OSSERVAZIONI PRELIMINARI
IN TEMA DI URANIO IMPOVERITO : USO, NATURA E PROPRIETA'
TOSSICOLOGICHE
§1 - premesse storiche
L'uranio impoverito (
Depleted Uranium o, più
semplicemente DU) è un sottoprodotto del processo di arricchimento
dell'uranio utilizzato nei reattori nucleri. Quando la maggior parte
degli isotopi radioattivi è rimossa dall'uranio così
come reperito in natura, quello che residua viene chiamato uranio impoverito.
Un altro modo per ottenere uranio impoverito è quello di "
riciclare"
le barre provenienti dai reattori nucleari. Essendo tossico e radioattivo
(N.B.
il livello di radioattività è del 40% inferiore
a quello dell'uranio naturale, ma ciò non significa che sia
innocuo), esso necessita di una modalità di conservazione
alquanto costosa (N.B.
il costo è associato essenzialmente
alla trasformazione in esafluoruro di uranio ed alla successiva immissione
in contenitori stagni), pur se in generale si tratta di un materiale
relativamente economico da ottenere. Inizialmente l'uranio impoverito
venne conservato da USA e URSS nell'ottica di sviluppo dei rispettivi
programmi per la creazione di armi nucleari. L'idea di base era quella
di poter sviluppare nuove tecniche di arricchimento, attraverso le quali
le scorte di uranio impoverito potessero, un giorno, diventare nuovamente
utili. Queso avveniva già nella seconda metà degli
anni '40 del XX secolo. L'impiego bellico dell'uranio impoverito è
diventato però rilevante a partire dagli anni '70 del XX secolo,
attraverso un uso in svariati sistemi d'arma., prima del tutto sconosciuto.
Normalmente si è soliti affermare che il Ministero della difesa USA
venne a conoscenza del fatto che i mezzi corazzati del Patto di Varsavia
erano dotati di corazze che i cari armati della NATO non potevano perforare.
Questo determinò tutta una serie di ricerche finalizzate all'ottenimento
di proiettili perforanti (
Armor Piercing) molto più
densi dei precedenti e, dopo una serie di costosi esperimenti, gli scienziati
americani individuarono nell'uranio impoverito il metallo ideale, non solo
a causa delle sue particolari proprietà fisico-chimiche, ma anche
poichè economico e facilmente disponibile (N.B.
l'unica alternativa
all'uranio impoverito era il tungsteno, che era molto più raro e,
soprattutto, costosissimo !!). Dal momento che le spese per la conservazione
dell'uranio impoverito erano elevatissime (N.B.
si stima che all'epoca
ci fossero oltre 500.000 tonnellate di uranio impoverito stipate nei depositi
militari delle principali potenze !!), a partire dalla fine degli anni
'70 del XX secolo le principali potenze mondiali cominciarono a convertire
l'uranio impoverito in proiettili perforanti per armi di vario calibro.
STIMA TEORICA DELLE
RISERVE DI URANIO IMPOVERITO ATTUALMENTE NOTE
Paese
|
Riserve
|
Anno
|
Responsabile
|
USA
|
480.000
|
2002
|
DOE
|
Russia
|
460.000
|
1996
|
FAEA
|
Francia
|
190.000
|
2001
|
COGEMA
|
Regno Unito
|
30.000
|
2001
|
BNFL
|
Germania
|
16.000
|
1999
|
URENCO
|
Giappone
|
10.000
|
2001
|
JNFL
|
Cina
|
2.000
|
2000
|
CNNC
|
Corea del Sud
|
200
|
2002
|
KAERI
|
RSA
|
73
|
2001
|
NECSA
|
LEGENDA
- Paese = indica il Paese titolare delle riserve. In realtà
l'elenco completo conterrebbe USA, Russia, ex repubbliche sovietiche,
Francia, Regno Unito, Grecia, Turchia, Israele, Arabia Saudita, Baharain,
Egitto, Pakistan, Tailandia, Giappone, Cina, Corea del Sud, RSA, Iraq
e Taiwan. Si rammenti poi che le munizioni all'uranio impoverito vengono
prodotte da una ventina di Paesi, molti dei quali negano di svolgere
questa attività.
- Riserva = indica l'entità delle riserve in tonnellate
- Anno = indica l'anno a cui si riferisce la stima
- Responsabile = indica l'ente pubblico responsabile della
conservazione delle riserve
Numerose fonti bibliografiche affermano che il primo uso
noto in combattimento dell'uranio impoverito risale alla c.d. "
prima
guerra del Golfo" del 1990-1991 da parte delle FF.AA. americane
e britanniche. Tuttavia, svariati elementi fanno supporre che il primo
uso effettivo dell'uranio impoverito avvenne in realtà nella guerra
arabo-israeliana del 1973. C'è poi chi fa risalire l'impiego pratico
dell'uranio impoverito addirittura agli anni '60 del XX secolo. Viene
fatto notare da alcuni storci che , proprio negli anni '60 del XX secolo,
durante le operazioni di bonifica del
poligono di Stryker , nelle
isole Hawaii, vennero trovate tracce evidenti di uranio impoverito. Ciò
starebbe a significare che, per lo meno a livello sperimentale, l'uranio
impoverito era già in uso in quel periodo. Nonostante ciò,
per un lughissimo periodo l'esistenza dell'uranio impoverito è stata
negata dai governi delle principali potenze militari. Addirittura si discute
su "...
cosa sia realmente..." l'uranio impoverito!! Per esempio,
secondo alcune fonti va considerato impoverito "...
l'uranio che ha meno
dello 0,71% di Uranio 235...", mentre altre affermano che va considerato
tale "...
solo quello che ha meno dello 0,2% di Uranio 235...". In
linea di massima le fonti militari tendono a considerare impoverito solo
quell'uranio che ha le minori percentuali di Uranio 235. Ancora oggi si
tende a nascondere o negare l'esistenza o l'impiego di sistemi d'arma basati
su questo materiale, fondamentalmente
a causa della sua ELEVATA tossicità,
che in medicina è ben nota fin dagli anni '50 del XX secolo.
Sono ben note, infatti, le sue proprietà cancerogne, la sua capacità
di indurre aberrazioni cromosomiche, la sua teratogenicità e la
sua tossicità citogenetica.
§2 - brevi note sulla natura chimico-fisica
dell'uranio impoverito
L'uranio è un metallo di colore bianco-argenteo
estremamente malleabile, duttile e più morbido dell'acciaio.
Esso è altresì molto denso, radioattivo e leggemente paramagnetico.
In forma polverizzata è piroforico e reagisce con l'acqua. In
forma metallica può essere usato per una vasta quantità
di scopi. L'uranio in forma metallica viene solitamente derivato dal
tetrafluoruro di uranio, c.d. "sale verde", attraverso una reazione
con il magnesio. Allo stato naturale, l'uranio è composto
da Uranio-238 (99,2745%), Uranio-235 (0,72%) da modeste quantità
di Uranio-234 (0,0055%). Più precisamente, in una tonnellata di
uranio ci sono 320mCi di U-238 e 14mCi di U-235.
PRINCIPALI CARATTERISTICHE FISICHE DELL'URANIO
Caratteristiche
|
Valore
|
numero atomico
|
92
|
peso molecolare
|
236,03 g/mol
|
densità
|
19,07g/cm3
|
calore specifico
|
0,028 cal/ -g °C
|
punto di fusione
|
1132 °C
|
punto di ebollizione
|
3818°C
|
conduttanza termica
|
0,064 cal/s-cm2
|
durezza Brinell
|
187
|
stato cristallografico
|
ortorombico
|
Allo stato naturale l'uranio è presente in una vasta
varietà di ossidi, il più famoso dei quali è la
carnotite. L'obbiettivo pricipale è quello di sottoporre il
minerale grezzo ad una serie di lavorazioni per trasformarlo in diuraniato
di ammonio, normalmente chiamato "
sale giallo". Il minerale viene
purificato e trasformato prima in tetrafluoruro di uranio (UF4),
e poi in esafluoruro di uranio (UF6). Il tetrafluoruro di uranio, normalmente
detto "
sale verde" viene solitamente fatto reagire con del calcio
in forma granulare per poter ottenere uranio in stato metallico. Se impiegato
nelle centrali nucleari, l'esafluoruro di uranio viene conservato all'aria
aperta in cilindri di acciaio posti in appositi spazi. Solo negli USA si
stima che ne esistano 686.500 tonnellate (N.B.
dati riferiti al 2005).
La durata di questi cilindri è solitamente espressa in decenni, tuttavia
devono essere ispezionati a scadenze regolari per evidenziare eventuali
segni di corrosione, perdite e fratture. Si rammenta che l'esafluoruro di
uranio è tossico (per l'uomo e per l'ambiente) e chimicamente instabile,
e che ragisce con l'umidità generando fluoruro di uranile (Uo2F2)
e acido fluiridrico (HF), composti
noti per essere estremamente solubili
e tossici !! Tornando al ciclo di lavorazione dell'uranio, l'esafluoruro
di uranio è poi idrolizzato e trasformato in ossifluoruro di uranile,
per essere poi trattato con una soluzione di ammoniaca e trasformato in diuraniato
di ammonio. Quest'ultimo è polverizzato, sinterizzato ed incapsulato
in appositi contenitori per poter essere usato nei reattori nucleari. I principali
prodotti del
decadimento dell'U-238 sono i seguenti :
- torio 234
- protoattinio 234
- torio 230
- radio 226
- radon 222
- polonio 218
- piombo 214
- bismuto 214
- polonio 214
- polionio 210
I principali prodotti del
decadimento dell'U-235 sono i seguenti
:
- torio 231
- protoattinio 231
- attinio 227
- torio 227
- radio 223
- radon 219
- polonio 215
- piombo 211
- bismuto 211
- tallio 207
ATTENZIONE
!!
LA RADIOATTIVITA' NATURALE DELL'URANIO NON DEVE ESSERE CONFUSA
CON LA RADIOATTIVITA' NATURALE DEL TERRENO !!
ATTIVITA'
E TEMPO DI DIMEZZAMENTO DEI PRINCIPALI ISOTOPI
Isotopo
|
Percentuale
|
Tempo di dimezzamento
|
Attività
|
U-238
|
99,28%
|
4.510.000.000
|
12,4
|
U-235
|
0,72%
|
710.000.000
|
80
|
U-234
|
0,0057%
|
247.000
|
231000
|
LEGENDA
- Isotopo = indica il tipo di isotopo
- Percentuale = indica la percentuale in peso del singolo isotopo
- Tempo di dimezzamento = indica gli anni necessari per dimezzare
la propria massa in anni
- Attività specifica = indica il livello di radioattività
in Bq mg (-1)
ATTENZIONE
!!
ANCHE SE L'URANIO E' CONSIDERATO SCARSAMENTE RADIOATTIVO, CIO' NON SIGNIFICA
CHE IL CONTATTO PROLUNGATO NON SIA PERICOLOSO PER L'UOMO!!
ENERGIA EMESSA DAI SIGNOLI ISOTOPI
E MODALITA' DI TRASFORMAZIONE
Isotopo
|
Raggi alfa
|
Raggi beta
|
Raggi gamma
|
U-238
|
4,26
|
0,01
|
0,001
|
U-235
|
4,47
|
0,048
|
0,154
|
U-234
|
4,84
|
0,0013
|
0,002
|
LEGENDA
- Isotopo = indica il tipo di isotopo
- Raggi alfa = indica la quantità di raggi alfa emessi in
Mev Bq(-1)
- Raggi beta = indica la quantità di raggi beta emessi
in Mev Bq(-1)
- Raggi gamma = indica la quantità di raggi gamma
emessi in Mev Bq(-1)
L'uranio impoverito (
Depleted Uraniun, o più semplicemente
DU) è un metallo estremamente denso, con un peso circa
1,7 volte superiore a quello del piombo, derivante o dalla lavorazione
dell'uranio grezzo o come sottoprodotto della lavorazione dell'uranio
235 in seguito al ricondizionamento delle barre di combustibile in
uso nelle centrali termonucleari. Dal punto di vista chimico, esso
è composto da uranio 238 (per oltre il 99%), uranio 234,
uranio 235 ed uranio 236 (N.B.
tutti metalli con un livello varibile
di radioattività) e da modeste quantità di plutonio.
Le percentuali esatte dipendono essenzialmente dal tipo di minerale utilizzato
o dal tipo di materiale che è stato riciclato e ricondizionato.
§3 - uso civile dell'uranio impoverito
In ambito civile, l'uranio impoverito viene utilizzato,
o è stato utilizzato :
- come contrappeso in tutte quelle situazioni è necessario
avere grosse masse di piccole dimensioni (chiglie delle imbarcazioni,
rotori dei giroscopi, trivelle per il settore minerario o petrolifero,
etc.)
- come colorante nel settore delle vernici sintetiche (N.B.
fino al 1999 era usato, per esempio, dalla francese Cristallerie de Saint-Paul
come pigmento per la produzione di smalti)
- come colorante per la porcellana
- come colorante per le protesi dentarie
- come schermo per la protezione dai raggi-X
- come contrappeso negli aerei di linea o da trasporto (N.B. un
Boeing 747-100 può contenere da 400 a 1500Kg di uranio impoverito
per minimizzare le masse in certi punti e per aumentarle in altri, anche
se molte aziende produttrici di aerei sembra abbiano interrotto l'impiego
di questo materiale a partire dagli anni '80 del XX secolo)
§4 - uso bellico dell'uranio impoverito
Dal punto di vista dell'impego bellico, l'uranio impoverito
viene impiegato poichè ha i seguenti vantaggi :
1 - è estremamente DENSO e molto PESANTE. Più
precisamente, esso è 2,1 volte più pesante del nickel
o del cobalto, 2,4 volte più pesante del ferro e 4,2 volte più
pesante del titanio. Dal punto di vista della densità, l'uranio
impoverito ha una densità pari a 19, contro il valore di 19,25
del tungsteno o di 19,3 dell'oro, ma con il grosso vantaggio di essere
più facilmente disponibile e ad un prezzo molto più basso.
Con l'uranio impoverito è possibile attuare "...un aggiornamento
tecnologico del munizionamento esistente..." estremamente efficiente.
In pratica, sostituendo il nucleo (core) delle munizioni perforanti
in acciaio con uno realizzato in uranio impoverito, a parità
di peso la sezione sarà dimezzata a causa della superiore densità
dell'uranio.
2 - è estremamente DURO e, a parte alcuni metalli
rari come l'osmio, esso è il secondo metallo più
duro DOPO il tungsteno. Più precisamente esso è 2 volte
più duro del titanio e 3 volte più duro del ferro (N.B.
si rammenti che i test di durezza in questi casi vengono eseguiti
facendo sempre riferimento alla scala Vickers) . Inoltre, impiegando
l'uranio in lega con altri metalli, come ad esempio il tungsteno (N.B,
questo di solito viene fatto con i nuclei delle munizioni perforanti
anticarro), è possibile aumentare ancora di più il
livello di durezza. Le industrie specializzate, attraverso un attento
processo di forgiatura e di tempra, possono determinare in modo estremamente
preciso la durezza e la frammentazione dell'uranio impoverito.
3 - è PIROFORICO e brucia violentemente all'aria
ad oltre 2000°C se esposto a temperature dell'ordine dei 500°C,
cosa che avviene normalmente durante l'impego bellico quando il proiettile
colpisce il bersaglio e decelera bruscamente. Questa proprietà
consente di usare le munizioni all'uranio impoverito come se fossero munizioni
incendiarie per generare incendi contro riserve di munizioni o carburante,
hangar, bunker, riserve di armi chimiche e batteriologiche, etc.
4 - è molto più facile da lavorare rispetto
al tungsteno, che è molto più duro e difficile
da lavorare
5 - è estremamente economico e di facile reperibilità
rispetto al tungsteno che è molto più raro e costoso
Va infine segnalato che nell'ottica militare l'uranio
impoverito "...va preferito..." ad eventuali surrogati per la
realizzazione delle munizioni perforanti come le leghe in tungsteno-cobalto
o quelle in tungsteno-cobalto-nickel, le quali possiedono proprietà
carcinogenetiche eccezionalmente elevate. Studi di laboratorio effettuati
sui topi hanno evidenziato che il 100% degli animali contaminati con
queste leghe hanno generato un rabdomiosarcoma con esiti letali entro
poche settimane!!
segue - i principali sistemi d'arma basati sull'uranio
impoverito attualmente noti
Allo stato attuale sono noti i seguenti dispositivi o
sistemi d'arma basati sull'uranio impoverito :
segue - corazze
segue - nuclei perforanti per proiettili di piccolo calibro
e granate d'artiglieria
segue - nuclei perforanti c.d. "unitari" per bombe
e missili
segue - nuclei perforanti c.d. "accelerati" o "lanciati"
segue - cariche cave
segue - sistemi a testata multipla
Vediamoli maggiormente nel dettaglio .
segue - corazze
A causa della sua ESTREMA durezza, l'uranio impoverito
è usato dalla fine degli anni '80 del XX secolo come elemento
strutturale delle corazze di carri armati e di altri veicoli blindati.
Il primo impiego pratico di queste corazze si è avuto da parte
delle unità corazzate USA durante l'invasione del Kuwait e
del Irak nel 1990 - 1991. All'epoca, tutte le le riviste militari
internazionali evidenziarono che "...i carri armati irachei non
erano stati in grado di perforare le corazze dei carri armati americani..."
. Visti i risultati, l'impiego sotto questo punto di vista è
poi continuato. Ad esempio, tutti gli Abrams M1A1-HA e M1A2 costruiti
dopo il 1998 hanno riforzi nella parte frontale dello scafo e della
toretta in uranio impoverito, mentre è previsto un programma
di aggiornamento per le parti restanti della corazza.
segue - nuclei perforanti per proiettili di piccolo calibro
e granate d'artiglieria
Sono attualmente in circolazione nuclei per munizioni
perforanti (core / penetrator) destinati ai cannoni a tiro
rapido da 20, 25 e 30mm. Sono altresì disponibili anche nuclei
per i pezzi d'artiglieria in calibro 105 e 120mm. Dal punto di vista
morfologico, questi nuclei sono molto simili a delle frecce con un
calibro MINORE rispetto al calibro effettivo della munizione. Ad esempio,
la cartuccia calibro 30mm ha un nucleo perforante in uranio impoverito
con lo 0,75% di titanio da 16mm di diametro. Questo nucleo è trattenuto
da uno spaziatore (washer) di alluminio , che nel caso di specie
si frammenta al momento dell'impatto con il bersaglio. Altre munizioni
hanno uno spaziatore che si separa dal nucleo subito dopo che il proiettile
ha lasciato la volata dell'arma (N.B. questo è tipico del munizionamento
dei carri armati o dei pezzi di artiglieria). Ad ogni modo, al momento
dell'impatto, la decelerazione è talmente intensa che il nucleo
fonde la corazza e la penetra. Penetrando all'interno, il nucleo genera
incendi e può, a seconda dei casi, o perforare completamente il
bersaglio oppure frammentarsi in schegge più o meno minute. Ovviamente
chi si trova all'interno subirà ferite da schegge, ma può
anche subire ustioni o essere addirittura carbonizzato. Si rammenti che
il bersaglio diventa radioattivo dopo che è stato colpito, il
che rappresenta un grosso pericolo per chiunque si avvicini. Tra le munizioni
attualmente note per essere basate sull'uranio impoverito vanno segnalate
:
- munizioni calibro 20mm (sistema antimissile terra-aria
"Phalanx" CIWS M-61 "Vulcan")= è un sistema d'arma usato
dalla Marina Militare USA (e da quelle di alcuni altri Paesi) che impiega
munizioni basate sia sull'uranio impoverito, sia sul tungsteno (N.B.
si dice che la Marina abbia preferito sostituire le munizioni all'uranio
impoverito con qeulle al tungsteno per limitare il pericolo di incendio potenzialmente
derivante da proiettili fuori bersaglio), nonostante i costi elevatissimi.
Si ritiene che i rischi per la salute e per l'ambiente, in caso di maneggio,
siano bassi, ma questa affermazione è oggetto di discussione
- munizioni calibro 25mm (cannoni a tiro rapido M-242
"Bushmaster" / GAU-12 "Equalizer" ) = numerosi sistemi d'arma omolgati
NATO come il GAU-12/U (GE-525), il KBA B02B ed il cannone del veicolo
da combattimento Bradley o del LAV-AT (N.B. nella fattispecie si
tratta della cartuccia M-791 in conformazione APDS-T) impiegano
queste munizioni. L'areomobile modello AC-130 impiega proiettili all'uranio
impoverito (PGU-20) per esplicare la sua attività di supporto alle
truppe di terra (N.B. è stato impiegato diffusamente nei Balcani
ed in Afghanistan)
- munizioni calibro 30mm (GAU-8A "Avenger") = l'areomobile
modello A-10 impiega proiettili all'uranio impoverito (PGU-14/B)
per esplicare la sua attività di lotta anticarro, ognuno dei
quali contiene 0,3Kg di uranio impoverito in lega con lo 0,75% di titanio
(N.B. è stato impiegato diffusamente nel Golfo persico e nei
Balcani. La NATO ha ufficialmente dichiarato l'impiego di 30.000 colpi nei
soli Balcani, cui corrispondono circa 9 tonnellate di uranio impoverito disperse
sul terreno)
- munizioni calibro 120mm = il carro armato Abrams
impiega correntemente la munizione M-829A calibro 120mm in conformazione
APFSDS-T. Si tratta della sua munizione principale ed è stata
usata ampiamente nel Golfo persico. Essa pesa circa 18,5Kg ed ha un
nucleo perforante in uranio impoverito del peso di circa 6Kg. All'impatto
si generano tra 1 e 3Kg di ossido di uranio impoverito (N.B. ricerche
approfondite hanno mostrato che in seguito all'impatto una parte compresa
tra il 10 ed il 70% della massa originaria del nucleo di ossida). Una
munizione simile è usata dal carro armato inglese Challenger,
nonchè da molti altri veicoli russi, cinesi ed israeliani. Le FF.AA.
sovietiche avevano in dotazione proiettili all'uranio impoverito fin
dagli anni '70 del XX secolo per i carri T-62 (calibro 115mm). Succesivamente
le munizioni vennero adottate anche per i carri modello T-64, T-72,
T-80 e T90 (calibro 125mm)
La lega maggiormente utilizzata per realizzare i proiettili
all'uranio impoverito è nota come Staballoy. Ne esistono
due varianti, una con lo 0,75% di titanio e l'altra con ben il 3,5%
di titanio. Attualmente le FF.AA. USA (l'esercito, nello specifico)
usano una lega di uranio impoverito con circa il 3,5% di titanio. Altre
FFAA usano leghe con percentuali più o meno simili. Il contenuto
di uranio impoverito varia a seconda del calibro del proiettile. Ad
esempio, è di 180g in un proiettile calibro 20mm, 200g in uno
calibro 25mm, 280g in uno calibro 30mm, 3,5Kg in uno calibro 105mm, fino
ad arrivare ai 4,5Kg tipici di un proiettile da 120mm
segue - nuclei perforanti c.d. "unitari" per bombe e missili
Sul finire degli anni '80 del XX secolo, è stata
svilupata una tecnologia il cui scopo era quello di distruggere i
bersagli fortmente protetti, come ad esempio i bunker o i centri di
comando e controllo coperti, per esempio, da 30m di terra o da 10m di
cemento armato (hard / deeply buried target) SENZA ricorere
alle armi nucleari. Questa tecnologia ha generato inizialmente la bomba
a guida laser modello GBU-28, più nota con il nome di "bunker
buster" (lett. distruttrice di bunker). Questa bomba è
stata poi "aggiornata" nella bomba modello BLU-113, che
molte fonti bibliografiche ritengono derivare dalla GBU-28 e dalla testata
di tipo G in uso sui missili "Maverick" . Sul finire degli anni
'90 del XX secolo venne ufficialmente introdotto il concetto di "penetratore
unitario", per opera, si ritiene, dell'areonuatica militare USA,
la quale era alla ricerca di un ordigno capace di distruggere bersagli
di elevato valore strategico posti ad alta profondità, ma anche
dotato di proprietà incendiarie per minimizzare gli effetti di
eventuali agenti chimici e/o batteriologici presenti dentro al bersaglio
(N.B. si trattava del c.d. programma Hard or Deeply Buried Target
Capability). Dal punto di vista strutturale, questo ordigno prevedeva
una struttura esterna di forma allungata realizzata in acciaio al nickel-cobalto
(N.B. è una lega nota come "Air Force 1410") all'interno
del quale si trovava la testata. La denominazione ufficiale del nuovo ordigno
era BLU-116, ma esso è più noto come GBU-24 C/B
o GBU-24D/B a seconda che venga usata dall'Aviazione o dalla
Marina Militare. I penetratori unitari possono essere impiegti sulle bombe
modello GBU-24, GBU-27 e GBU-27 / AGM-130. Si
ramenti che i penetratori unitari adottano spolette speciali di tipo ritardato
(hard target smart fuses), per evitare una detonazione prematura
in caso di penetrazione all'interno di spazi vuoti o di parti non rilevanti
del bersaglio. Attualmente sono note testate di peso variabile tra 250
e 440 libbre (110 - 1980Kg), per ognuna della quali il penetratore in uranio
impoverito costituisce il 50 - 70% del peso complesivo.
segue - nuclei perforanti c.d. "accelerati" o "lanciati"
Il nucleo perforante c.d. "lanciato" è
un nucleo (in uranio impoverito) unito ad un motore a razzo o ad
una carica esplosiva il cui scopo è quello di aumentare la
velocità di impatto, e quindi l'energia cinetica scaricata
sul bersaglio. L'esempio più famoso è costituito dalla
bomba modello BLU-107.
segue - cariche cave
La carica cava (shaped charge) è un ordigno
progettato per focalizzare il fronte d'urto dell'esplosione in una
direzione specifica, in modo da massimizzare l'effetto distruttivo
sul bersaglio. Si tratta di una tecnologia risalente alla prima guerra
mondiale, che è stata "...debitamente aggiornata..." con
l'impego dell'uranio impoverito. Solitamente si impiega un cono o una
semisfera di metallo all'interno del quale è posto dell'esplosivo
ad alto potenziale. Il tutto viene poi inserito in un contenitore metallico
realizzato in acciaio o in alluminio. Al momento della detonazione, si
genera un fronte d'onda che può viaggiare anche a 10Km al secondo,
generando un effetto distruttivo enorme sul bersaglio. L'idea nuova, che
si è avuta negli anni '90 del XX secolo, è stata quella di
realizzare le cariche cave con l'uranio impoverito. Più precisamente
l'uranio impoverito sostituiva l'involucro esterno, mentre l'elemento interno
poteva essere realizzato con rame, molibdeno o con lo stesso uranio impoverito.
La quantità di uranio impoverito utilizzato per la costruzione
varia, a seconda dei casi, da pochi Kg fino a circa 250Kg. Ordigni di
questo genere sono, tra gli altri, la bomba modello BLU-96/B e
le bombe a grappolo modello CBU-87/B
segue - sistemi a testata multipla
I sistemi a testata multipla (multiple warhead system)
sono dei sistemi d'arma che coniugano le cariche cave ed i penetratori
unitari (V. voce a se). L'idea è quella di posizionare una
o due cariche cave nella parte anteriore dell'ordigno, in modo da distruggere
la protezione esterna del bersaglio, per fare in modo che il detonatore
unitario lo penetri adeguatamente ed esploda all'interno, generando
così il massimo danno possibile. Si tratta di un sistema d'arma
sviluppato essenzialmente per ordigni da 1000 fino a 2000 libbre (450
- 900Kg), quali AGM-86/D, AGM-154/C ed il c.d "Storm
Shadow" (N.B. mentre il governo USA ha ammesso il possesso
e l'impiego di simili armi, altri Paesi, per esempio l'Inghilterra, lo
hanno sempre negato).
§5 - proprietà tossicologiche
I rischi principali legati all'impiego dell'uranio
impoverito sono i seguenti :
1 - pericolo di incendio = l'uranio impoverito
è PIROFORICO e può generare facilmente incendi
2 - pericolo di intossicazione = l'uranio impoverito
è estremamente TOSSICO, con una tossicità affine a
quella dell'arsenico e dei suoi ossidi. Esso è in grado di
aggedire violentemente i reni ed il sistema urinario. Anche se questo
non è evidente in caso di breve esposizione, l'intossicazione
diventa evidente in seguito ad esposizione prolungata in ambienti con
forte tasso di inquinamento da polveri di uranio impoverito. Le polveri
entrano nel corpo attraverso il naso e la bocca e si depositano all'interno.
3 - pericolo di contaminazione radioattiva = l'uranio
impoverito è RADIOATTIVO ed emette raggi alfa, tracce di
raggi beta e modeste quantità di raggi gamma. Secondo i convenzionali
protocolli delle FF.AA. l'uranio impoverito "...non è
pericoloso se maneggiato nella sua forma metallica..." con l'ausilio
dei guanti e di adeguate protezioni. In realtà il problema
emerge in tutta la sua gravità DOPO che l'uranio è stato
usato. Con l'impatto sul bersaglio, il proiettile decelera violetemente
e si ossida. L'ossido di uranio impoverito è costituito da particelle
finissime (N.B. la dimensione tipica è di circa 1,5 micron)
che in parte si adagiano sulle cose, ma che in gran parte rimangono
in sospensione nell'ambiente sottoforma di nebbia (N.B. in realtà
gli ossidi sono di due tipi, solubili ed insolubili, ma sono entrambi
molto pericolosi). Questa sorta di "nebbia tossica" può
essere ingerita od inlata, ed entrare così nel corpo di chi si
trova in luoghi contaminati dall'uranio impoverito o anche in prossimità
di essi (N.B. in medicina è documentato che rilevanti livelli
di contaminazione sono riscontrabili fino a 35 - 40Km di distanza
!!). Una volta entrato nel corpo, l'uranio impoverito aggredisce con
inaudita violenza il sistema linfatico, quello circolatorio, il sistema
scheletrico e quello riproduttivo. La gravità di questa contaminazione
deriva dal fatto che le polveri inalate e non espulse si depositano ed
irradiano in maniera permanente TUTTI i tessuti adiacenti.
In estrema sintesi, si può dire che gli effetti
tossicologici dell'uranio impoverito derivano dal livello di esposizione,
e cioè da :
- quantità di uranio impoverito che è entrata
nel corpo
- frequenza del contatto
- durata dell'esposizione
Numerose ricerche svolte a partire dai primi anni '90
del XX secolo, hanno evidenziato che gli effetti di esposizioni
brevi su soggetti in perfetto stato di salute tendono a non lasciare
effetti permanenti. Tuttavia, se vengono usate armi di grosso calibro
con munizioni perforanti dotate di nuclei molto pesanti, tutte le
persone che si trovano dove vengono impiegate questi sistemi d'arma
vanno incontro ad intossicazioni in forma acuta. Ricerche apporofondite
effettuate dallo stesso ministero delle difesa USA (Istituto di Ricerche
Bioradiologiche delle FF.AA.) hanno evidenziato che una parte compresa
tra il 10 ed il 70% della massa originaria del nucleo si ossida in seguito
all'impatto con il bersaglio. A titolo di esempio, si rifletta sul fatto
che con armi di calibro compreso tra 30 e 120mm, i nuclei perforanti dei
proiettili hanno peso limitato (N.B. più o meno da 275
a 4500grammi) ed è quindi limitato il quantitativo di ossido
di uranio che può formarsi in seguito all'uso. Tuttavia, con munizioni
di calibro superiore, il livello di intossicazione sarà enormemente
amplificato, coinvolgendo molte più persone e con effetti molto
più gravi
LIMITI DI ESPOSIZIONE MASSIMA ALL'URANIO
E AD ALCUNI METALLI PESANTI
Metallo
|
Limite massimo (mg/m3)
|
piombo
|
0,05
|
cobalto
|
0,1
|
uranio (solubile)
|
0,05
|
uranio (insolubile)
|
0,25
|
nickel (solubile / insolubile)
|
1
|
tungsteno (solubile)
|
1
|
tungsteno (insolubile)
|
5
|
berillio
|
0,002
|
Quando un proiettile all'uranio impoverito colpisce
il bersaglio, si ossida generando una gamma di ossidi che comprendono,
tra gli altri, biossido di uranio (UO2), triossido di uranio (UO3) e ottaossido
di (tri)uranio (U3O8). Questi tre ossidi sono essenzialmente insolubili
e tendono a dissolversi molto lentamente dopo essere entrati nell'organismo.
Per esempio, UO3si dissolve in settimane, mentre UO2 e U3O8 si dissolvono
in anni (N.B. alcune fonti bibliografiche affermano che l'uranio entrato
nei polmoni può rimanere all'interno del corpo fino a oltre 15
anni). Anche se solitamente molte fonti bibliografiche affermano
che la quasi totalità dell'uranio impoverito entrato nel corpo viene
espulso molto rapidamente (N.B. sembrerebbe che solo lo 0,2% dell'uranio
insolubile ingerito entra definitivamente nel sangue, mentre solo una percentuale
compresa tra il 2 ed il 5% di quello solubile entra nel sangue), non
va dimenticato che una volta entrato nel sangue l'uranio può comunque
attaccare i tessuti e gli organi in cui si deposita. Gran parte dell'uranio
impoverito assorbito si deposita nelle ossa (66% circa), mentre il quantitativo
restante di deposita nel fegato (16% circa) e nei reni (8% circa). La percentuale
residua si deposita negli altri tessuti. Una volta entrato nel sangue, l'uranio
può reagire con le molecole ivi presenti trasformadosi in ioni di
uranile, che sono ben noti per i loro effetti tossici.
§6 - principali studi epidemiologici di rilevanza modiale
A partire dal 1991, sono stati realizzati un gran numero
di studi epidemiologici sull'uranio impoverito per valutarne a fondo
la pericolosità. Purtroppo questi studi non sono sempre stati fatti
da persone compententi e spesso hanno portato a risultati del tutto incongruenti.
In altri casi, questi studi sono stati fatti da persone competenti ma i
loro risultati sono stati manipolati ad arte dai politici di mezzo mondo
per perseguire i loro fini. Ancora oggi c'è moltissima confusione
su quella che è la REALE pericolosità dell'uranio impoverito
. Qui di seguito si darà brevemente conto del contenuto di alcuni
di questi studi .
segue - studio dell'Univerità di Bassora (1999-2001)
Uno studio che merita attenzione è sicuramente quello effettuato
dall'Università di Bassora dopo la c.d. "prima guerra del
Golfo". Questo studio, riferito al periodo 1990-2001, ha messo in
evidenza un aumento del 426% dei tumori maligni in generale, del 366%
delle leucemie e del 600% delle malformazioni fetali . Lo studio è
stato criticato da chi sostiene che la causa di tutto questo vada ricercata
non nell'intosicazione da uranio impoverito, bensì nelle
pessime condizioni igieniche, nell'inquinamento dovuto agli incendi dei
pozzi di petrolio e nella denutrizione. Altri affermano invece che la
causa vada ravvista nell'embargo decretato dall'ONU, che impoverì
ancora di più la già martoriata popolazione irachena. In
realtà si tratta di elementi che, pur sommati tra di loro, difficilmente
riescono a giustificare un aumento così elevato di patologie così
gravi. A margine di ciò, si tenga poi presente che anche le FF.AA.
di quei Paesi che hanno usato e che hanno in dotazione armi all'uranio
impoverito, stanno lavorando da tempo su cose come :
- sostituzione dell'uranio impoverito con altri materiali
- produzione di medicinali in grado di inibire i processi biochimici
che generano le forme tumorali tipiche della contaminazione da uranio
impoverito
- individuazione preventiva della contaminazione da uranio impoverito
su persone e cose
- definizione di procedure mediche standard per il trattamento
di soggetti contaminati dall'uranio impoverito
Per ulteriori informazioni, si veda all'indirizzo web www.irak.be/ned/archief/Depleted
segue - studio dell'O.N.U.
Dopo la prima guerra del Golfo, l'ONU ha commissionato una serie
di studi per valutare la reale pericolosità dell'uranio impoverito.
In generale la conclusione è stata che non ci sono dati a sufficienza
per provare la tossicità dell'uranio impoverito, ma che la possibilità
non può essere esclusa a priori, per cui come regola precauzionale
si dovrebbe sospendere l'impiego di simili armi in attesa di dati ulteriori
(N.B. alcuni Paesi hanno rifiutato la moratoria sull'uso di armi all'uranio
impoverito proposta dall'ONU). Risultati analoghi sono ravvisabili
negli studi compiuti nel corso del tempo dall'Organizzazione Mondiale della
Sanità (W.H.O.) o dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica.
In particolare, queste due organizzazioni hanno affermato che "...l'intossicazione
da uranio impoverito è affine a quella da piombo o da altri metalli
pesanti..." e che "...i livelli di radioattività cui siamo sottoposti
ogni giorno sono affini a quelli cui saremmo sottoposti in caso di contatto
con residui di uranio impoverito...". In generale, l'Organizzazione Mondiale
della Sanità (W.H.O.) e dall'Agenzia Internazionale per l'Energia
Atomica negano che l'uranio impoverito sia tossico o pericoloso. Per ulteriori
informazioni si veda i seguenti indirizzi web :
- www.pubmedcentral.nih.gov/articlerender.fgci?artid01242351
- www.nuclearpolicy.org/files/nuclear/fasy_jun_14_03.pdf
- www.cpt.org/iraq/documents/DU%20Review.pdf
- www.who.int/ionizing_radiation/env/du/en/index-html
- www.who.int/ionizing_radiation/pub_meet/en/Depluraninum4.pdf
- www.unhchr.ch/Huridocda/Huridoca.nsf/(Symbol)/E.CN.4Sub.2.200.38.En?Opendocument
- www.euro.who.int/document/e71919.pdf
segue - studio dell'Istituto di Ricerche Radiobiologiche delle
FF.AA. USA
Dopo una lunghissima serie di studi che risalgono alla "prima
guerra del Golfo", l'Istituto di Ricerche Radiobiologiche delle FF.AA.
USA ha affermato ormai da tempo che "...l'uranio impoverito è
tossico..." e che "...l'esposizione a basse dosi di uranio impoverito
può determinare fenomeni carcinogenetici in soggetti che
hanno subito ferite o che ne hanno inalato le polveri...". In particolare
è stata messa in evidenza una correlazione tra diminuzione dell'attività
neuronale nella zona dell'ippocampo ed intossicazione cronica da uranio
impoverito. Questa condizione è tipica di chi ha alte concentrazioni
di uranio impoverio dentro al corpo. Un'altra cosa che è stata
evidenziata e la maggior incidenza di leucemie e di cancro in caso di
concentrazioni anche non elevate derivanti da semplice inalazione o da
ferite penetranti. Per ulteriori informazioni si vedano i seguenti indirizzi
web :
- www.defence.gov.au/DPE/DHS/infocentre/publications/journals/NoIDs/adfhealth_sept02/ADFHealth_3_2_50-57.pdf
- www.afrri.usuhs.mil/www/outreach/pdf/miller_NATO_2005.pdf
- www.afrri.usuhs.mil/www/outreach/pdf/livengood.pdf
- www.affri.usuhs.mil/www/outreach/pdf/mcclain_NATO_2005.pdf
- www.affri.usuhs.mil/www/outreach/PDF/kalinich_NATO_2005.pdf
segue - studi scientifici internazionali
I risultati di altri studi sull'uranio impoverito possono essere
consultati presso i seguenti indirizzi web :
- www. ehjournal.net/content/4/1/17
- http://dx.doi.org/10.1016/S0890-6238(01)00181-2
- http://dx.doi.org/10.1016/j.tox.2005.05.002
- www.royalsoc.ac.uk/landing.asp?id=1243
- www.sandia.gov/news-releases/2005/def-nonprolif-sec/snl-dusand.pdf
- www.ead.anl.gov/pub/doc/Depleted-Uranium.pdf
- www.ead.anl.gov/pub/doc/Uranium.pdf
- www.gulflink.osd.mil/faq
- www.atsdr.dcd.gov/toxprofiles/tp150.html
- www.janes.com/defence/news/jvbw060426_1_n.shtml
- www.bren.ucsb.edu/academics/courses/595E/Session%207/BleisePropertiesUse&-DU.pdf
- www.nato.int/du/docu/d000500e.htm
Vanno poi menzionati gli studi pubblicati su riviste scientifiche
di rilievo internazionale, come ad esempio i seguenti (N.B. l'elenco
non è per nulla esaustivo) :
- Baverstock, K., Science, politics and ethics in
the low dose debate. Medicine, Conflict and Survival, 2005, Vol. 21. pp.
88 - 100.
- Belyakov et al., Direct evidence for a bystander effect of ionizing
radiation in primary human fibroblasts, British journal of cancer, 2001,
Vol. 84, Suppl. 5, pp. 674 - 679
- Bleise / Danesi / Burkart, Properties, use and health effects of depleted
uranium (DU): a general overview, Journal of Environmental Radioact,
2003, Vol.64, Suppl. 2-3, pp. 93-112.
- Domingo, Reproductive and developmental toxicity of natural and depleted
uranium : a review, Reproductive toxicology, 2001, Vol. 15, pp.603
- 609
- Hindin et al., Teratogenicity of depleted uranium areosols
: a review from an epidemiological perspective, Environmental health,
2005, Vol. 4, pp. 17
- McDiarmid et al., Health effects of depleted uranium
on exposed Gulf War veterans: a 10-year follow-up, Journal of Toxicology
Environ. Health, 2004, Vol. 67, Suppl. 4, pp. 277 - 296
- Miller et al., Urinary and serum mutagenicity studies with rats implanted
with depleted uranium or tantalum pellets, Mutagenesis, 1998, Vol. 13
Suppl. 6, pp. 643 - 648.
- Miller et al., Transformation of human osteoblast cells to the tumorigenic
phenotype by depleted uranium-uranyl chloride, Environ. Health Perspect.,
1998, Vol. 106 Suppl. 8, pp. 465 - 471
- Miller, Observation of radiation-specific damage in human cells
exposed to depleted uranium: dicentric frequency and neoplastic transformation
as endpoints. Radiat Prot Dosimetry, 2002. Vol. 99 Suppl. 1-4, pp. 275
- 278
- Miller, Depleted uranium-catalyzed oxidative DNA damage: absence
of significant alpha particle decay, Journal Inorg Biochem, 2002, Vol.
91, Suppl. 1, pp. 246 - 252
- Miller, Potential late health effects of depleted uranium and tungsten
used in armor-piercing munitions: comparison of neoplastic transformation
and genotoxicity with the known carcinogen nickel, Military medicine,
2002, Vol. 167, Suppl. 2, pp. 120 - 122
- Miller et al., Effect of the militarily-relevant heavy metals, depleted
uranium and heavy metal tungsten-alloy on gene expression in human liver
carcinoma cells (HepG2), Mol Cell Biochem, 2004, Vol. 255, Suppl. 1-2,
pp. 247 - 256.
- Miller et al., Genomic instability in human osteoblast cells after
exposure to depleted uranium: delayed lethality and micronuclei formation,.
Journal of Environ Radioact, 2003, Vol. 64, Suppl. 2-3, pp. 247 - 259.
- Monleau et al., Bioaccumulation and behavioural effects of depleted
uranium in rats exposed to repeated inhalations, Neuroscience letters,
2005, Vol 390, pp. 31 - 36
- Mothersill / Seymour, Radiation-induced bystander effects: past history
and future directions, Radiat Res, 2001, Vol.155, Suppl. 6, pp. 759
- 767.
- Lestavel et al., The brain is a target organ after acute exposure
to depleted uranium, Toxicology, 2005, Vol. 212, pp. 219 - 226
- Valentin / Fry, What ICRP advice applies to DU? , Journal
of Environ Radioact, 2003, Vol. 64, Suppl.2-3, pp. 89 - 92.
§7 - condotta in caso di intossicazione
In caso di contaminazione da uranio impoverito, vera o presunta, è
necessario :
- effettuare una visita medica generale
- valutare i livelli di urea e creatinina nel sangue
- effettuare un ciclo di analisi delle urine per valutare i livelli
di proteine, albumina e glucosio
- effettuare un'analisi COMPLETA del sangue
- effettuare delle radiografie del torace se si presume un accumulo
significativo di uranio nei polmoni
Dal momento che i reni sono l'organo più colpito (N.B.
il motivo è che tutto quello che entra nel corpo tramite i polmoni
o l'intestino entra poi nel sangue, e da lì viene filtrato dei reni),
è importante valutare attentamente la funzione renale. In particolare,
possono determinarsi delle tubulopatie che sono evidenziate dalla presenza
di proteine a basso peso molecolare nelle urine. Fra queste proteine da
osservare con cura, la più importante è certamente la beta-due-microglobulina.
Se queste proteine vengono evidenziate, è necessario effettuare
un test specifico per l'individuazione dell'uranio per avere la certezza
dell'intossicazione. Si tratta di test particolari che prevedono l'impiego
di spettrometri di massa per la ricerca di radiazioni alfa. In ogni caso
è sempre necessario sentire il parere di un nefrologo competente,
perchè i problemi renali potrebbero essere dovuti ad altri fattori.
Se l'intossicazione viene dimostrata, dal momento che non c'è un
tratamento specifico per l'intossicazione da uanio impoverito, sarà
necessario agire come se si trattasse di una convenzionale intossicazione
da metalli pesanti . Il trattamento è correlato ai sintomi
osservati. Se si ravvisa una tubulopatia sarà necessario :
- somministrare bicarbonato di sodio per alcalinizzare le urine, legare
l'uranio presente nel sangue e facilitare l'espulsione tramite le
urine evitando il riassobimento tramite i tubuli renali
- effettuare la terapia dei chelati
- monitorare la funzione renale
- monitorare la funzione epatica