PROPRIETA'
TOSSICOLOGICHE DI ALCUNI AGENTI CHIMICI E BATTERIOLGICI RILEVANTI SOTTO
IL PROFILO BELLICO
Parte 1 - Generalità sugli aggressivi chimici
Gli aggressivi chimici sono sostanze ALTAMENTE tossiche atte ad uccidere
od inabilitare individui ed a rendere temporaneamente inabitabili aree piuttosto
estese. Oltre all'elevata tossicità, gli aggressivi chimici devono
possedere anche altre qualità come:
- persistenza sufficiente
- insidiosità di azione
- difficoltà di rilevamento
- difficoltà di protezione
In base al loro principale effetto finale, gli aggressivi chimici vengono
classificati in:
- Tossici generali (acido cianidrico, ossido di carbonio, etc.)
- Tossico - soffocanti (fosgene, difosgene, etc.)
- Vescicatori (iprite, azoiprite, lewisite, etc.)
- Irritanti, a loro volta suddivisbili in lacrimogeni (cloacetofenone,
cianuro di bromobenzile, etc.), orticanti (cloroacetofenonossina, etc.) e
vomitatori (difenilcianoarsina, etc.)
- Anticolinesterasici (nervini di prima e seconda generazione)
Allo stato attuale, se si eccettuano gli aggresivi chimici della famiglia
degli irritanti (validi per azioni di disturbo delle FF.AA. o per azioni
di ordine pubblico), gli unici aggressivi chimici di rilievo per le FF.AA.
sono gli anticolinesterasici, a causa delle loro peculiarità che possono
essere così riassunti:
- tossicità elevatissima
- facilità di diffusione
- elevata stabilità
In base al modo con cui interagiscono con il corpo umano, gli aggressivi
chimici si suddividono in:
- Tossici della struttura cellulare = provocano la coagulazione
del protoplasma e delle altre strutture cellulari (N.B. appartengono a questa
categoria i vescicatori, i tossico-soffocanti ed alcuni orticanti in elevata
concentrazione)
- Tossici della funzione cellulare = provocano il blocco dei processi
di ossido-riduzione a livello endocellulare (N.B. appartengono a questa categoria
l'ossido di carbonio e l'acido cianidrico)
- Tossici della funzione neuromuscolare (o tossico-sinaptici) =
provocano il blocco della funzione neurale a livello sinaptico (N.B. appartengono
a questa categoria tutti i gas c.d. nervini, cioè gli esteri fosforici,
i fluorofosfonati, i cianofosfonati ed i fluoroacetati)
A livello di prevenzione, mentre i gas tossico-soffocanti sono relativamente
facili da neutralizzare, in quanto aggredendo il solo apparato respiratorio
è sufficiente l'uso di maschere, i gas vescicatori sono molto più
pericolosi, perchè oltre ad aggredire l'apparato respiratorio sottoforma
di vapore, allo stato liquido sono in grado di attraversare la pelle ed i
comuni indumenti. L'azione tossica in questo caso non è immediata,
ma si manifesta dopo alcune ore, rendendo così estremamente più
complessa la difesa. Gli anticolinesterasici, infine, richiedono più
che altro mezzi preventivi di tipo chimico (rivelatori chimici basati sul
viraggio del colore di piccole strisce di carta) od elettronico (strumenti
in grado di rilevare il grado di ionizzazione dell'aria), a causa del fatto
che, diversamente dagli altri aggressivi chimici, essi sono difficilmente
percepibili. Il grado di tossicità degli aggressivi chimici è
generalmente indicato o dalla dose letale che ha causato la morte
nel 50% dei casi (LD50) durante un esperimento (espressa in mg), oppure
dal c.d. indice di Haber, (LCt50)che rappresenta la dose letale nel
50% dei casi in funzione del tempo (mg min/m3). Sotto il profilo matematico,
l'indice di Haber è dato dal prodotto della concentrazione della
sostanza nell'ambiente (espressa in mg/m3) per il tempo di esposizione (in
minuti primi). In altre parole, questo significa che il grado di tossicità
è inversamente proporzionale al valore numerico dell'indice stesso.
L'indice di Haber viene usato, in particolare, in riferimento agli aggressivi
chimici tossico sinaptici (V. voce a se). Un esempio potrà meglio chiarire
le due diverse forme di misurazione:
AGENTE LCt50
(mg min/m3) LD50 (mg)
GA
400
1000
GB
100
1700
GD
50
100
VX
10
10
Venendo, infine, all'impiego pratico degli aggressivi chimici, nel corso
del tempo sono stati impiegati vari mezzi, che vanno dalle bombe a mano alle
bombe d'aereo. Attualmente, gli unici mezzi previsti sono i proiettili di
artiglieria (per l'impiego a livello tattico) ed i missili (per l'impiego
a livello strategico).
Parte 2 - Profili storici
Il primo impiego BELLICO degli aggressivi CHIMICI avenne il 22 marzo
1915, sul fronte di Ypres, quando i tedeschi lanciarono del Cloro
in forma gassosa, causando 5000 morti e circa 10000 intossicati tra i nemici
del tutto impreparati. Successivamente, i tedeschi effettuarono altri attacchi
con il Cloro e con il Fosgene (V. voce a se), ma con effetti del tutto inferiori
alle aspettative, dal momento che i nemici si erano ormai dotati di apposite
maschere antigas. Tra il 13 ed il 14 luglio 1917, i tedeschi effettuarono
un ulteriore attacco sul fronte di Ypres, con un nuovo aggressivo chimico,
l'iprite, prima di allora sconosciuto, che fece oltre 6000 morti. Successivamente,
al fine di rendere INUTILE l'uso delle maschere da parte dei nemici,
i tedeschi svilupparono le arsine (V. voce a se), che passando attraverso
i filtri delle maschere e provocando un intenso effetto vomitatorio, costringevano
i soldati nemici a togliersi le maschere, lasciandoli così esposti
ad altri gas lanciati contemporaneamente. Nel 1918 gli americani realizzarono
un nuovo agressivo chimico di tipo vescicatorio, la Lewisite (V. voce a se),
che però non venne mai usata nel primo conflitto mondiale dal momento
che la guerra era appena finita. Con il secondo conflitto mondiale si ripropose
la possibilità di impiegare gli aggressivi chimici su vasta scala.
In Germania, il Prof. Gerhard Schrader, partendo da alcuni studi
effettuati in Svizzera sugli insetticidi, realizzò la prima famiglia
di gas nervini, che vennero prodotti in grande quantità in uno stabilimento
sotterraneo supersegreto nella foresta di Dyhernfurth (una località
a nord di Breslavia, ove esisteva uno stabilimento con una superficie
di 1Km2). L'idea era quella di impiegarli tramite il supporto dell'arma
aerea, che aveva avuto un grandissimo sviluppo nella Germania nazista. Se
fossero stati impiegati secondo le idee dello Stato Maggiore tedesco, sicuramente
i gas nervini avrebbero prodotto un numero complessivo di vittime di gran
lunga superiore a quello delle morti legate all'attacco nucleare americano
sul Giappone. Questo non avvenne mai perchè durante la seconda parte
della guerra la Germania aveva perso del tutto la superiorità aerea
che possedeva, viceversa, durante le primissime fasi della guerra. Subito
dopo la fine seconda guerra mondiale, vennero sviluppati ulteriori agressivi
chimici fra cui i nervini di seconda generazione, nuovi tipi di gas lacrimogeni
ed agenti in grado di interferire in maniera temporanea con le funzioni del
SNC.
Parte 3 - Analisi dei principali gas asfissianti (soffocanti)
segue - Effetti tossicologici del Fosgene (ossicloruro
di carbonio)
Il Fosgene (COCl2) è un potente aggressivo chimico e, più
precisamente, è il più importante fra tutti gli appartenenti
al genus dei c.d. gas tossico soffocanti (altresì noti come gas asfissianti).Chimicamente
parlando, viene ottenuto facendo passare monossido di Carbonio e Cloro sopra
carbone di legna finemente suddiviso, alla temperatura di 150 - 200 °C.
A livello pratico, esso viene impiegato sottoforma di gas, il quale, in presenza
di umidità, si scinde in anidride carbonica (CO2) ed acido cloridrico
(HCl). Questo gas ha un odore molto pungente, ma presenta il vantaggio (per
chi lo impiega) di essere incolore. Concentrazioni oscillanti tra i 3 ed
i 5 mg/litro di aria determinano la morte in pochi minuti, tuttavia, dosi
10 - 20 volte inferiori possono produrre effetti LETALI se inalate per lungo
tempo. I soggetti esposti al Fosgene manifestano una intensa irritazione
della congiuntiva e della mucosa bronchiale, con tosse, dispnea, senso di
soffocamento e dolore retrosternale. La morte può avvenire per edema
polmonare, oppure, seppur tardivamente, per complicanze polmonitiche. Questi,
in sintesi, i caratteri principali del fosgene:
- TIPO = Tossico soffocante
- PERSISTENZA = Fugace
- DATI ORGANOLETTICI = Gassoso, con caratteristico odore di fieno in
fermentazione
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Per inalazione, sottoforma di gas
- SINTOMI TIPICI = i primi sintomi sono quelli di una intensa congestione
delle vie respiratorie
- EVOLUZIONE = Irritazione della congiuntiva e della mucosa bronchiale,
tosse, dispnea, senso di soffocamento e dolore retrosternale. Morte per edema
polmonare, o per complicanze polmonitiche
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Somministrazione di ossigeno. Eventuale
dialisi (solo per i casi più complessi). Assistenza respiratoria.
Osservazione dell'edema polmonare e suo eventuale trattamento
segue - Effetti tossicologici del Difosgene
Il Difosgene è il più importante derivato del Fosgene.
Trattasi anche in questo caso di un potente aggressivo chimico e,
più precisamente, di un ulteriore appartenente al genus dei c.d.
gas tossico soffocanti (altresì noti come gas asfissianti). A livello
pratico, esso viene impiegato sottoforma di gas, il quale, in presenza di
umidità, si scinde in anidride carbonica (CO2) ed acido cloridrico
(HCl). Questo gas ha un odore molto pungente, ma presenta il vantaggio (per
chi lo impiega) di essere incolore. Analogamente a quanto visto per
l'intossicazione da Fosgene, anche per il Difosgene i soggetti contaminati
manifestano una intensa irritazione della congiuntiva e della mucosa bronchiale,
con tosse, dispnea, senso di soffocamento e dolore retrosternale. La morte
può avvenire per edema polmonare, oppure, seppur tardivamente, per
complicanze polmonitiche. Questi, in sitnesi, i caratteri principali del
difosgene:
- TIPO = Tossico soffocante
- PERSISTENZA = Persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Gassoso, con caratteristico odore di fieno in
fermentazione
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Per inalazione, sottoforma di gas
- SINTOMI TIPICI = i primi sintomi sono quelli di una intensa congestione
delle vie respiratorie
- EVOLUZIONE = Irritazione della congiuntiva e della mucosa bronchiale,
tosse, dispnea, senso di soffocamento e dolore retrosternale. Morte per edema
polmonare, o per complicanze polmonitiche
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Somministrazione di ossigeno. Eventuale
dialisi (solo per i casi più complessi). Assistenza respiratoria.
Osservazione dell'edema polmonare e suo eventuale trattamento
segue - Effetti tossicologici della Cloropicrina
(nitrocloroformio)
La Cloropicrina è un aggresivo chimico appartenente al genus dei c.d.
gas asfissianti - lacrimogeni (altrsì noti come gas soffocanti -
lacrimogeni). Trattasi, più precisamente, di una sostanza appartemente
alla quella famiglia di aggressivi chimici impropriamente definita come
"famiglia dei gas lacrimogeni minori". Utilizzato in gran quantità
durante la prima guerra mondiale, esso divenne presto noto per la sua letalità.
Inalato in concentrazioni superiori ai 2mg/ litro di aria, la cloropicrina
risulta LETALE, provocando soffocamento per edema polmonare acuto!! Attualmente
in disuso come aggressivo chimico, sia a livello militare (asfissiante in
funzione offensiva), sia a livello civile (lacrimogeno in funzione antisommossa),
la cloropicrina trova talvolta impiego nel settore agricolo come insetticida
e disinfestante. Questi, in sintesi, i caratteri principali della cloropicrina:
- TIPO = Asfissiante - lacrimogeno
- PERSISTENZA = Persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Gassoso, con odore fortemente irritante
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Per inalazione, sottoforma di gas
- SINTOMI TIPICI = i primi sintomi sono quelli di una intensa congestione
delle vie respiratorie
- EVOLUZIONE = Irritazione della congiuntiva e della mucosa bronchiale,
tosse, dispnea, senso di soffocamento e vomito. Azione cardiotossica. Morte
per edema polmonare
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Somministrazione di ossigeno. Eventuale
dialisi (solo per i casi più complessi). Assistenza respiratoria.
Osservazione dell'edema polmonare e suo eventuale trattamento
segue - Effetti tossicologici del Bromoacetone
Il Bromoacetone è un aggresivo chimico appartenente al genus dei
c.d. gas asfissianti - lacrimogeni (altrsì noti come gas soffocanti
- lacrimogeni). E' uno dei c.d. gas lacrimogeni minori, noto per il suo
odore pungente e per la fortissima irritazione rino-oculare che è
in grado di generare. Il suo utilizzo pratico è molto scarso. Questi,
in sitnesi, i caratteri principali del bromoacetone:
- TIPO = Asfissiante - lacrimogeno
- PERSISTENZA = Semi - persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Gassoso, con odore molto pungente
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Per inalazione, sottoforma di gas
- SINTOMI TIPICI = i primi sintomi sono quelli di una intensa congestione
delle vie respiratorie
- EVOLUZIONE = Irritazione della congiuntiva e della mucosa bronchiale.
Tosse, dispnea, senso di soffocamento e vomito in dosi elevate ed in ambienti
chiusi. Non si conoscono i suoi effetti a lungo termine
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Non si conoscono rimedi specifici.
Solitamente si procede con la stessa tecnica utilizzata in caso di avvelenamento
da Cloro e dai suoi composti. Somministrazione di ossigeno. Eventuale dialisi
(solo per i casi più complessi). Assistenza respiratoria. Osservazione
dell'edema polmonare e suo eventuale trattamento
segue - Effetti tossicologici dell'Ossalato di
tricometile
L'Ossalato di tricometile è un aggresivo chimico appartenente
al genus dei c.d. gas Tossico - soffocanti. E' una sostanza nota per il
fatto di essere completamente inodore ed insapore ed incolore, cosa che
la rende estremamente subdola!! Provoca forti congenstioni delle vie respiratorie
ed edema polmonare. Questi, in sintesi, i caratteri principlai dell'ossalato
di tricometile:
- TIPO = Tossico - soffocante
- PERSISTENZA = Semi - persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Gassoso, inodore, incolore ed insapore
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Per inalazione, sottoforma di gas
- SINTOMI TIPICI = i primi sintomi sono quelli di una intensa congestione
delle vie respiratorie
- EVOLUZIONE = Irritazione della mucosa bronchiale, tosse, dispnea,
senso di soffocamento e vomito. Azione Morte per edema polmonare
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Non si conoscono rimedi specifici.
Solitamente si procede con la stessa tecnica utilizzata in caso di avvelenamento
da Cloro e dai suoi composti. Somministrazione di ossigeno. Eventuale dialisi
(solo per i casi più complessi). Assistenza respiratoria. Osservazione
dell'edema polmonare e suo eventuale trattamento
Parte 4 -Analisi dei principali gas vescicanti
I gas vescicanti sono sostanze chimiche (volgarmente definite "mostarde"),
che producono bruciature e vesciche sull'epidermide, ma anche danni a carico
degli occhi, del sistema respiratorio e degli organi interni. Note fin dal
XIX secolo, il loro primo impiego effettivo avvenne durante la prima guerra
mondiale. Il loro impiego più recente si è avuto durante la
guerra Iran - Irak (1977 - 1988), facendo circa 5000 vittime tra i soldati
iraniani. Questi, in sintesi, i caratteri principali dei gas vescicanti:
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Sottoforma di gas o di liquido
- SINTOMI TIPICI = Solitamente non sono immediati. I primi sintomi si
registrano da un minimo di 2 ad un massimo di 24 ore, ma a quel punto il
danno è irreversibile. Le conseguenze variano in funzione dell'esposizione,
e si può andare dal semplice arrossamento / irritazione cutanea, fino
alla comparsa di piaghe e di vesciche molto estese. In basse concentrazioni
non sono letali, ma richiedono comunque lunghi trattamenti medici per lenirne
gli effetti. E' consistente il rischio di lesioni permanenti a carico
dell'apparato respiratorio e visivo.
- EVOLUZIONE = Di norma la morte sopraggiunge per assorbimento
di dosi 50 VOLTE superiori a quelle considerate letali per i gas nervini.
Ad ogni modo, chi non muore è colpito da consegunze molto invalidanti.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = In generale non esistono trattamenti
preventivi. Il soggetto espsoto a queste sostanze può essere solo
decontaminato, lavato e medicato sulle superfici colpite.
segue - Effetti tossicologici dell'Iprite (H)
L'Iprite è un aggressivo chimico fortemente tossico e vesciante,
usato per la prima volta dai tedeschi ad Ypres (da cui il nome), in Belgio,
durante la prima guerra mondiale. Noto anche con il nome di gas mostarda
a causa dell'odore caratteristico, è un liquido oleoso altobollente
(punto di ebollizione 217,5 °C) preparato industrialmente partendo dall'etilene.
Questa sostanza, solitamente, non causa effetti immediati. I primi sintomi
appaiono dopo circa 4 ore, anche se il tempo effettivo dipende direttamente
dalla quantità di sostanza entrata in contatto con il corpo. L'esposizione
all'agente liquido PURO causa prurito, bruciore ed infiammazione delle zone
colpite, seguite poi da gonfiore delle stesse. Dopo 20 - 24 ore dal
contatto cominciano a formarsi delle vesciche, che si riempiono di un liquido
che può essere giallo od incolore. Le vesciche sono vulnerabili alle
infezioni e causano prodonde degenerazioni dei tessuti. Per questo motivo
il ferito può impiegare dei mesi a guarire!! L'inalazione causa un
edema polmonare. Sulla base delle esperienze medico-scientifiche accumulate
principalmente durante il primo conflitto mondiale, la dose letale media
è stimata in 50mg/m3 per 30 minuti (per inalazione) ed in 50
mg/m3 per 200 minuti (per contatto cutaneo). In particolare, la dose letale
(LD50) per un uomo di 70Kg è stimata in 100mg/Kg. Questi, in sintesi,
i caratteri principali dell'iprite:
- TIPO = vescicante
- PERSISTENZA = Persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Gas, o liquido, con caratteristico odore agliaceo
simile alla senape
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Sottoforma di gas o di liquido
- SINTOMI TIPICI = Stenosi bronchiale e lesioni polmonari
- EVOLUZIONE = Di norma la morte sopraggiunge per assorbimento
di dosi 50 VOLTE superiori a quelle considerate letali per i gas nervini.
Ad ogni modo, chi non muore è colpito da conseguenze molto invalidanti.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = In generale non esistono trattamenti
preventivi. Il soggetto esposto a queste sostanze può essere solo
decontaminato, lavato e medicato sulle superfici colpite con dimercaptopropanolo
o sali di Cloro.
segue - Effetti tossicologici della Azotiprite
L'Azotiprite è un aggressivo chimico, derivato dall'iprite,
fortemente tossico e dotato congiuntamente di proprietà vescicanti
ed anticolinesterasiche. Predetta duplicità di comportamento lo rende
molto difficile da trattare. Questi, in sintesi, i caratteri principlai dell'azoiprite:
- TIPO = vescicante anticolinsterasico
- PERSISTENZA = Persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Gas inodore, incolre ed insapore
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Sottoforma di gas
- SINTOMI TIPICI = Oltre ai sintomi tipici dei gas vescicanti, sono presenti
anche effetti anemizzanti antimitotici.
- EVOLUZIONE = Di norma la morte sopragiunge per assorbimento di
dosi inferiori a quelle previste per l'iprite. Ad ogni modo, chi non muore
è colpito da conseguenze molto invalidanti.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = In generale non esistono trattamenti
preventivi. Il soggetto esposto a queste sostanze può essere solo
decontaminato, lavato e medicato sulle superfici colpite con dimercaptopropanolo
o sali di Cloro.
segue - Effetti tossicologici della Lewisite (L)
La Lewisite è un aggressivo chimico vescicante appartenente al
genus delle dicloroarsine. Trattasi di un liquido bruno con odore di geranio,
poco volatile ma solubile nei solventi organici. A contatto con i tessuti
agisce o liberando acido cloridrico, oppure liberando composti di arsenico,
determinando irritazioni, edemi e necrosi. Particolarmente sensibili alla
sua azione sono la congiuntiva, la cute e l'apparato respiratorio. A livello
molecolare, questa sostanza ha effetti vescicanti a causa dell'inibizione
dell'ossidazione dell'acido piruvico. Va sottolineato che in seguito al contatto
cutaneo, essa si diffonde molto più rapidamente dell'Iprite, ed i sintomi
appaiono subito. Tuttavia la guarigione avviene molto più rapidamente
e NON ci sono i pericoli delle infezioni secondarie tipici dell'Iprite. L'esposizione
cutanea a 0,2 mg/cm2 causa la formazione di vesciche, mentre la dose letale
è di 1200 - 1500mg/m3 (per inalazione) o di 100.000 mg/m3 (per contatto).
Non deve essere dimenticato che i prodotti dell'idrolisi della Lewisite
(cioè ClCH = CHAs (OH)2 e ClCH = CHAs = O) sono anch'essi vescicanti.
Le intossicazioni da Lewisite si curano somministrando dimercaptopropanolo,
altresì noto come Anti Lewisite Britannica (British Anti Lewisite,
o BAL). Questo prodotto è stato scoperto dagli inglesi Stocken,
Thompson e Peters dell'Università di Oxford, ed ha
la proprietà di fissare l'Arsenico e gli altri metalli pesanti in
modo tale da sottrarli alla circolazione. Esso costituisce ancora oggi il
migliore antidoto agli avvelenamenti da Arsenico, Mercurio, Antimonio e
Bismuto, ed ha una certa efficacia contro gli aggressivi chimici basati
su Cloro e Bromo. Questi, in sintesi, i caratteri principali della
Lewisite:
- TIPO = vescicante
- PERSISTENZA = Persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Liquido, con caratteristico odore di geranio
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Sottoforma di liquido
- SINTOMI TIPICI = Lesioni cutanee. Azione tossica su fegato e reni.
Gravi lesioni oculari
- EVOLUZIONE = Si tratta di un aggressivo molto violento. Di norma
la morte sopraggiunge per assorbimento di dosi inferiori a quelle previste
per l'iprite. Ad ogni modo, chi non muore è colpito da conseguenze
molto invalidanti.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = In generale non esistono trattamenti
preventivi. Il soggetto esposto a queste sostanze può essere solo
decontaminato, lavato e medicato sulle superfici colpite con dimercaptopropanolo
o sali di Cloro.
Parte 5 - Analisi dei principali gas lacrimogeni
L'incremento dei disordini civili ha portato, a partire dalla fine degli
anni '60 del XX secolo, ad un impiego sempre più massiccio di armi
non letali da parte delle Forze di Polizia. Risale a questo periodo storico
la nascita della c.d. Teoria del controllo tecnologico dei tumulti, in base
alla quale il controllo dei disordini civili andrebbe realizzato con l'impiego
di armi non letali in grado di costringere i manifestanti a lasciare il campo
degli scontri, ma senza cagionare loro dei danni fisici permanenti.
segue - Effetti tossicologici della Camite
La Camite è un aggressivo chimico, scsrsamente diffuso, appartenente
al genus dei gas lacrimogeni. Pur essendo considerato uno dei c.d. gas lacrimogeni
minori, la camite possiede in realtà un grado di tossicità
lievemente superiore a quello del cloroacetofenone (V. voce a se). I sintomi
sono quelli tipici dei gas lacrimogeni, anche se allo stato attuale NON sono
ben noti i suoi effetti a lungo termine. Questi, in sitesi, i caratteri principali
della camite:
- TIPO = Lacrimogeno
- PERSISTENZA = Semi-persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Gassoso, con caratteristico odore pungente
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Nebulizzazione atmosferica
- SINTOMI TIPICI = Violenta irritazione della muscosa rino-oculare
- EVOLUZIONE = Lacrimazione copiosa, congestione delle mucose,
tosse, difficoltà respiratorie. Non si conoscono gli effetti alungo
termine
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = In generale non esistono trattamenti
preventivi. Non si conoscono rimedi a parte il lavaggio oculare e la respirazione
assistita. Molti affermano la necessità di operare con la stessa
tecnica utilizzata in caso di avvelenamento da Cloro e dai suoi composti.
Somministrazione di ossigeno. Assistenza respiratoria. Osservazione dell'edema
polmonare e suo eventuale trattamento
segue - Cloroacetofenone (CN o, più raramente,
C.A.F. )
Il Cloroacetofenone (formula C6H5 - CO - CH2Cl) è una sostanza
risalente alla prima guerra mondiale, che viene utilizzata da oltre 80 anni
per il controllo dei disordini civili. Si tratta di un lacrimogeno capace
di irritare le mucose con una concentrazione di soli 0,05 - 0,1 milligrammi
per metro cubo (se diffuso nell'ambiente tramite nebulizzazione). Al di sopra
di 1 milligrammo per metro cubo la concentrazione comincia a diventare insopportabile,
e oltre i 3,5 milligrammi per metro cubo può causare la morte con elevata
frequenza!! Per questo motivo, le Forze di Polizia hanno l'ordine di utilizzarlo
SOLO all'aperto. In Italia il CN è ampiamente utilizzato dalle Forze
di Polizia per reprimere o controllare i disordini civili di vario genere.
Questi, in sintesi, i caratteri principali del CN:
- TIPO = Lacrimogeno
- PERSISTENZA = Semi-persistente
- DATI ORGANOLETTICI = odore aromatico
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Nebulizzato, tramite il lancio di speciali
candelotti che contengono un artificio temporizzato in grado di regolarne
la dispersione nell'ambiente
- SINTOMI TIPICI = Intensa irritazione delle mucose che determina una
forte lacrimazione nei sogetti colpiti
- EVOLUZIONE = I sintomi sono pressochè immediati. Se la concentrazione
è elevata possono subentrare delle crisi respiratorie. Un concentrazione
superiore ai 3,5 milligrammi per metro cubo in un ambiente chiuso è
quasi sempre letale!!
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Non esiste nessun tipo di profilassi.
Il trattamento medico consiste nel fare respirare aria pura al soggetto colpito,
nonchè nell'effettuare abbondanti lavaggi degli occhi. Molti affermano
la necessità di operare con la stessa tecnica utilizzata in
caso di avvelenamento da Cloro e dai suoi composti. Somministrazione di ossigeno.
Assistenza respiratoria. Osservazione dell'edema polmonare e suo eventuale
trattamento
segue - Ortoclorobenzalmalononitrile (CS)
Nella prima metà degli anni '50 del XX secolo, i tecnici dello
Stabilimento Sperimentale per la Difesa Chimica di Porton Down (Gran Bretagna)
svilupparono un nuovo agente lacrimogeno di tipo SOLIDO (anche se spesso
viene utilizzato tramite nebulizzazione) denominato CS o, più propriamente,
ortoclorobenzalmalononitrile. Si tratta di un agente lacrimogeno estremamente
POTENTE, non solo perchè i sintomi compaiono immediatamente, ma anche
perchè ai tipici effetti lacrimogeni sono associati una penosa sensazione
di freddo intenso, oltre a senso di soffocamento, angoscia e di morte
imminente. Non va poi dimenticato che il CS è in grado di causare ustioni
molto gravi!! La pericolosità del CS è evidente se si pensa
che una concentrazione superiore a 15 milligrammi per metro cubo può
uccidere un uomo in un minuto. In Italia e, in genere, nell'Europa continentale,
il CS non è mai stato utilizzato per la repressione dei disordini
civili. Se ne è fatto, viceversa, un largo uso in Irlanda del Nord,
sia da parte della Polizia, sia da parte delle FF.AA. britanniche presenti
in loco. A partire dagli anni '70 del XX secolo, le forze di Polizia americane
lo impiegano comunemente durante le operazioni di repressione dei disordini
pubblici. Il CS è stato poi ampiamente utilizzato dalle FF.AA. americane
durante la loro permanenza in sud-est asiatico. Allo stato attuale, speciali
bombe a mano caricate con cristalli di CS fanno parte dell'equipaggiamento
standard di numerose FF.AA. in tutto il mondo. Questi, in sintesi, i caratteri
principali del CS:
- TIPO = Lacrimogeno
- PERSISTENZA = Persistente
- DATI ORGANOLETTICI = cristalli incolori
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Nebulizzato, tramite il lancio di speciali
candelotti che contengono un artificio temporizzato in grado di regolarne
la dispersione nell'ambiente. Diversamente dal CN, altri metodi di
diffusione includono le granate d'artiglieria fino al calibro 155m, gli insufflatori
motorizzati, i nebulizzatori da elicottero, le bombe d'aereo da 100Kg (capaci
di coprire un area di 5 ettari ciascuna!!). Esistono infine speciali bombe
a mano caricate con cristalli di CS, ad uso esclusivo delle FF.AA.
- SINTOMI TIPICI = Intensa irritazione delle mucose che determina una
forte lacrimazione nei sogetti colpiti. All'intensa lacrimazione sono associati
intense sensazioni di freddo, soffocamento, angoscia e morte imminente. Chi
si trova in prossimità di una granata caricata con CS al monento dello
scoppio, può riportare ustioni molto serie.
- EVOLUZIONE = I sintomi sono pressochè immediati.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Non esiste nessun tipo di profilassi.
Il trattamento medico consiste nel fare respirare aria pura al soggetto colpito,
nonchè nell'effettuare abbondanti lavaggi degli occhi. Molti affermano
la necessità di operare con la stessa tecnica utilizzata in
caso di avvelenamento da Cloro e dai suoi composti. Somministrazione di ossigeno.
Assistenza respiratoria. Osservazione dell'edema polmonare e suo eventuale
trattamento. Le eventuali ustioni vengono trattate con le consuete procedure
mediche.
segue - Altri agenti chimici afferenti al genus dei c.d. gas lacrimogeni
Accanto al CN ed al CS, che oggi risultano impiegati in amnera maggioritaria,
esistono altri agenti lacrimogeni di minore importanza quali:
- la difenilamminocloroarsina (altresì nota come adamsite o DM)
- la cloropicrina (altresì nota come nitrocloroformio o tricloronitrometano)
- il bromoacetato di etile (noto anche come BAE)
- la dibenzossazepina (nota anche come CR)
A livello pratico si tratta, in ogni caso, di sostanze attualmente poco
utilizzate. A partire dagli anni '80 del XX secolo si è cominciato
ad effettuare una intensa sperimentazione con la dibenzossazepina, che presenta
il pregio di potere essere sciolta in acqua (ed essere così utilizzata
negli idranti), o di essere trasformata in gelatina (ed essere stesa al
suolo sottoforma di barriera). Questa sostanza è nota per la
capacità di irritare fortemente le mucose del naso e della gola,
anche se i suoi effetti a lungo termine sul corpo umano non sono ancora
del tutto ben noti.
Parte 6 - Analisi dei principali gas orticanti
segue - effetti tossicologici della Cloroacetonossina
La sostanza comunemente nota come Cloroacetonossina è un aggressivo
chimico appartenente al genus dei c.d gas orticanti (od urticanti che dir
si voglia). Esso è in grado di determinare una intensa irritazione
cutanea, associata alla congestione delle prime vie respiratorie. L'esposizione
per lungo tempo od a dosi elevate, causa un edema a livello bronchiale. Questi,
in sintesi, i caratteri principali della cloroacetonossina:
- TIPO = Orticante
- PERSISTENZA = Semi - persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Sostanza gassosa inodore ed incolore, in grado
di fare cambiare il colore delle cartine amido-iodurate
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Nebulizzato, tramite il lancio di speciali
candelotti che contengono un artificio temporizzato in grado di regolarne
la dispersione nell'ambiente.
- SINTOMI TIPICI = Irritazione generalizzata della cute. Congestione
delle vie respiratorie ed edema bronchiale
- EVOLUZIONE = I sintomi sono pressochè immediati.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Non esiste nessun tipo di profilassi.
Il trattamento medico consiste generalmente nel fare respirare aria pura
al soggetto colpito tramite la respirazione assistita. Molti affermano la
necessità di operare con la stessa tecnica utilizzata in caso
di avvelenamento da Cloro e dai suoi composti. Somministrazione di ossigeno.
Assistenza respiratoria. Osservazione dell'edema polmonare e suo eventuale
trattamento. Le eventuali ustioni vengono trattate con le consuete procedure
mediche.
segue - effetti tossicologici della Cloroacetofenonossina
La sostanza comunemente nota come Cloroacetofenonossina è un aggressivo
chimico appartenente al genus dei c.d gas orticanti (od urticanti che dir
si voglia). Esso è in grado di determinare una intensa irritazione
cutanea, associata alla congestione delle prime vie respiratorie. L'esposizione
per lungo tempo od a dosi elevate, causa un edema a livello bronchiale. Questi,
in sintesi, i caratteri principali della cloroacetofenonossina:
- TIPO = Orticante
- PERSISTENZA = Semi - persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Sostanza gassosa inodore ed incolore, in grado
di fare cambiare il colore delle cartine amido-iodurate
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Nebulizzato, tramite il lancio di speciali
candelotti che contengono un artificio temporizzato in grado di regolarne
la dispersione nell'ambiente.
- SINTOMI TIPICI = Irritazione generalizzata della cute. Congestione
delle vie respiratorie ed edema bronchiale
- EVOLUZIONE = I sintomi sono pressochè immediati.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Non esiste nessun tipo di profilassi.
Il trattamento medico consiste generalmente nel fare respirare aria pura
al soggetto colpito tramite la respirazione assistita. Molti affermano la
necessità di operare con la stessa tecnica utilizzata in caso
di avvelenamento da Cloro e dai suoi composti. Somministrazione di ossigeno.
Assistenza respiratoria. Osservazione dell'edema polmonare e suo eventuale
trattamento. Le eventuali ustioni vengono trattate con le consuete procedure
mediche.
segue - effetti tossicologici della Dicloroformossina
La sostanza comunemente nota come Dicloroformossina è un aggressivo
chimico appartenente al genus dei c.d gas orticanti - lacrimogeni. Esso è
in grado di determinare una intensa irritazione cutanea, associata alla
congestione delle prime vie respiratorie. L'esposizione per lungo tempo od
a dosi elevate, causa un edema a livello bronchiale. Questi, in sintesi,
i caratteri principali della dicloroformossina:
- TIPO = Orticante - lacrimogeno
- PERSISTENZA = Semi - persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Sostanza gassosa con odore pungente e sgradevole
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Nebulizzato, tramite il lancio di speciali
candelotti che contengono un artificio temporizzato in grado di regolarne
la dispersione nell'ambiente.
- SINTOMI TIPICI = Irritazione generalizzata della cute. Congestione
delle vie respiratorie ed edema bronchiale
- EVOLUZIONE = I sintomi sono pressochè immediati.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Non esiste nessun tipo di profilassi.
Il trattamento medico consiste generalmente nel fare respirare aria pura
al soggetto colpito tramite la respirazione assistita. Molti affermano la
necessità di operare con la stessa tecnica utilizzata in caso
di avvelenamento da Cloro e dai suoi composti. Somministrazione di ossigeno.
Assistenza respiratoria. Osservazione dell'edema polmonare e suo eventuale
trattamento.
Parte 7 - Analisi dei principali gas vomitatori
segue - effetti tossicologici della Difenilcloroarsina
(D.C.A. , altresì detta Clark n°1)
La sostanza comunemente nota come Difenilcloroarsina è un aggressivo
chimico appartenente al genus dei c.d gas starnutatori - vomitatori, in cui
il carattere vomitatorio è prevalente su quello starnutatorio. Si
tratta di un importante derivato delle cloroarsine con buona persistenza,
in grado di determinare una sensazione di vomito irrefrenabile associata a
congestione delle vie respiratorie ed edema bronco - polmonare. Questi, in
sintesi, i caratteri principali della difenilcianoarsina:
- TIPO = Vomitatorio - starnutatorio
- PERSISTENZA = Persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Sostanza gassosa inodore, incolore ed insapore
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Nebulizzato, tramite il lancio di speciali
candelotti che contengono un artificio temporizzato in grado di regolarne
la dispersione nell'ambiente.
- SINTOMI TIPICI = Vomito irrefrenabile seguito da crisi respiratoria
- EVOLUZIONE = I sintomi sono pressochè immediati.Al vomito segue
una crisi respiratoria seguita dalla comparsa di edema bronco-polmonare.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Non esiste nessun tipo di profilassi.
Il trattamento medico consiste generalmente nel fare respirare aria pura
al soggetto colpito tramite la respirazione assistita. Molti affermano la
necessità di operare con la stessa tecnica utilizzata in caso
di avvelenamento da Cloro e dai suoi composti. Somministrazione di ossigeno.
Assistenza respiratoria. Osservazione dell'edema polmonare e suo eventuale
trattamento. Se l'avvelenamento da Arsenico è grave (anemia emolitica
acuta), è necessario effettuare trasfusioni e diuresi
segue - effetti tossicologici della Difenilamminocloroarsina
(Adamsite)
La sostanza comunemente nota come Difenilamminocloroarsina è un
aggressivo chimico appartenente al genus dei c.d gas vomitatori. Si tratta
di un importante derivato delle cloroarsine meno tossico della difenilcloroarsina,
ma dotato di buona persistenza, in grado di determinare una sensazione di
vomito irrefrenabile associata a congestione delle vie respiratorie ed edema
bronco - polmonare. In passato è stato a volte utilizzato sia in
ambito bellico, sia come mezzo di repressione dei disordini pubblici. Questi,
in sintesi, i caratteri principali della difenialamminocloroarsina:
- TIPO = Vomitatorio
- PERSISTENZA = Persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Sostanza gassosa inodore, incolore ed insapore
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Nebulizzato, tramite il lancio di speciali
candelotti che contengono un artificio temporizzato in grado di regolarne
la dispersione nell'ambiente.
- SINTOMI TIPICI = Vomito irrefrenabile seguito da crisi respiratoria
- EVOLUZIONE = I sintomi sono pressochè immediati. Al vomito segue
una crisi respiratoria seguita dalla comparsa di edema bronco-polmonare.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Non esiste nessun tipo di profilassi.
Il trattamento medico consiste generalmente nel fare respirare aria pura
al soggetto colpito tramite la respirazione assistita. Molti affermano la
necessità di operare con la stessa tecnica utilizzata in caso
di avvelenamento da Cloro e dai suoi composti. Somministrazione di ossigeno.
Assistenza respiratoria. Osservazione dell'edema polmonare e suo eventuale
trattamento. Se l'avvelenamento da Arsenico è grave (anemia emolitica
acuta), è necessario effettuare trasfusioni e diuresi
segue - effetti tossicologici della Difenilcianoarsina
(D.C.N., altresì detta Clark n°2)
La sostanza comunemente nota come Difenilcianoarsina è un aggressivo
chimico appartenente al genus dei c.d gas vomitatori. Si tratta di un importante
derivato delle cloroarsine dotato di un grado di tossicità più
ELEVATO rispetto a quello tipico della difenilcloroarsina. E' dotato di buona
persistenza, ed è in grado di determinare una sensazione di vomito
irrefrenabile associata a congestione delle vie respiratorie ed edema bronco
- polmonare. In passato è stato a volte utilizzato in ambito bellico.
Questi, in sintesi, i caratteri principali della difenilcianoarsina:
- TIPO = Vomitatorio
- PERSISTENZA = Persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Sostanza gassosa inodore, incolore ed insapore
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Nebulizzato, tramite il lancio di speciali
candelotti che contengono un artificio temporizzato in grado di regolarne
la dispersione nell'ambiente.
- SINTOMI TIPICI = Vomito irrefrenabile seguito da crisi respiratoria
- EVOLUZIONE = I sintomi sono pressochè immediati. Al vomito segue
una crisi respiratoria seguita dalla comparsa di edema bronco-polmonare.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Non esiste nessun tipo di profilassi.
Il trattamento medico consiste generalmente nel fare respirare aria pura
al soggetto colpito tramite la respirazione assistita. Molti affermano la
necessità di operare con la stessa tecnica utilizzata in caso
di avvelenamento da Cloro e dai suoi composti. Somministrazione di ossigeno.
Assistenza respiratoria. Osservazione dell'edema polmonare e suo eventuale
trattamento. Se l'avvelenamento da Arsenico è grave (anemia emolitica
acuta), è necessario effettuare trasfusioni e diuresi
Parte 8 - Analisi dei principali gas fossici con proprietà
tossico -generali
segue - Acido cianidrico (HCN, cianuro idrogenato)
Si tratta di uno dei composto a base di Cianuro, altresì noto
come Cianuro idrogenato, ESTREMANENTE velenoso. Fra gli anni
'30 e '40 del XX secolo, è stato utilizzato ampiamente dai nazisti
nelle camere a gas, dai fascisti (congiuntamente ad altri agressivi chimici)
durante la repressione dei disordini in Africa. Più recentemente
è stato utilizzato anche da Saddam Ussein per l'eliminazione
di minoranze etniche o religiose a lui avverse (congiuntamente ad alcuni
agenti anticolinesterasici come il Sarin). Si tratta di un agente
chimico incolore ed altamente volatile, che deve essere tassativamente
utilizzato entro luoghi chiusi per sprigionare il massimo della propria
letalità. Questi, in sintesi, i caratteri principali dell'acido cianidrico
:
- TIPO = Tossico generale
- PERSISTENZA = Fugacissimo
- DATI ORGANOLETTICI = Liquido incolore con odore di mandorle amare
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Per inalazione, sottoforma di gas
- SINTOMI TIPICI = Stato confusionale, sonnolenza e respiro affannoso,
seguiti da vomito, convulsioni ed arresto respiratorio
- EVOLUZIONE = In un ambiente chiuso e con concentrazioni sufficientemente
elevate, la morte è praticamente immediata a causa della formazione
di cianoemoglobina.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Allontanre il soggetto colpito dal
veleno in caso di inalazione. Emesi o lavanda gastrica immediata. Inalazione
di Nitrito di Amile pari a 0,2 ml (una capsula) per 30 secondi al minuto.
Somministrare ossigeno al 100%. Assistenza respiratoria. Somministrare 10
ml di Nitrito di Sodio al 3% endovenoso a 2,5 - 5ml al minuto (N.B. nei bambini,
10mg/Kg). Somministrare 25 - 50ml di Tiosolfato di Sodio al 25%, per endovenosa,
a 2,5 - 5ml al minuto. Ripetere il trattamento in caso di recidiva. Usare
il "Kit Lilly" per i cianuri.
segue - Ossido di carbonio (monossido di Carbonio)
Si tratta di un composto a base di cabonio dotato di un elevatissimo
grado di tossicità. E' estremamente subdolo poichè è
un gas completamente inodore, incolre ed insapore, che provoca sonnolenza
e morte con estrema rapidità, a causa della formazione di carbossiemoglobina.
Essendo fugacissimo ha però bisogno di ambienti confinati e tendenzialmente
"ermeticamente chiusi", per esplicare le proprie mortali potenzialità.
Questi, in sintesi, i caratteri principali del monossido di Carbonio:
- TIPO = Tossico generale
- PERSISTENZA = Fugacissimo
- DATI ORGANOLETTICI = Gas inodore, incolore ed insapore
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Per inalazione, sottoforma di gas
- SINTOMI TIPICI = Stato confusionale, sonnolenza e respiro affannoso,
seguiti da vomito, convulsioni ed arresto respiratorio
- EVOLUZIONE = In un ambiente chiuso e con concentrazioni sufficientemente
elevate, la morte è praticamente immediata a causa della formazione
di carbossiemoglobina.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Somministrare ossigeno al 100% in
maschera, con assistenza respiratoria se necessaria. Determinare IMMEDIATAMENTE
il livello di carbossiemoglobina. Evitare la somministrazione di TUTTI gli
stimolanti. La somministrazione di ossigeno iperbarico è efficace
se la carbossiemoglobina è superiore al 25%, circa (N.B. valore principale,
probabilmente a livello del citocromo).
Parte 9 - Analisi dei principali gas nervini (agenti anticolinesterasici
o agenti tossico-sinaptici)
Gli aggressivi chimici noti genericamente come gas nervini costituiscono
la più potente arma chimica attualmente in circolazione, principalmente
a causa dell'elevata tossicità, della facilità di dispersione
e della rapidità d'azione. La prima famiglia di gas nervini (indicata
con la lettera G), venne prodotta negli anni ' 30 del XX secolo dagli scienziati
della Germania nazista (principalmente sulla base delle ricerche
del Prof. Gerhard Schrader e del suo gruppo di lavoro), e traggono
il loro nome dal fatto che agiscono DIRETTAMENTE sul Sistema Nervoso Centrale
(N.B. il prefisso "G", che caratterizzata tutti questi aggressivi chimici,
sta per "Germania"). Partendo dai tre gas nervini originari (Tabun, Sarin
e Soman), agli inizi degli anni '50 del XX secolo venne sviluppato un gruppo
di agenti tossico-sinaptici denominati genericamente nervini intermedi (da
alcuni esperti considerati già agenti di seconda generazione) che
hanno avuto scarso rilievo a livello di comunità scientifica ed impiego
pratico nullo. Sulla base di questi studi, sul finire degli anni '50
del XX secolo, alcuni scienziati (principalmente) americani svilupparono
i gas nervini di seconda generazione, comprendenti gli agenti noti con le
sigle VE, VG, VM e VX, tutti caratterizzati dal fatto di essere molto persistenti,
poco volatili ed estremamente letali. Si rammenti, a titolo di esempio, che
la letalità (rectius, tossicità) del VX, il più noto
dei gas nervini di seconda generazione, è enormemente SUPERIORE a
quella del più potente agente tossico-sinaptico di prima generazione
(il Soman, V. voce a se). I gas nervini di prima e seconda generazione,
sono TUTTI dei potentissimi inibitori della colinesterasi, un enzima responsabile
del processo di idrolizzazione dell'aceticolina, un importantisismo neurotrasmettitore.
Quando i nervini penetrano nell'organismo, la colinesterasi viene INIBITA,
e l'acetilcolina ostruisce le giunzioni tra i neuroni, impedendo così
la trasmissione degli impulsi nervosi e, conseguentemente, il funzionamento
del sistema nervoso. Se a livello molecolare, l'inibizione dell'acetilcolina
è dunque il sintomo evidente dell'avvelenamento da gas nervini, in
ambito fisiopatologico sono ravvisabili in sequenza:
- sangue da naso
- fitte al torace
- indebolimento della vista
- restringimento (miosi) delle pupille
- eccessiva sudorazione
- defecazione e minzione involontaria
- mal di testa
- sonnolenza
- arresto respiratorio
- morte (per arresto respiratorio)
Questi, in sintesi, i caratteri principali dei gas nervini:
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Gli agenti nervini possono essere
dispersi sottoforma di gas, vapore o liquido. Attaccano direttamente il
SNC penetrando nel corpo per inalazione, contatto epidermico o assunzione
di cibo contaminato.
- SINTOMI TIPICI = I sintomi sono alquanto variegati, dipendendo
principalmente dalla quantità di sostanza assorbita. Con bassi dosaggi
si ha l'aumento della salivazione, epistassi (sangue da naso), miosi della
pupilla e mal di testa. Con dosaggi maggiori si hanno difficoltà repiratorie,
secrezioni di muco, crampi allo stomaco, vomito, rilascio involontario di
feci ed urina e tremori. Concentrazioni molto elevate provocano convulsioni,
perdita di coscienza e paralisi respiratoria.
- EVOLUZIONE = Pochi milligrammi di agente nervino assorbiti
per inalazione provocano la morte in un paio di minuti!! Se l'agente penetra
nell'organismo attraverso la pelle, i sintomi si hanno dopo 25 - 30 minuti,
ma la morte soppravviene comunque in maniera molto rapida.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Attualmente esistono antidoti
molto efficaci contro gli agenti nervini, ma devono essere somministrati
immediatamente!! Esistono anche dei trattamenti preventivi contro
gli agenti nervini, che però sono in grado solo di ridurre gli effetti
dell'avvelenamento, ma NON di annullarli: proprio per questo motivo l'antidoto
è SEMPRE necessario!! Tutto il personale che maneggia queste sostanze
DEVE essere costantemente equipaggiato con i rispettivi antidoti (normalmente
Atropina e/o Obidoxim), in maniera tale da poterli utilizzare immediatamente
qualora ciò fosse necessario. Pere questo motivo, le FF.AA. di tutti
i Paesi dispongono di siringhe autoiniettanti di atropina nel loro equipaggiamento
individuale (c.d. kit "Anti-N.B.C.")
segue - Avvelenamento da gas nervini (anticolinesterasici)
di prima e seconda generazione e relativi antidoti
Per meglio comprendere l'azione patologica degli aggressivi anticolinesterasici
(agenti tossico-sinaptici o agenti nervini) occorre fare mente locale al
meccanismo biologico di trasmissione degli impulsi nervosi. Nei punti di connessione
delle fibre nervose con i fasci muscolari e nei punti di diramazione delle
stesse fibre nervose esistono particolari strutture fisico-anatomiche, dette
SINAPSI, attraverso le quali lo stimolo viene trasmesso grazie ad una mediazione
chimica. Le sostanze chimiche che operano questa trasmissione (c.d. neurotrasmettitori)
sono principalmente l'acetilcolina, l'adrenalina e l'istamina, ciscuna svolgente
una funzione specifica e, quindi, non intercambiabili tra di loro. In particolare:
- sono a mediazione istaminica le sinapsi del (sistema) parasimpatico
spinale
- sono a mediazione adrenalinica le sinapsi del (sistema) ortosimpatico
- sono a mediazione acetilcolinica le sinapsi del (sistema) parasimpatico,
quelle mioneurali dei muscoli involontari e quelle interneuroniche del SNC.
Le sinapsi a mediazione acetilcolinica sono di gran lunga le più
numerose ed importanti, ed interessano la maggior parte delle funzioni fisiologiche
essenziali. Le sinapsi colinergeniche funzionano essenzialmente in base ad
un meccanismo alternativo di esterificazione ed idrolisi. All'arrivo dello
stimolo un amminoacido, la colina, si esterifica con l'acido acetico formando
l'acetilcolina: quest'ultima trasmette l'impulso nervoso. Al cessare dello
stimolo, un enzima specifico, la colinesterasi, idrolizza rapidamente l'estere
(in circa 4 millesimi di secondo), formatosi in precedenza, originando nuovamente
colina ed acido acetico: questa reazione inversa determina la cessazione
dello stimolo. Gli agenti anticolinesterasici agiscono su questa reazione
IMPEDENDO la cessazione dello stimolo nervoso (N.B. per questo motivo si
dice che la sinapsi "...rimane sempre accesa..."!!), la cui conseguenza è
uno stato momentaneo di iperfunzione seguito rapidamente da paresi!! Lo
stimolo continuo del (sistema) parasimpatico genera inoltre convulsioni e
miosi (restringimento) pupillare, del tutto analoghi a quelli legati all'avvelenamento
di nicotina o da muscarina. Per questo motivo si parla di sindrome muscarinica
o nicotinica. La profilassi è del tutto IMPOSSIBILE, poichè
gli agenti nervini penetrano nel corpo umano essenzialmente tramite l'epidermide.
I consueti sistemi di difesa dagli aggressivi chimici, compresa la maschera
antigas sono del tutto inutili, salvo che non si abbia la fortuna di averla
già indossata insieme ad un equipaggimento Anti - N.B.C. completo!!
L'unica "...forma di prevenzione..." se così la vogliamo chiamare,
è qualla affidata a speciali rilevatori CHIMICI od ELETTRONICI. Per
contrastare l'effetto dei nervini, una volta che il contagio è conclamato,
è necessario somministrare sostanze in grado di neutralizzare
l'azione anticolinesterasica. Dal momento che la morte è estremamente
rapida, è NECESSARIA l'assunzione immediata di specifici ANTIDOTI,
quali :
- L' Obidoxim, un ossido particolare in grado di reagire con la
colinesterasi inibita e di rimuovere l'agente nervino rigenerando l'enzima.
Questo antidoto ha una buona efficacia, ma non riesce a trattare correttamente
l'avvelenamento da SOMAN, perchè questo agente, oltre ad inibire
la colinesterasi, genera una ulteriore reazione chimica che lo rende
inoffensivo.
- L'Atropina, una sostanza particolare in grado di legarsi chimicamente
alle sinapsi lasciate permanentemente "alterate" dall'agente nervino. Tramite
questo legame chimico, le sinapsi vengono riporate alla normalità
ed i processi cerebrali possono riprendere in maniera ordinaria
- La Fistostigmina (od altro prodotto equivalente), una sostanza
in grado di legarsi alle sinapsi e di idrolizzare, lentamente e continuamente,
la colinesterasi, rilasciando così l'acetilcolina necessaria a ripristinare
gli ordinari processi nervosi
La procedura generale per il trattamento in caso di intossicazione da
gas nervini è la seguente:
- togliere i vestiti del soggetto contaminato
- sciaquare la cute
- somministrare atropina in dose di 2mg (adulti) per via endovenosa od
intramuscolare (N.B. 0,01 - 0,05mg per i bambini)
- ripetere la somministrazione di atropina ogni 15 - 60 minuti in caso
di assenza di segni di tossicità da somministrazione di atropina
- somministrare cloruro di pralidossina in dose da 1 - 2g (adulti), per
via endovenosa, ogni 15 - 30 minuti (N.B. 20 - 40mg per i bambini)
- somministrare ossigeno ed effettuare la necessaria assistenza respiratoria
- non usare mai morfina o aminofilina
- agire in maniera tale che il personale medico EVITI l'autocontaminazione!!
segue - proprietà tossicologiche del Monoetil
- dimetil -amidocianofosfato (altresì noto come Tabun, Trilone 83
o GA)
Il monoetil-dimetil-amidocianofosfato, noto più semplicemente
come Tabun, è un aggressivo chimico appartenente alla famiglia dei
c.d. gas nervini di prima generazione. E' un olio limpido, dotato di un
caratteristico odore di pesce, che solitamente viene nebulizzato per farlo
penetrare nel corpo tramite inalazione. La dose di Tabun che ha causato
la morte del 50% degli animali in un tesa (LD50) è di 0,6mg/Kg
per i topi, 0,12 mg/Kg per le cavie e 960 mg/m3 (minimo) per i conigli.
Per un uomo di 70Kg si stima che sia attorno a 0,01 mg/Kg. Questi, in sintesi,
i caratteri principali del Tabun:
- TIPO = Anticolinesterasico
- PERSISTENZA = molto persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Olio limpido con caratteristico odore di pesce
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Solitamente nebulizzato, penetra nel corpo
normalmente per inalazione, ma anche per contatto epidermico o assunzione
di cibo contaminato.
- SINTOMI TIPICI = I sintomi sono alquanto variegati, dipendendo principalmente
dalla quantità di sostanza assorbita. Con bassi dosaggi si ha l'aumento
della salivazione, epistassi (sangue da naso), miosi della pupilla e mal
di testa. Con dosaggi maggiori si hanno difficoltà repiratorie, secrezioni
di muco, crampi allo stomaco, vomito, rilascio involontario di feci ed urina
e tremori. Concentrazioni molto elevate provocano convulsioni, perdita di
coscienza e paralisi respiratoria.
- EVOLUZIONE = Aggressione dei nervi cranici III, VII, IX,
X e XI. Sindrome muscarinica. Morte per paralisi respiratoria
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = In caso di inalazione, Trattenere
il respiro fino a quando non viene indossata la amschera antigas. Qualora
si manifestino gravi segni di contagio, somministrare l'atropina tramite
le apposite siringhe autoiniettanti. In caso di progressione dei sintomi,
ripetere la somministrazione di atropina ad intervalli di 5 - 20 minuti.
Non somministrare dosi ulteriori di atropina (rispetto a quelle incluse
nel Kit Anti - N.B.C.) se non sotto controllo medico, ricordandosi di riferire
al personale medico il numero esatto delle iniezioni eseguite in precedenza!!
In caso di difficoltà respiratorie, somministrare ossigeno. In caso
di arresto respiratorio, effettuare la respirazione artificiale. In caso
di contaminazione per via oculare, lavare immediatamente gli occhi per 10
- 15 minuti, ed indossare immediatamente la maschera antigas. Anche in caso
di comparsa di primi sintomi di miosi pupillare, non è necessario
somministrare alcuna iniezione di atropina, a condizione che la miosi sia
l'unico sintomo presente!! In caso di contaminazione per via cutanea, indossare
la maschera antigas, togliere i vestiti contaminati e lavare immediatamente
la pelle con acqua e sapone, oppure con una soluzione di acqua e bicarbonato
di Sodio al 10% o acqua ed ipoclorito di sodio al 5%. In caso di comprsa
di tremori o spasmi muscolari, somministrare immediatamente atropina. In caso
di contaminazione per ingestione, non indurre vomito, ma somministrare immediatamente
atropina.
segue - proprietà tossicologiche del Monoisopropil
- metil - fluorofosfato (altresì noto come Sarin, Trilone 46 o GB)
Il monoisopropil-metil-fluorofosfato, noto più semplicemente come
Sarin, è un aggressivo chimico appartenente alla famiglia dei c.d.
gas nervini di prima generazione. E' un gas inodore, incolore ed insapore,
che a volte può assumere un odore leggermente fruttato. Negli anni
'90 del XX secolo è stato utilizzato più volte da Saddam Ussein
per eliminare minoranze etniche e religiose avverse al suo regime. Sempre
nello stesso periodo (1995), il Sarin è stato utilizzato dai membri
di una setta di fanatici religiosi, per effettuare un attentato mortale nella
metropolitana di Tokyo (decine di morti e migliaia di intossicati in 16
stazioni !!). La dose di Sarin che ha causato la morte del 50% degli animali
in un test (LD50) è di 0,42 mg/Kg per i topi, di 0,03 mg/Kg
per i conigli e di 0,0385 mg/Kg per le cavie. Per un uomo di 70Kg si stima
che sia di 24 mg/Kg. Si tratta di una sostanza molto più tossica del
Tabun. Questi, in sintesi, i caratteri prncipali del Sarin:
- TIPO = Anticolinesterasico
- PERSISTENZA = molto persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Gas inodore, incolore ed insapore. Talvolta può
assumere un odore leggermente fruttato.
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Solitamente nebulizzato, penetra nel corpo
normalmente per inalazione, ma anche per contatto epidermico o assunzione
di cibo contaminato.
- SINTOMI TIPICI = I sintomi sono alquanto variegati, dipendendo principalmente
dalla quantità di sostanza assorbita. Con bassi dosaggi si ha l'aumento
della salivazione, epistassi (sangue da naso), miosi della pupilla e mal
di testa. Con dosaggi maggiori si hanno difficoltà repiratorie, secrezioni
di muco, crampi allo stomaco, vomito, rilascio involontario di feci ed urina
e tremori. Concentrazioni molto elevate provocano convulsioni, perdita di
coscienza e paralisi respiratoria.
- EVOLUZIONE = Aggressione dei nervi cranici III, VII, IX,
X e XI. Sindrome muscarinica. Morte per paralisi respiratoria
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = In caso di inalazione, Trattenere
il respiro fino a quando non viene indossata la amschera antigas. Qualora
si manifestino gravi segni di contagio, somministrare l'atropina tramite
le apposite siringhe autoiniettanti. In caso di progressione dei sintomi,
ripetere la somministrazione di atropina ad intervalli di 5 - 20 minuti.
Non somministrare dosi ulteriori di atropina (rispetto a quelle incluse
nel Kit Anti - N.B.C.) se non sotto controllo medico, ricordandosi di riferire
al personale medico il numero esatto delle iniezioni eseguite in precedenza!!
In caso di difficoltà respiratorie, somministrare ossigeno. In caso
di arresto respiratorio, effettuare la respirazione artificiale. In caso
di contaminazione per via oculare, lavare immediatamente gli occhi per 10
- 15 minuti, ed indossare immediatamente la maschera antigas. Anche in caso
di comparsa di primi sintomi di miosi pupillare, non è necessario
somministrare alcuna iniezione di atropina, a condizione che la miosi sia
l'unico sintomo presente!! In caso di contaminazione per via cutanea, indossare
la maschera antigas, togliere i vestiti contaminati e lavare immediatamente
la pelle con acqua e sapone, oppure con una soluzione di acqua e bicarbonato
di Sodio al 10% o acqua ed ipoclorito di sodio al 5%. In caso di comprsa
di tremori o spasmi muscolari, somministrare immediatamente atropina. In caso
di contaminazione per ingestione, non indurre vomito, ma somministrare immediatamente
atropina.
segue - proprietà tossicologiche del Monopinacol
- metil - fluorofosfato (altresì noto come Soman o GD)
Il monopinacol-metil-fluorofosfato, noto più semplicemente come
Soman, è un aggressivo chimico appartenente alla famiglia dei c.d.
gas nervini di prima generazione. E' un gas incolore, dotato di un carattristico
odore di canfora, è ed il più PERICOLOSO (rectius, tossico)
fra tutti gli anticolinesterasici di prima generazione, tant'è vero
che è in grado di inibire gli effetti di un antidoto (obidoxim),
normalmente utilizzato per contrastare gli effetti degli altri gas nervini.
La dose di Soman che causa la morte del 50% degli animali in un esperimento
(LD50) è di 0,62mg/Kg (intraperitoneale) o 7,8mg/Kg (sottocutaneo)
per i topi, 0,02123 mg/Kg (sottocutaneo) per i conigli e di 0,00245 mg/Kg
(sottocutaneo) per le cavie. Per un uomo di 70Kg di peso si stima che sia
di 5mg/Kg. A titolo di esempio, si rammenti che si tratta di una sostanza
MOLTO più TOSSICA del Sarin. Questi, in sintesi, i caratteri principali
del Soman:
- TIPO = Anticolinesterasico
- PERSISTENZA = elevata
- DATI ORGANOLETTICI = Gas incolore dal caratteristico odore di canfora
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Solitamente nebulizzato, penetra nel corpo
normalmente per inalazione, ma anche per contatto epidermico o assunzione
di cibo contaminato.
- SINTOMI TIPICI = I sintomi sono alquanto variegati, dipendendo principalmente
dalla quantità di sostanza assorbita. Con bassi dosaggi si ha l'aumento
della salivazione, epistassi (sangue da naso), miosi della pupilla e mal
di testa. Con dosaggi maggiori si hanno difficoltà repiratorie, secrezioni
di muco, crampi allo stomaco, vomito, rilascio involontario di feci ed urina
e tremori. Concentrazioni molto elevate provocano convulsioni, perdita di
coscienza e paralisi respiratoria.
- EVOLUZIONE = Aggressione di tutti i nervi cranici e dei gangli
del parasimpatico. Sindrome muscarinica e nicotinica
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = In caso di inalazione, Trattenere
il respiro fino a quando non viene indossata la amschera antigas. Qualora
si manifestino gravi segni di contagio, somministrare l'atropina tramite
le apposite siringhe autoiniettanti. In caso di progressione dei sintomi,
ripetere la somministrazione di atropina ad intervalli di 5 - 20 minuti.
Non somministrare dosi ulteriori di atropina (rispetto a quelle incluse
nel Kit Anti - N.B.C.) se non sotto controllo medico, ricordandosi di riferire
al personale medico il numero esatto delle iniezioni eseguite in precedenza!!
In caso di difficoltà respiratorie, somministrare ossigeno. In caso
di arresto respiratorio, effettuare la respirazione artificiale. In caso
di contaminazione per via oculare, lavare immediatamente gli occhi per 10
- 15 minuti, ed indossare immediatamente la maschera antigas. Anche in caso
di comparsa di primi sintomi di miosi pupillare, non è necessario
somministrare alcuna iniezione di atropina, a condizione che la miosi sia
l'unico sintomo presente!! In caso di contaminazione per via cutanea, indossare
la maschera antigas, togliere i vestiti contaminati e lavare immediatamente
la pelle con acqua e sapone, oppure con una soluzione di acqua e bicarbonato
di Sodio al 10% o acqua ed ipoclorito di sodio al 5%. In caso di comprsa
di tremori o spasmi muscolari, somministrare immediatamente atropina. In caso
di contaminazione per ingestione, non indurre vomito, ma somministrare immediatamente
atropina.
segue - proprietà tossicologiche del Tetraetilpirofosfato
(Acido difosforico, estere di tetraetile, tetraetildifosfato o T.E.P.P.)
Il tetraetilpirofosfato, noto più semplicemente come TEPP, è
un aggressivo chimico appartenente alla famiglia dei c.d. agenti nervini
intermedi. E' un composto organico fosfonato, nato originariamente come insetticida,
ma che è stato successivamente ottimizzato al fine di essere impiegato
come agente anticolinesterasico per scopi bellici. E' un liquido altamente
infiammabile. Anche i suoi vapori sono altamente infiammabili, e può
verificarsi un'esplosione in ambiente saturo con i vapori medesimi. Questi,
in sintesi, i caratteri principali del TEPP:
- TIPO = Anticolinesterasico
- PERSISTENZA = molto persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Liquido incolore molto igroscopico, con un caratteristico
odore ambrato
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Solitamente nebulizzato, penetra nel corpo
normalmente per inalazione, ma anche per contatto a livello di epidermide
o della superficie oculare. Più raramente per assunzione di cibo
contaminato.
- SINTOMI TIPICI = I sintomi sono alquanto variegati, dipendendo principalmente
dalla quantità di sostanza assorbita. Con bassi dosaggi si ha l'aumento
della salivazione, epistassi (sangue da naso), miosi della pupilla e mal
di testa. Con dosaggi maggiori si hanno difficoltà repiratorie, secrezioni
di muco, crampi allo stomaco, vomito, rilascio involontario di feci ed urina
e tremori. Concentrazioni molto elevate provocano convulsioni, perdita di
coscienza e paralisi respiratoria.
- EVOLUZIONE = Sinromi muscarinica e nicotinica
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = In caso di inalazione, Trattenere
il respiro fino a quando non viene indossata la amschera antigas. Qualora
si manifestino gravi segni di contagio, somministrare l'atropina tramite
le apposite siringhe autoiniettanti. In caso di progressione dei sintomi,
ripetere la somministrazione di atropina ad intervalli di 5 - 20 minuti.
Non somministrare dosi ulteriori di atropina (rispetto a quelle incluse
nel Kit Anti - N.B.C.) se non sotto controllo medico, ricordandosi di riferire
al personale medico il numero esatto delle iniezioni eseguite in precedenza!!
In caso di difficoltà respiratorie, somministrare ossigeno. In caso
di arresto respiratorio, effettuare la respirazione artificiale. In caso
di contaminazione per via oculare, lavare immediatamente gli occhi per 10
- 15 minuti, ed indossare immediatamente la maschera antigas. Anche in caso
di comparsa di primi sintomi di miosi pupillare, non è necessario
somministrare alcuna iniezione di atropina, a condizione che la miosi sia
l'unico sintomo presente!! In caso di contaminazione per via cutanea, indossare
la maschera antigas, togliere i vestiti contaminati e lavare immediatamente
la pelle con acqua e sapone, oppure con una soluzione di acqua e bicarbonato
di Sodio al 10% o acqua ed ipoclorito di sodio al 5%. In caso di comprsa
di tremori o spasmi muscolari, somministrare immediatamente atropina. In caso
di contaminazione per ingestione, non indurre vomito, ma somministrare immediatamente
atropina.
segue - proprietà tossicologiche del Di-isopropil-fluorofosfato
(D.F.P.)
Il di-isopropil-fluorofosfato, noto più semplicemente come DFP,
è un aggressivo chimico appartenente alla famiglia dei c.d. agenti
nervini intermedi. E' un composto organico fluoro-fosfonato, nato originariamente
come insetticida, ma che è stato successivamente ottimizzato al fine
di essere impiegato come agente anticolinesterasico per scopi bellici. Questi,
in sintesi, i caratteri tipici del DFP:
- TIPO = Anticolinesterasico
- PERSISTENZA = molto persistente
- DATI ORGANOLETTICI = Liquido incolore con un caratteristico odore di
arancio
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Solitamente nebulizzato, penetra nel corpo
normalmente per inalazione, ma anche per contatto a livello di epidermide
o della superficie oculare. Più raramente per assunzione di cibo
contaminato.
- SINTOMI TIPICI = I sintomi sono alquanto variegati, dipendendo principalmente
dalla quantità di sostanza assorbita. Con bassi dosaggi si ha l'aumento
della salivazione, epistassi (sangue da naso), miosi della pupilla e mal
di testa. Con dosaggi maggiori si hanno difficoltà repiratorie, secrezioni
di muco, crampi allo stomaco, vomito, rilascio involontario di feci ed urina
e tremori. Concentrazioni molto elevate provocano convulsioni, perdita di
coscienza e paralisi respiratoria.
- EVOLUZIONE = Sindromi muscarinica e nicotinica
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = In caso di inalazione, Trattenere
il respiro fino a quando non viene indossata la amschera antigas. Qualora
si manifestino gravi segni di contagio, somministrare l'atropina tramite
le apposite siringhe autoiniettanti. In caso di progressione dei sintomi,
ripetere la somministrazione di atropina ad intervalli di 5 - 20 minuti.
Non somministrare dosi ulteriori di atropina (rispetto a quelle incluse
nel Kit Anti - N.B.C.) se non sotto controllo medico, ricordandosi di riferire
al personale medico il numero esatto delle iniezioni eseguite in precedenza!!
In caso di difficoltà respiratorie, somministrare ossigeno. In caso
di arresto respiratorio, effettuare la respirazione artificiale. In caso
di contaminazione per via oculare, lavare immediatamente gli occhi per 10
- 15 minuti, ed indossare immediatamente la maschera antigas. Anche in caso
di comparsa di primi sintomi di miosi pupillare, non è necessario
somministrare alcuna iniezione di atropina, a condizione che la miosi sia
l'unico sintomo presente!! In caso di contaminazione per via cutanea, indossare
la maschera antigas, togliere i vestiti contaminati e lavare immediatamente
la pelle con acqua e sapone, oppure con una soluzione di acqua e bicarbonato
di Sodio al 10% o acqua ed ipoclorito di sodio al 5%. In caso di comprsa
di tremori o spasmi muscolari, somministrare immediatamente atropina. In caso
di contaminazione per ingestione, non indurre vomito, ma somministrare immediatamente
atropina.
segue - proprietà tossicologiche dell'Esametiltetrafosfato
(H.E.T.P.)
L'esametiltetrafosfato, noto più semplicemente come HETP, è
un aggressivo chimico appartenente alla famiglia dei c.d. agenti nervini
intermedi. E' un composto organico fosfonato, nato originariamente come insetticida,
ma che è stato successivamente ottimizzato al fine di essere impiegato
come agente anticolinesterasico per scopi bellici. Questi, in sintesi, i
dati caratteristici dell' HETP:
- TIPO = Anticolinesterasico
- PERSISTENZA = Elevata
- DATI ORGANOLETTICI = Liquido igroscopico incolore ed inodore
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Solitamente nebulizzato, penetra nel corpo
solitamente per inalazione, ma anche per contatto a livello di epidermide
o della superficie oculare. Più raramente per assunzione di cibo
contaminato.
- SINTOMI TIPICI = I sintomi sono alquanto variegati, dipendendo principalmente
dalla quantità di sostanza assorbita. Con bassi dosaggi si ha l'aumento
della salivazione, epistassi (sangue da naso), miosi della pupilla e mal
di testa. Con dosaggi maggiori si hanno difficoltà repiratorie, secrezioni
di muco, crampi allo stomaco, vomito, rilascio involontario di feci ed urina
e tremori. Concentrazioni molto elevate provocano convulsioni, perdita di
coscienza e paralisi respiratoria.
- EVOLUZIONE = Paralisi del sistema vagale. Sindrome muscarinica
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = In caso di inalazione, Trattenere
il respiro fino a quando non viene indossata la maschera antigas. Qualora
si manifestino gravi segni di contagio, somministrare l'atropina tramite
le apposite siringhe autoiniettanti. In caso di progressione dei sintomi,
ripetere la somministrazione di atropina ad intervalli di 5 - 20 minuti.
Non somministrare dosi ulteriori di atropina (rispetto a quelle incluse
nel Kit Anti - N.B.C.) se non sotto controllo medico, ricordandosi di riferire
al personale medico il numero esatto delle iniezioni eseguite in precedenza!!
In caso di difficoltà respiratorie, somministrare ossigeno. In caso
di arresto respiratorio, effettuare la respirazione artificiale. In caso
di contaminazione per via oculare, lavare immediatamente gli occhi per 10
- 15 minuti, ed indossare immediatamente la maschera antigas. Anche in caso
di comparsa di primi sintomi di miosi pupillare, non è necessario
somministrare alcuna iniezione di atropina, a condizione che la miosi sia
l'unico sintomo presente!! In caso di contaminazione per via cutanea, indossare
la maschera antigas, togliere i vestiti contaminati e lavare immediatamente
la pelle con acqua e sapone, oppure con una soluzione di acqua e bicarbonato
di Sodio al 10% o acqua ed ipoclorito di sodio al 5%. In caso di comparsa
di tremori o spasmi muscolari, somministrare immediatamente atropina. In
caso di contaminazione per ingestione, non indurre vomito, ma somministrare
immediatamente atropina.
segue - profili tossicologici degli agenti anticolinesterasici
di seconda generazione
Gli agenti anticolinesterasici (tossico sinaptici) di seconda generazione,
noti più semplicemente come gas di tipo V, sono un gruppo di aggressivi
chimici dotati di elevata densità e forte persistenza, cosa che li
mette in grado di aderire e rimanere su qualsiasi tipo superifice per moltissimo
tempo. Partendo da una serie di studi effettuati in Svezia, Germania e Svizzera
agli inizi degli anni '50 del XX secolo, sul finire dello stesso decennio,
alcuni scienziati inglesi sintetizzarono il primo agente nervino di seconda
generazione, l'etil-zolfo-dimatilamminoetile, noto più semplicemente
come VX. A causa del sistema di blocchi contrapposti che si era venuto a
creare al termine della seconda guerra mondiale, i risultati degli studiosi
inglesi vennero immediatamente trasmessi in Canada, Australia e, ovviamente,
negli USA. La famiglia dei nervini di seconda generazione comprende il VX,
il VE (ossi-etil-zolfo - 2 - dietilamminoetile), il VG (ossi-ossidietil-zolfo-2-dietilamminoetile)
ed il VM (ossi-etil-zolfo-2-dietilamminoetile). Le notizie sulle reali
proprietà tossicologiche di questi aggressivi chimici sono scarsissime.
Si sa solo che si tratta di liquidi incolori, o leggemente ambrati, apparentemente
simili all'olio per motori, che evaporano molto lentamente e che sono molto
più pericolosi in caso di contatto cutaneo, rispetto ai nervini di
prima generazione!! Il più noto di tutti è certamente il VX,
che viene spesso assunto come modello teorico per spiegare le proprietà
generali di questa famiglia di aggressivi tossico-sinaptici. Al pari degli
agenti nervini di prima generazione, anche quelli di seconda generazione
sono dei potenti anticolinesterasici, tant'è vero che condividono
lo stesso meccanismo operativo. Si tenga però conto che i gas della
serie V sono circa 10 volte più tossici rispetto alle loro controparti
di prima generazione!!
segue - proprietà tossicologiche dell'etil-zolfo-dimetilamminoetile
(acido fosfonotionico, zolfo - 2 - diisopropilamminoetile, etilfosfonotionolato,
EA-1701, TX-60 o VX)
L'etil-zolfo-dimetilamminoetile, o più semplicemente VX, è
un potente agente anticolinesterasico sviluppato in Gran Bretagna sul finire
degli anni '50 del XX secolo (1957), sulla base di studi effettuati agli
inizi dello stesso decennio in Svezia, nonchè di ricerche preesistenti.
Le dinamiche geopolitiche legate alla guerra fredda, fecero ben presto arrivare
i risultati delle ricerche che avevano portato alla nascita del VX negli
USA. Per non rimanere indietro nella corsa agli armamenti, i sovietici
svilupparono un omologo del VX, noto in occidente come "V-gas", del quale
si sa poco o nulla ancora oggi!! Allo stato attuale, gli USA sono il primo
produttore mondiale di VX (N.B. lo stabilimento principale si trova presso
l'Arsenale di Edgewood, nel Maryland, presso il Comando Centrale per la Guerra
Chimica e Batteriologica), da molti analisti considerato come "...l'unico
gas nervino veramente degno di questo nome, nato dopo la seconda guerra mondiale...".
Si tratta di un liquido incolore, che ricorda molto vagamente l'olio per
rmotori, altamente solubile in acqua e nei solventi organici. La dose di VX
che causa la morte del 50% degli animali in un esperimento (LD50) è
di 0,0154 mg/Kg per i conigli (sottocutaneo), 0,008mg/Kg (endovenosa) per
i conigli e 0,0084 mg/Kg per le cavie. Per un uomo di 70Kg di peso si stima
che sia di 0,14 mg/Kg. Questi, in sintesi, i caratteri principali del VX:
- TIPO = Anticolinesterasico
- PERSISTENZA = elevata
- DATI ORGANOLETTICI = Liquido igroscopico incolore, apparentemente simile
all'olio per motori
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Solitamente nebulizzato, penetra nel corpo
normalmente per inalazione, ma anche per contatto a livello di epidermide
o della superficie oculare. Più raramente per assunzione di cibo
contaminato.
- SINTOMI TIPICI = I sintomi sono alquanto variegati, dipendendo principalmente
dalla quantità di sostanza assorbita. Con bassi dosaggi si ha l'aumento
della salivazione, epistassi (sangue da naso), miosi della pupilla e mal
di testa. Con dosaggi maggiori si hanno difficoltà repiratorie, secrezioni
di muco, crampi allo stomaco, vomito, rilascio involontario di feci ed urina
e tremori. Concentrazioni molto elevate provocano convulsioni, perdita di
coscienza e paralisi respiratoria.
- EVOLUZIONE = Aggressione di tutti i nervi cranici e dei gangli
del parasimpatico. Sindrome muscarinica e nicotinica
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = In caso di inalazione, Trattenere
il respiro fino a quando non viene indossata la maschera antigas. Qualora
si manifestino gravi segni di contagio, somministrare l'atropina tramite
le apposite siringhe autoiniettanti. In caso di progressione dei sintomi,
ripetere la somministrazione di atropina ad intervalli di 5 - 20 minuti.
Non somministrare dosi ulteriori di atropina (rispetto a quelle incluse
nel Kit Anti - N.B.C.) se non sotto controllo medico, ricordandosi di riferire
al personale medico il numero esatto delle iniezioni eseguite in precedenza!!
In caso di difficoltà respiratorie, somministrare ossigeno. In caso
di arresto respiratorio, effettuare la respirazione artificiale. In caso
di contaminazione per via oculare, lavare immediatamente gli occhi per 10
- 15 minuti, ed indossare imemdiatamente la maschera antigas. Anche in caso
di comparsa di primi sintomi di miosi pupillare, non è necessario
somministrare alcuna iniezione di atropina, a condizione che la miosi sia
l'unico sintomo presente!! In caso di contaminazione per via cutanea, indossare
la maschera antigas, togliere i vestiti contaminati e lavare immediatamente
la pelle con acqua e sapone, oppure con una soluzione di acqua e bicarbonato
di Sodio al 10% o acqua ed ipoclorito di sodio al 5%. In caso di comprsa
di tremori o spasmi muscolari, somministrare immediatamente atropina. In caso
di contaminazione per ingestione, non indurre vomito, ma somministrare immediatamente
atropina.
Parte 10 - Analisi delle principali sostanze incapacitanti (psicomimetiche)
Si tratta di una famiglia del tutto particolare di agenti chimici, di
concezione abbastanza recente, in grado di generare alterazioni di tipo psicotico
quali allucinazioni visive, comportamento schizoide, perdita del controllo
muscolare, rigidità degli arti e paralisi. Gli effetti sono TRANSITORI,
ma quando si verificano producono incapacità di prendere decisioni,
smarrimento e frenesia. Questi, in sintesi, i caratteri principali delle
sostanze psicomimetiche:
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Solitamente queste sostanze penetrano nell'organismo
tramite inalazione, ma possono penetrarvi anche tramite ingestione di cibi
contaminati.
- SINTOMI TIPICI = Stato confusionale, paranoia, disorientamento e comportamenti
inconsulti
- EVOLUZIONE = Le consegunze sono legate alla quantità di
sostanza assobita. Solitamente le conseguenze NON sono letali e sono del
tutto temporanee. In alcuni casi, e con elevate concentrazioni, possono
però subentrare danni cerebrali permanenti e addirittura la morte.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Allo stato attuale esistono
vari farmaci antagonisti di questa famiglia di sostanze, tutti con un certo
grado di efficacia, che devono però essere somministrati sotto stretto
controllo medico.
segue - proprietà tossicologiche del 3 -
quinoclidil - benzilato (BZ)
Il 3 - quinoclidilbenzilato, o più semplicemente BZ, è
(al pari dei suoi derivati) un estere dell'acido glicolico. Diversamente
dagli altri composti appartenenti alla sua stessa famiglia, normalmente
liquidi a temperatura ambiente, il BZ è un finissimo solido cristallino
di colore bianco, caratterizzato da una lievissima solubiltà in acqua.
Chimicamente parlando si tratta di un agente colinergenico - bloccante, che
con dosi inferiori a 1 mg genera una condizione di DELIRIO in grado
di durare per alcuni giorni. La sintomatologia è affine a quella dell'avvelenamento
da atropina, scopolamina o belladonna, salvo che è molto più
potente ed i suoi sintomi durano molto più a lungo!! Solitamente
si ritiene che 30 mg costituiscano una dose letale per un uomo adulto.
Dal momento che non sono noti effetti permanenti, in numerosi Paesi si era
pensato di utilizzarlo come strumento per la repressione dei disordini pubblici,
da solo o in congiunzione con i comuni gas lacrimogeni. L'incertezza sugli
effetti a lungo termine, ha però sconsigliato le Autorità
di numerosi Paesi dal prendere una simile decisione. Non va dimenticato
che il BZ agisce sul SNC allo stesso modo dell'atropina e della scopolamina,
cioè interefendo con il meccanismo di trasmissione colinergenico,
sia a livello periferico, sia a livello di cervello e di midollo spinale.
Allo stato attuale non sono noti casi specifici di impieghi pratici di questo
aggressivo chimico, anche se secondo alcuni esperti di tecnologie NBC (principalmente
ex - sovietici ma anche inglesi), una variante peculiare del BZ nota come
"gas del sonno", sarebbe stata utilizzata in grande quantità
dalle Unità Antiterrorismo Russe contro i terroristi ceceni
che avevano preso in ostaggio alcune centinaia di ostaggi in un teatro di
Mosca. L'incertezza circa gli effetti a lungo termine ed in alte dosi di
questo gas, avrebbero causato non solo la morte dei terroristi, ma anche
la morte o l'intossicazione di molti ostaggi!! Questi, in sintesi, i caratteri
fondamentali del BZ:
- TIPO = depressivo del SNC
- PERSISTENZA = non si hanno dati certi
- DATI ORGANOLETTICI = solido cristallino finissimo, di colore bianco
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Può essere diffuso in qualsiasi modo:
contatto cutaneo, inalazione o ingestione.
- SINTOMI TIPICI = I primi sintomi compaiono entro 1 - 4 ore dall'assunzione
per iniezione, inalazione od ingestione. L'effetto massimo si esplica entro
8 - 10 ore. I sintomi durano tra le 24 e le 48 ore. Il ritorno alla normalità
si ha tra le 48 e 96 ore dalla contaminazione. Alcuni composti della stessa
famiglia a cui appartiene il BZ possono avere sintomi che durano di più
o di meno rispetto a quelli del BZ stesso.
- EVOLUZIONE = In basse dosi, si manifestano sonnolenza e riduzione
del livello di attenzione. In dosi più elevate si notano aumento della
frequanza cardiaca, labbra asciutte e pelle secca. In linea di massima,
tra 1 e 4 ore dalla contaminazione si manifestano tachicardia, atassia,
vomito, secchezza della cavità orale, problemi di vista, confusione,
calma, stato stuporoso. Tra 4 e 12 ore dalla contaminazione si manifestano
incapacità di rispondere alle stimolazione provenienti dall'ambiente
esterno e difficoltà di deambulazione. Tra le 12 e le 96 ore dalla
contaminazione si manifestano iperattività, imprevedibilità
di comportamento, allucinazioni e senso di delusione.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Allo stato attuale, non esiste nessuno
strumento di rivelazione noto. La profilassi è impossibile. L'unica
forma di protezione preventiva è costituita dalla maschera antigas,
respiratore, guanti e soprascarpe. In caso di contagio, il sogetto deve essere
trattato con estrema gentilezza. In primo luogo va bloccato sul letto con
le apposite fasce e vanno allontanati TUTTI gli oggetti pericolosi che si
trovano nelle sue vicinanze, ivi compresi quegli oggetti che potrebbero essere
ingoiati. Se la temperatura esterna di superiore ai 25°C, vanno rimossi
i vestiti, mentre se la temperatura corporea è superiore ai 39°C
il corpo deve essere raffreddato ponendo il paziente in un ambiente ombreggiato
e ventilato. Può essere applicata acqua vaporizzata, ma NON deve
mai essere applicato del ghiaccio!! Solitamente si somministra della fisiostigmina
in dosi di 2- 3 mg in caso di gravi condizioni, con iniezioni endovenose
ripetute ad intervalli di 15 - 60 minuti primi. Quando le condizioni sono
migliorate, si procede con fleboclisi di 2 - 4 mg ogni 1 - 2 ore. Chiaramente
la dose va ottimizzata a seconda delle condizioni del paziente. La terapia
per via orale deve sostituire quella per via endovenosa non appena possibile,
somministrando 2 - 5 mg di fisiostigmina ogni 1 - 2 ore.
segue - proprietà tossicologiche della dietilamide
dell'acido lisergico (LSD)
La dietilamide dell'acido lisergico, più nota nel parlato comune
come LSD, è un potente eccitante del SNC in grado di generare alterazioni
psicotiche della personalità. Si tratta di un solido altamente solubile
in acqua, il che lo rende idoneo ad essere utilizzato per attaccare la rete
idrica di grossi agglomerati urbani. Dosi molto basse di LSD (appena 50 microgrammi!!
) sono in grado di indurre stati psicotici negli individui a cui lo stesso
è stato somministrato. Il meccanismo di azione non è ancora
del tutto chiaro, ma si sa che l'LSD interferisce con il Sistema ad Attivazione
Reticolare, facendo venire meno la capacità del cervello di elaborare
le informazioni provenienti dall'esterno in maniera logica e selettiva.
E' noto, in particolare, che l'LSD interferisce con tutta una serie di neurotrasmettitori,
ed in particolare con la serotonina. Si rammenti che dosi di 2mg generano
convulsioni nel soggetto intossicato, mentre dosi comprese tra 2 e 5 mg
generano violentisime alterazioni psicologiche che, normalmente, non hanno
effetti a lungo termine. L'assunzione o l'intossicazione reiterate determinano
malattie mentali (psicosi) e danni cerebrali permanenti. Questi, in sintesi,
i caratteri principali dell'LSD:
- TIPO = eccitante del SNC
- PERSISTENZA = non si hanno dati certi
- DATI ORGANOLETTICI = Solido solubile in acqua
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Per ingestione o per inalazione
- SINTOMI TIPICI = I primi sintomi appaiono, a seconda dei casi, o entro
pochi minuti, oppure tra 30 e 60 minuti dall'intossicazione. L'effetto
massimo si ha entro 2 - 3 ore dall'intossicazione, mentre la scomparsa si
ha tra le 4 e le 8 a seconda dei casi.
- EVOLUZIONE = La sintomatologia tipica comprende la comparsa di
nausea, seguita da uno stato di confusione mentale (di solito dopo 45 -
60 minuti dall'intossicazione), senso di delusione ed allucinazioni (anche
se non tutti i soggetti intossicati provano queste sensazioni). Certi soggetti
manifestano la volontà di controllare i sintomi, continuando a svolgere
i propri compiti, comportamento che è rafforzato quando sono presenti
soggetti non intossicati in prossimità di quello intossicato. Altri
sintomi sono l'aumento della frequenza cardiaca, sudore alle mani, allargamento
delle pupille, senso di feddo alle estremità, ed una generale sensazione
di eccitazione mentale (nervosismo, tremolii o spasmi muscolari, tensione
immotivata, etc.). Idee di tipo paranoico, seguite da profondi stati di
paura od estasi, possono verificarsi in soggetti noti per essere facilmente
suggestionabili. Sono rare, ma possono comunque verificarsi, allucinazioni
vere e proprie, seguti da comportamenti omicidi o suicidi.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Allo stato attuale, non esiste nessuno
strumento di rivelazione noto. La profilassi è impossibile. L'unica
forma di protezione preventiva è costituita dalla maschera antigas,
respiratore, guanti e soprascarpe in caso di diffusione per nebulizzazione.
In caso di diffusione per contaminazione di acqua e cibo, è necessario
porre sotto stretta sorveglianza le fonti di acqua e di cibo. In caso di
intossicazione, premesso che non esiste una cura vera e propria, solitamente
ai soggetti intossicati viene somministrato il Diazepam, endovenoso od intramuscolare,
in dose da 10 - 20mg. Un altro rimedio è il sodioamitale in dose di
200 - 400mg, sempre per via endovenosa. Si è suggerita anche la somministrazione
di Cloropromazina, ma allo stato attuale non sembra possa dirsi che sia
superiore alle sostanze comunemente utilizzate per trattre l'intossicazione
da LSD.
Parte 11 - Agenti batteriologici di particolare rilievo
Contrariamente a quanto è avvenuto per gli aggressivi chimici,
gli agenti batteriolgici NON sono mai stati usati in nessun evento bellico,
nonostante questa possibilità sia allo studio da oltre 70 anni.
La teoria dell'impiego dell'arma batteriologica postula che sia possibile
la diffusione, sul territorio nemico, di ceppi batterici capaci di generare
epidemie difficilmente controllabili con i farmaci conosciuti. Le difficoltà
pratiche hanno però reso di fatto IMPOSSIBILE una reale applicazione
di questa teoria, principalmente a causa del fatto che gli aggressivi biologici
sono esseri viventi. Questo significa che esistono grossi problemi di :
- preparazione
- stoccaggio
- diffusione
La preparazione è problematica poichè DEVONO (e possono)
essere scelti SOLO i ceppi più aggressivi. Lo stoccaggio è
altresì critico perchè non tutti gli agenti biologici lo sopportano
in egual misura. Solitamente si cerca di rendere più virulenti i ceppi
batterici mediante passagi alternati da terreni di cultura a cavie, per conservarli
poi adsorbiti su appositi supporti. In certi casi è addirittura posibili
la liofilizzazione e la relativa conservazone sottoforma di ibernazione,
degli agenti virali. Venendo alla diffusione, non deve essere dimenticato
che i sistemi di lancio validi per gli aggressivi chimici, sono del tutto
inadatti per quelli biologici, dal momento che il vettore (bombe, missili,
etc.), qualsiasi tipo esso sia, distrugge grann parte della carica tossica
dell'agente biologico. Anche ammesso di voler ricorrere all'irrorazione aerea,
c'è sempre il grosso pericolo che un quantitativo, a volte anche
rilevante, dell'agente biologico cada su obiettivi del tutto DIVERSI da
quelli stabiliti. A ciò deve aggiungersi che l'effetto sterilizzante
dei raggi ultravioletti distruggerebbe parte della carica tossica dell'agente
biologico PRIMA che questo tocchi terra. Non si dimentichi poi il grosso
problema della contaminazione prolungata dovuto ad una sopravvivenza non
prevista dell'agente batteriologico. Si rammenti che nel 1940, le FF.AA.
britanniche effettuarono un esperimento a finalità difensive sull'isola
di Gruinard (un'isola disabitata al largo della Scozia), diffondendo
spore attivate di Antrace ed utilizzando alcuni greggi di percore
come cavie. Le pecore morirono in tempi brevi, ma l'isola è ancora
oggi contaminata nonostante siano state effettuate molteplici operazioni
di bonifica. Ogni anno, una squadra delle FF.AA. britanniche specializzata
in operazioni Anti - N.B.C. si reca sull'isola per verificare il livello
di contaminazione, ma allo stato attuale si ritiene che l'isola possa rimanere
contaminata fino al 2030 - 2040!! I difetti intrinseci delle armi batteriologiche
non escludono che queste non possano essere scelte da uno o più gruppi
criminali per il perseguimento dei propri scopi.
segue - Antrace
L'antrace è il nome comunemente attribuito ad una malattia infettiva
ACUTA più nota come il nome di carbonchio, provocata da un
batterio generatore di spore, denominato Bacillus Anthracis. Le spore
producono una tossina che può risultare LETALE se non adeguatamente
trattata. A partire dagli anni '70 del XX secolo, quando l'ingegneria genetica
ha cominciato a trovare applicazione in maniera massiccia in ambito militare,
sono state sviluppate delle varianti di antrace di tipo selettivo. Queste
varianti, oltre ad essere estremamente più PERICOLOSE della versione
di base, hanno la capacità di colpire ed eliminare solo soggetti di
una certa razza, sesso, età o comunque soggetti dotati di una particolare
qualità fisiologica che il batterio manipolato è in grado di
individuare. Un esempio della potenzialità lesiva delle varianti modificate
di antrace è rappresentato dal famoso "Caso Ekaterinenburg".
La città di Ekaterinenburg è una città dell'ex
- URSS che sorge in un'area circondata da boschi di betulle, all'interno
dei quali sorge un complesso militare di ricerche scientifiche. Questo complesso,
come accadeva per tutte le strutture analoghe esistenti un tempo nell'ex
- URSS, era suddiviso in tanti sotto - complessi denominati genericamente
"cittadelle". Un mattino, nel 1979, dall'impianto di areazione delle
cittadelle numero 17 e 32, filtrò all'esterno del fumo bianco che
non destò negli abitanti alcuna preoccupazione. Nel giro di pochissimo
tempo TUTTI gli uomini di età compresa tra i 25 ed i 50 (circa) cominciarono
a stare male ed a morire poche ore più tardi. Nessuna donna morì
nell'incidente, così come non morirono gli uomini che non si trovavano
nella fascia di età che il batterio doveva colpire!!Non morirono
nemmeno i bambini, tuttavia, le donne in stato interessante che furono vaccinate
"...per prevenzione..." abortirono o dettero alla luce soggetti deformi
o che (pur se apparentemente sani), a distanza di anni, vennero colpiti
da malattie mentali come la schizofrenia o l'epilessia. Le autorità
sovietiche misero la cosa a tacere in poco tempo, e non se ne seppe più
nulla fino al 2002, quando alcuni ex scienziati che avevano lavorato alla
realizzazione di quelle armi batteriologiche non rivelarono come erano andate
veramente le cose. Per avere un'idea della pericolosità dell'antrace,
si pensi che, sulla base di recenti studi commisionati dall'Organizzazione
Mondiale della Sanità (W.H.O.) e dal Governo americano, il lancio
di 100 Kg di antrace nebulizzato sul cielo di una grande città come
Washington, provocherebbe la morte di un numero compreso tra 130.000 e 3.000.000
persone, con conseguenze che, alungo termine, sarebbero sovrapponibili a quelle
legate all'impiego di armi nucleari!! Questi, in sintesi, i caratteri principali
dell'Antrace:
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Solitamente per contatto cutaneo, inalazione
od ingestione. Molto rara la trasmissione da persona a persona
- SINTOMI TIPICI = L'incubazione ha una durata estremamente variabile,
normalmente compresa da un minimo di 2 giorni fino ad un massimo di 6 - 8
settimane. Inizialmente si manifesta sottoforma di normale raffreddore, ma
degenera in forti problemi respiratori ed in veri e propri collassi. Se
l'infezione deriva dall'ingestione di cibi contaminati, si caratterizza per
la comparsa di infiammazioni intestinali, sangue vomitato e forti diarree.
- EVOLUZIONE = La maggior perte delle persone infette muore nel giro
di tre gironi dalla comparsa dei sintomi
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = La malattia viene curata con
alcuni antibiotici, i quali portano alla guarigione solo se somministrati
PRIMA della comparsa dei sintomi, altrimenti il tasso di mortalità
raggiunge il 90% dei casi!! Esiste un vaccino specifico contro l'antrace,
ma è di utilizzo SOLO militare e le sue scorte sono molto modeste.
segue - Botulino
Il botulino (rectius, tossina botulinica), è una TOSSINA
prodotta da un batterio anaerobico (Cloristidium Botulinum) che ,
singolarmente considerato, è la sostanza più VELENOSA fra
quelle attualmente conosciute!! E' estremamente facile da produrre e da
trasportare, e richiede terapie molto intense e durature, per debellarlo
nei soggetti colpiti. Questi, in sintesi, i caratteri principali del
Botulino:
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Solitamente per ingestione di cibi contaminati,
oppure tramite ferite od abrasioni cutanee.
- SINTOMI TIPICI = I sintomi compaiono tra le 18 e le 36
ore dal contagio. Il sintomo tipico è quello della visione offuscata
o sdoppiata, cui sono associate difficoltà nella parola, di deglutizione,
arsura della cavità orale ed indolenzimento muscolare. Si tratta
delle prime manifestazioni della paralisi muscolare che questa tossina è
in grado di generare.
- EVOLUZIONE = Se non si interviene rapidamente, la tossina genera la
morte per arresto respiratorio. La moderna medicina ha contribuito a ridurre
la percentuale di mortalità dal 50% (tipico degli anni '50 del XX
secolo) all'attuale 8%.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Il soggetto colpito DEVE essere
assistito con ventalzione artificiale e sottoposta a cure continue per settimane!!
Solo in questo caso l'infezione recede molto lentamente. Allo stato attuale,
esiste un' anti-tossina che arresta l'azione del botulino, ma che DEVE essere
somministrata il prima possibile, oltre a degli specifici trattamenti preventivi
immunizzanti.
segue - Colera
Il Colera è una malattia infettiva acuta, estremamente contagiosa,
ed endemica in alcune zone del mondo (India ed alctri Paesi del sud-est asiatico),
causata da un batterio notao con il nome di Vibirio Cholerae asiaticae.
Dopo un periodi incubazione molto breve (1 - 3 giorni) il colera inizia
a manifestarsi con nausea, vomito, diarrea, febbre di livello variabile
e dolori addominali (N.B. questi ultimi sono dovuti all'effetto del vibrione
sull'ileo). L'aggravarsi della diarrea e del vomito, con conseguente eliminazione
di circa 20 litri di liquidi, porta a grave disidratazione dei tessuti con
sete intesa, oliguiria crampi muscolari e debolezza, sino ad acidosi e forte
perdita di cloruri. La fase più avanzata della malattia è
caratterizzata da collasso circolatorio con cianosi, stato stuporoso, ipotermia,
soppressione completa della funzione renale e delirio. Nonstante sia
stata presa in considerazione da circa 70 anni la possibilità di
irrorare il territorio nemico (con i mezzi pù diversificati) in caso
di conflitto, i caratteri intrinseci del colera sembrano sconsigliarne questo
tipo di impiego. Ciò non siginifica, però, che quantitativi
particolarmente virulenti di Vibirio Cholerae non possano essere utilizzati
per operazioni mirate di sabotaggio (da parte di personale nemico ma anche
da parte di gruppi di criminali), volte ad esempio a contaminare la rete
idrica di una grande città. Questi, in sintesi, i caratteri principali
del colera:
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Normalmente per ingestione di alimenti infetti.
- SINTOMI TIPICI = Dopo un periodo di incubazione variabile tra 1 e 3
giorni, l malattia si manifesta con nausea, vomito, diarrea, febbre
di livello variabile e dolori addominali
- EVOLUZIONE = Se non curata, la malattia si evolve manifestando, in
sequanza, aggravarsi della diarrea e del vomito (con conseguente eliminazione
di circa 20 litri di liquidi), grave disidratazione dei tessuti con sete
intesa, oliguiria crampi muscolari e debolezza, sino ad acidosi e forte
perdita di cloruri. La fase più avanzata della malattia è
caratterizzata da collasso circolatorio con cianosi, stato stuporoso, ipotermia,
soppressione completa della funzione renale e delirio
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = La profilassi si esegue essenzialmente
con la diagnosi precoce della malattia, nonchè con l'accurato isolamento
del paziente e del soggetto convalescente. La cura consiste nell'applicazione
di specifiche procedure mediche, consistenti nella vaccinazione anticolerosa
(effettuata in due tempi con somministrazione sottocutanea del vaccino specifico).
In relazione agli alimenti, oltre al consumo di acqua bollita e protetta
da eventuali agenti contaminanti, è necessario assumere SOLO cibi cotti
da poco tempo.
segue - Peste
La peste è una malattia infettiva, che colpisce uomini ed animali,
originata da un batterio (Yersinia Pestis) solitamente presente nel
sangue dei topi e nei loro parassiti (pulci). Le epidemie di peste che più
volte si sono susseguite nei secoli passati sul nostro pianeta hanno sempre
avuto un effetto devastante sulla popolazione mondiale. La famosa epidemia
di peste nera che colpì l'Europa nel medioevo, uccise dai 20 ai 30
milioni di persone, vale a dire circa 1/3 dell'intera popolazione europea
dell'epoca!! Secondo uno studio effettuato dall'Organizzazione Mondiale della
Sanità (W.H.O.), il lancio di 50 Kg di batterio sottoforma di areosol
sul cielo di una grande città (con circa 5 milioni di abitanti),
provocherebbe circa 150.000 casi di peste polmonare, di cui 80.000 - 100.000
con necessità di ricovero ospedaliero e circa 40.000 casi mortali!!
A causa della sua estrema pericolosità, il batterio della peste ben
si presta ad essere utilizzato come arma batteriologica in caso di conflitto.
Questi, in sintesi, i caratteri principali della Peste:
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Esistono alcune varianti di questa malattia.
La forma polmonare è la variante più infettiva, e si
trasmette per contatto interpersonale con minuscole goccioline di origine
respiratoria
- SINTOMI TIPICI = I sintomi tipici sono febbre, mal di testa, indolenzimento
muscolare e tosse con secrezioni saguinolente. L'incubazione varia da 1 a
6 giorni
- EVOLUZIONE = In assenza di idoneo trattamento farmacologico, la mortalità
sfiora il 100%!!
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Attualmente esistono varti antibiotici
contro la peste, ma devono essere assunti con estrema rapidità!! Non
esiste un vaccino specifico, tuttavia, una profilassi antibiotica inziata
7 giorni prima dell'esposizione al batterio, permette un contatto senza
conseguenze
segue - Salmonellosi
Con il termine Salmonellosi si indicano un gruppo di malattie infettive
con decorso acuto causate dalle salmonelle (genere di batteri con numerosi
gruppi, appartenenti alla famiglia della enterobatteriacee). I germi si introducono
nell'organismo con acqua e cibo contaminati dalle feci di individui infetti.
I diversi gruppi di salmonella (N.B. i più importanti sono quelli
indicati con le lettere A, B, C e D), originano quadri clinici che sono così
suddivisibili:
- Salmonellosi in forma tifoide = comprende il tifo addominale
ed i paratifi sostenuti dalla Salmonella parathyphi A, B, C e Salmonella
Thyphosa
- Salmonellosi in forma setticemica = colpisce i lattanti con
febbri fino a 39 - 40°C, con possibili localizzazioni meningee ed osteoarticolari,
nonchè con le stesse complicanze della forma tifoide
- Salmonellosi in forma gastroenterica ed entrocolitica =
sono sostenute da Salmonella typhi murium, Salmonella paratyphi B
e Colera suis, tutte caratterizzate da breve periodo di incubazione
febbre alta, vomito, dolori addominali, diarrea con disidratazione
- Salmonellosi in forma extraintestinale = può colpire
meningi, articolazioni, apparato urinario, apparato respiratorio, coleciste
ed altro ancora, è sostenuta da varie forme di salmonelle, ed ha
spesso un decorso molto grave con forme purulente
Questi, in sitnesi, i caratteri principali della salmonellosi:
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Tramite acqua e cibo contaminato
- SINTOMI TIPICI = I sintomi dipendono dal tipo specifico di salmonellosi
(V. voce a se)
- EVOLUZIONE = L'evoluzione dipende dal tipo specifico di salmonellosi
(V. voce a se)
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = La profilassi si esegue con
specifici esami di laboratorio (emocultura, sierodiagnosi di Widal, etc.).
La cura si effettua con la somministrazione di antibiotici ad ampio spettro
come cloramfenicolo, tetracicline, penicillina ed altro ancora
segue - Tualremia
La Tularemia è una malattia infettiva molto VIOLENTA causata da
un batterio (Francisella Tualriensis, nota anche come Pasteurella Tulariensis),
noto per essere considerato uno degli agenti più INFETTIVI fra tutti
quelli attualmente conosciuti!! Si trasmette per contatto diretto attraverso
piccole lesioni cutanee gli addetti alle lavorazioni di pelli di roditori,
a cacciatori, cuochi, contadini, nonchè per trasmissione da insetti
ematofagi infettati da roditori selvatici. Dopo un periodo di incubazione
di 3 - 6 giorni, insorgono improvvisamente brivi, febbrealta, esantema maculoso
o papuloso. Il decorso successivo può manifestare diversi aspetti
clinici (V. voce a se). A causa della sua intesa pericolosità questo
batterio era già stato studiato da giapponesi ed americani durante
la sconda guerra mondiale, al fine di un eventuale impiego bellico. A partire
dagli anni '70 del XX secolo furono realizzate alcune varianti particolarmente
virulente di Tularemia, da destnarsi ovviamente per impieghi bellici, presumibilmente
ad ampio spettro. Questi, in sintesi, i caratteri principali della Tularemia:
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Solitamente la diffusione avviene per
contatto con insetti od animali infetti, acqua o cibo contaminato, oppure
attraverso l'inalazione. Non si conoscono casi di contatto da uomo a uomo.
- SINTOMI TIPICI = I sintomi sono quelli di una comune influenza, o di
una polmonite c.d. atipica, e vengono avvertiti in un lasso di tempo che
va da pochi giorni fino a due settimane dopo il contagio
- EVOLUZIONE = Nella forma ulceroghiandolare, nel punto di inoculazione
(di solito sulle mani) si manifesta una papula dolorosa che poi si ulcera,
mentre le linfoghiandole satelliti vengono interessate a loro volta. Nella
forma oculoghiandolare si manifestano papule sclerocorneali con edema
congiuntivale e reazione linfoghiandolare latero-cercvicale e ascellare.
Nella forma linfoghiandolare si osserva tumefazione diffusa delle linfoghiandole
in assenza di lesioni cutanee. Nella forma tifoide si ha lo stesso decorso
di una sepsi. In assenza di trattamento farmacologico, il soggetto colpito
muore nel giro di due settimane. Il tasso di mortalità varia dal
30 al 60% dei casi, ma con opportuno trattamento farmacologico, la
mortalità si riduce al 2% circa.
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Allo stato attuale esistono degli
antibiotici specifici, oltre ad un vaccino, il quale però non offre
una copertura completa.
Segue - Vaiolo
Il vaiolo è una delle malattie infettive più PERICOLOSE
fra quelle attualmente conosciute dall'uomo. Debellato definitivamente nel
1977, al meno in via ufficiale, a partire dal 1980 le Autorità
Sanitarie Mondiali hanno dichiarato "...non più necessaria..."
o addirittura sconsigliata, la vaccinazione antivaiolosa!! Per questo motivo,
le superpotenze (N.B. si stima che USA ed URSS avessero immagazzinato
circa 100 tonnellate di vaiolo a testa, conservate rispettivamente negli
stabilimenti militari di ricerca siti ad ATLANTA ed a KOLSOVO) hanno
incrementato le riserve di vaiolo che già possedevano, al fine di inserirle
nelle testate dei loro missili balistici intercontinentali in caso di guerra.
La principale caratteristica del vaiolo è la sua ESTREMA infettività,
che spesso si tramuta in una vera e propria incurabilità!! A partire
dagli anni '70 del XX secolo (così com'era già avvenuto
per numerosi altri virus e batteri) sono state approntate numerose varianti
di vaiolo estremamente virulente, tutte destinate ad impieghi militari, così
sono sono stati elaborati ulteriori agenti di contagio, tutti estremamente
subdoli ed efficienti!! Questi, in sintesi, i caratteri principali del Vaiolo:
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = La diffusione può avvenire per inalazione
del virus sottoforma di areosol o, da persona e persona, per inalazione di
goccioline di saliva
- SINTOMI TIPICI = I sintomi tipici sono febbre, affaticamento muscolare
e dolori, cui segue la comparsa di un esantema con lesioni cutanee. Il periodo
di incubazione varia da 1 a 14 giorni.
- EVOLUZIONE = La mortalità, in assenza di cure specifiche, è
di circa il 30%
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Il vaiolo è incurabile, nel
senso che non esiste un trattamento specifico contro a questa malattia. Esiste
un vaccino, che però non è più obbligatorio in moltissimi
"Paesi evoluti". Esistono scorte di vaccino, normalmente presso i presidi
sanitari, nonchè ad appannaggio delle FF.AA.
Segue - Febbri virali emorragiche
Le febbri virali emorragiche (Viral Hemorragic Fevers, o più
semplicemente VHF) sono un gruppo di malattie causate da svariate famiglie
di virus. Alcuni di questi virus provocano affezioni di scarsa gravità,
mentre altre possono provocare la morte del soggetto colpito con estrema
facilità, come avviene ad esempio per il c.d. virus Ebola.
Si sa per certo che le febbri virali emorragiche sono state oggetto di ampi
studi da parte degli scienziati americani (nell'opificio militare di ATLANTA)
e sovietici (nell'opificio militare di KOLSOVO), i quali ne avrebbero alterato
la struttura tramite l'ingegneria genetica allo scopo di realizzarne varianti
peculiari estremamente violente ed efficaci. Alcuni ceppi di febbri emorragiche
alterate geneticamente sarebbero state LIBERATE, in modeste quantità,
per valutarne gli effetti pratici in alcune aree del terzo mondo. Inoltre,
alcuni scienziati ex-sovietici ed americani hanno ammesso di avere concorso
alla realizzazione di virus capaci di generare febbri emorragiche molto più
POTENTI del c.d. virus Ebola. Questi, in sintesi, i caratteri principali
delle febbri emorragiche:
- MODALITA' DI DIFFUSIONE = Solitamente tutti questi virus sono associti
ad un animale o ad un insetto che li ospita, ma purtroppo non tutti i vettori
sono attualmente stati identificati con la necessaria precisione. In alcuni
casi, la trasmissione avviene attraverso il contatto NON con animali od insetti
specifici, BENSI' con i liquidi corporei delle persone già infettate
- SINTOMI TIPICI = Le reazioni al contagio sono quanto mai variegate,
e dipendono dallo specifico tipo di virus. Solitamente i sintomi comprendono
febbre, affaticamento, senso di strodimento, dolori muscolari e stanchezza.
Altre volte possono comparire anche emorragie sottocutanee o a carico degli
organi interni
- EVOLUZIONE = Se non curate, le febbri virali emorragiche determinano
la morte dei soggetti colpiti con sorprendente frequenza. Si rammenti che
durante l'ultima grande epidemia di virus Ebola avvenuta in Uganda
nel periodo 2000 - 2001, la mortalità è stata del 53% dei casi!!
- STRUMENTI DI CURA E PROFILASSI = Allo stato attuale non si conoscono
cure o terapie di contenimento per i virus di questo tipo