistema d’arma ad un prezzo molto elevato ma, al contempo, estremamente concorrenziale se paragonato a quello di  altri sistemi (più costosi ma meno efficienti!!) che hanno già interessato, seppur marginalmente, il nostro Ministero della Difesa. Allo stato attuale, infatti, alcuni reparti delle nostre truppe Alpine sono equipaggiate, anche se parzialmente, con il modello “Super Magnum PM” in calibro .338 Lapua Magnum. Si è trattato di un’ottima scelta che meriterebbe di essere maggiormente estesa anche ad altri reparti, con particolare riferimento a quelli più frequentemente impegnati nella operazioni internazionali di pacekeeping: non è più il tempo di utilizzare i vetusti Garand M1 - D per il tiro di interdizione!!



                                                                                          SCHEDA TECNICA



FABBRICANTE
= Accuracy International, P.O. Box 81, Portsmouth, Hampshire, PO3 5SJ, Regno Unito
MODELLO = L96 / A1 - PM “SRS” (Sniper Rifle System)
TIPO = fucile di precisione per impieghi speciali
CALIBRO = 7,62x51 mm NATO (.308 Winchester)
MECCANICA = ripetizione ordinaria di derivazione Mauser
CANNA = ricavata per rotomartellatura, lunga da 655 mm con 6 rigature destrorse a passo costante di 1 giro in 12”
PERCUSSIONE = diretta
ALIMENTAZIONE = tramite caricatore prismatico amovibile da 6 colpi
SCATTO = in due tempi
ESTRATTORE = a gancio, posto sulla testa dell’otturatore
ESPLUSORE = a pistoncino, posto sulla testa dell’otturatore
MIRE = mirino a lama protetto da alette e diottra regolabile fino a 700 m con possibilità di applicare dispositivi di mira ottici di vario tipo
SICURA = a due posizioni posta dietro la coda dell’otturatore
IMPUGNATURA = a pistola con ampio foro di passaggio per il pollice
PESO = 6,5 Kg completo di ottica
MATERIALE = Alluminio e fibra di vetro per la calciatura, acciaio legato per l’azione e la canna
LUNGHEZZA = 1124 mm
FINITURA = disponibili a richiesta vari tipi di finiture (nero opaco antiriflesso, mimetico standard, mimetico artico, mimetico urbano, etc.)
NOTE = arma con sistema di puntamento ottico standard costituito da un Hensoldt da 10x40 mm; disponibili a richiesta cannocchiali Schmidt und Bender 6x42 mm e 10x40 mm, oppure Hensoldt 6x42mm con reticolo illuminabile tipo “Betalight”; la canna, ricavata per rotomartellatura, è garantita per una vita operativa media di circa 10000 colpi;


segue - lo strano caso dell’Heckler & Koch modello PSG-1


Un sistema d’arma che ha interessato alcuni Reparti altamente specializzati delle nostre Forze dell’Ordine è stato l’Heckler & Koch modello PSG - 1. Stante la sua struttura (è un’arma lunga e pesante) e la sua destinazione d’uso (è un’arma destinata essenzialmente alle forze dell’ordine) un po’ particolari, in questa sede verrà fatta una trattazione ai soli fini della completezza informativa. Si tratta di un sistema d’arma realizzato sul finire degli anni ‘70 con l’unico intento dichiarato da parte del costruttore “...di fornire un sistema d’arma nel quale si fondessero in maniera organica tutti i vantaggi delle armi semiautomatiche con la precisione intrinseca delle armi a ripetizione ordinaria...”. Dal punto di vista costruttivo si tratta, sotto molteplici aspetti, di un sistema d’arma veramente sui generis. I VANTAGGI principali del PSG - 1 sono rappresentati dall’incredibile velocità di ripetizione del colpo unita ad una stabilità fuori dal comune, ai quali devono aggiungersi la scarsa “...rumorosità di funzionamento...” ed un’eccellente precisione intrinseca. Estremamente rilevante sotto il profilo qualitativo sono l’alimentazione di tipo orizzontale e la canna di tipo lungo e pesante. La prima caratteristica è importante perché evita di pregiudicare la coassialità palla/bossolo durante la fase di completamento del ciclo di fuoco. La seconda caratteristica è altresì importante perché la lunghezza della canna permette una corretta combustione della polvere, mentre il peso elevato limita le vibrazioni all’atto dello sparo, INIBENDO così la formazione di